ATTO TERZO: LUIGI DI BELLA

E’ storia contemporanea, gli ultimi tre anni prima della fine del millennio. Il fenomeno Di Bella è per certi versi paragonabile a quello di Vieri e Bonifacio, per altri è stato unico. E’ stato spettacolare. E’ il mito dell’uomo che guarisce il cancro e che ciclicamente risorge dalle sue ceneri e ripropone un modello classico dove i protagonisti sono sempre gli stessi. Da una parte la folla, la massa dei disperati. Malati e familiari disposti ad aggrapparsi a qualunque speranza. Folle di persone che bussano, che aspettano, che fanno ore di fila per essere visitati (come se una malattia così complessa come il cancro possa essere risolta nella magia di un unico incontro),che scrivono, che telefonano e oggi che anche faxano, inviano e-mail ecc. Dall’altra operatori sanitari che riconoscono onestamente i propri limiti terapeutici. In mezzo "l’uomo del miracolo". A dir la verità nella storia del dott. Di Bella, a differenza di quella di Vieri e Bonifacio dove il coinvolgimento della magistratura è stato pressoché inesistente, anche la pretura del dott. Madaro, è stata meta di pellegrinaggi e di prove di devozione.

Il fenomeno Di Bella è stato però anche "unico". Lo scenario, il palcoscenico dove viene rappresentata "l’opera" è sicuramente differente. Il potere dei network televisivi è immenso, la magistratura con tangentopoli è diventata l’ultimo baluardo della moralità, i mass media hanno sempre più la necessità di fare audience e di vendere i giornali. Ci sono altri soggetti in campo, altri poteri, altri valori che fanno respirare in Italia un’aria del tutto particolare.

Gli italiani divorziano sempre di più anzi, non si sposano neanche, si afferma totalmente la globalizzazione, la televisione è in tutte le case e in molti appartamenti in quasi tutte le stanze. Internet è un immenso negozio dove si può trafficare in tutto dai corpi dei bambini alle manifestazioni estreme di fede e spiritualità. Gianni Morandi è sempre sulla cresta dell’onda e "inchioda" davanti alla TV 12 milioni di italiani che cantano insieme a lui "Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte", quelli stessi che poi fanno zapping, si spostano su un altro canale per seguire gli sviluppi del sexigate. In questa nostra epoca il latte, la mamma, l’incontro furtivo e innocente non sono più sufficienti a soddisfare i bisogni e le fantasie degli italiani. Le labbra, la bocca, le forme prosperose di una ragazzotta americana sono certamente più adeguate ai tempi. Mai bocca di femmina fu più fatale. La vincitrice di un festival di San Remo confessa che i suoi idoli sono due donne. Una veste un sari sempre uguale, che costa qualche rupia e che cura i lebbrosi in India (Teresa di Calcutta) e l’altra veste abiti provocanti e succinti che costano centinaia di dollari e che canta canzonette (Mariah Carey). Un onorevole propone di nominare senatore a vita un tal Mirigliani Enzo di anni 82 per aver contribuito all’evoluzione del costume degli italiani. Questo grande contributo alla cultura e alla modificazione dei costumi e il fatto di essere, da alcuni anni, il patrocinatore del concorso "Miss Italia". Intanto l’Italia entra nell’Euro, si prepara alla guerra in Kosovo e per la prima volta in 50 anni gli ex comunisti vanno al governo.

Forse è una visione un po’ pessimista ma si ha l’impressione di essere circondati dal vuoto vestito in pantaloni, camicia e/o gonna e maglietta. Nonostante ciò il dolore, la sofferenza e la morte esistono sempre e inevitabilmente tutto ciò si riflette sulla psicologia degli essere umani aumentando le loro insicurezze, incertezze e contraddizioni.

Con Luigi Di Bella si può parlare veramente di fenomeno. A differenza di Vieri e Bonifacio la sua vicenda non è relegata nelle pagine interne ma occupa per mesi e mesi le prime pagine dei quotidiani. Molti programmi televisivi se lo contendono. Ha sconvolto gli equilibri politici, impegnato il fior fiore dell’oncologia nazionale. Ha fatto spendere decine di miliardi per la sperimentazione dei suoi farmaci e per un paese che non riesce mai a far quadrare i suoi conti pubblici non è niente male.

Bertold Brecht diceva "beati quei popoli che non hanno bisogno di eroi". Certamente il grande scrittore tedesco non avrebbe mai pensato quanto invece gli italiani hanno un profondo bisogno di eroi. E’ proprio su questa costruzione di figura "eroica" del prof. Di Bella che vale la pena soffermarsi un po’.

Luigi Di Bella ha 85 anni quando la sua storia diventa un caso nazionale. Balza agli onori della cronaca quando un giudice, pretore a Maglie, con un’ordinanza inconsueta ordina a una ASL di fornire gratuitamente i farmaci necessari per curare un paziente affetto da una malattia oncologica. Fino ad allora, come per Vieri e Bonifacio, dispensava una terapia alternativa a quella comunemente distribuita negli ospedali oncologici di tutto il mondo, ma il tutto avveniva in modo non eclatante.

Chi conosce l’oncologia sa che questi eventi hanno accompagnato da sempre la storia dell’oncologia nazionale e internazionale. Con Di Bella accade tuttavia qualche cosa di particolare. Anche Vieri e Bonifacio vengono descritti come eroi, ma oggi i mezzi a disposizione sono diversi, è differente soprattutto la tecnologia messa in campo che ha amplificato a dismisura le caratteristiche, le modalità di essere, le parole di un uomo che ha in sé tutti gli elementi per raffigurare quella dimensione eroica che ogni essere umano cerca e vuole realizzare. E’ come se "questo vecchio nonnetto" (così è stato definito in alcuni articoli) abbia rappresentato quel bisogno genuino di credere in qualche cosa, di andare alla ricerca di quel mitico Graal che si chiama anima e che la maggior parte degli esseri umani non sa più ormai che cosa sia. Di riscoprire nell’egoismo e nell’aridità morale e spirituale di oggi il senso di essere buoni, generosi e altruisti.

Il fenomeno Di Bella è un fenomeno estremamente complesso e non a caso abbiamo organizzato questi incontri multidisciplinari coinvolgendo più competenze. Vorrei solo soffermarmi su un aspetto considerandolo né il principale né l’unico. E’ solo una dimensione prettamente psicologica. Il prof. Di Bella può essere visto come specchio, come proiezione, come rappresentazione di molti aspetti del rapporto malato-guaritore che la medicina dell’oggi, quella rappresentata dalla medicina basata sull’evidenza, dalle analisi statistiche e dalla oggettività in parte trascura o non considera importanti e nello stesso tempo alcuni aspetti della figura del prof. Bi Bella come espressione di archetipi molto profondi che regolano il Viaggio di ognuno di noi verso l’individuazione, l’autorealizzazione, che permettono il pieno fiorire del sé, l’apertura all’esperienza dell’unità con il mondo naturale e spirituale.

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