CODICE DEONTOLOGICO DEL VOLONTARIO
Il volontariato ha subito una profonda trasformazione nel corso dell’ultimo ventennio. È diventato, e tutti lo sanno ormai, il cosiddetto "terzo settore", il settore del "no-profit", in breve una forza strutturata, legittimata dalle Istituzioni, che opera senza fini di lucro, caratterizzata dalla forte motivazione e anche dall’organizzazione.
Il ruolo del volontario si è andato via via sempre più delineando come un ruolo che integra senza sostituirlo quello di altri professionisti, gli spazi di attività del volontario si sono sempre più allargati e diversificati, la collaborazione con altri volontari od operatori è diventata una costante della sua opera. Poiché tuttavia il ruolo del volontario, per la sua stessa natura prevede autonomia e discrezionalità, è sempre più sentita l’esigenza per le Associazioni di poter far riferimento ad alcune norme che definiscano un’etica del volontario. Questa esigenza e la raccomandazione di elaborare un codice deontologico del volontario sono state anche espresse chiaramente a livello europeo in occasione del IV Congresso Europeo di Cure Palliative svoltosi a Barcellona.
Abbiamo quindi programmato di realizzare
una Consensus Conference sull’adozione di un Codice Deontologico del Volontario.
All’interno del 7° Corso di Management Associativo svoltosi a Milano
dal 15 al 17 Gennaio scorso, a cui hanno partecipato 38 rappresentanti
di Associazioni di Volontariato in malattie cronico-degenerative, è
stato sottoposto al loro giudizio un codice elaborato dall’Associazione
Nazionale Italiana Lottai AIDS "ALA", già rielaborato in alcune
parti dalla Lega contro i Tumori. Dopo ampio dibattito e modifiche apportate
al testo iniziale, è stato approvato il documento che siamo lieti
di presentare ai nostri lettori, ringraziando vivamente e pubblicamente
l’Associazione "ALA" e le Associazioni che hanno collaborato con tanto
entusiasmo alla sua stesura definitiva. Viene presentato anche per essere
ogetto di discussione da parte di altre Associazioni di Volontariato italiane
ed estere, verificandone l’applicabilità nei diversi contesti. Fin
dalla sua stesura iniziale si è cercato di non dargli un’impronta
troppo "sanitaria" in quanto siamo del parere che il volontariato, qualunque
sia l’area dove interviene, abbia sempre come scopo e obiettivo finale
il benessere dell’uomo e l’armonia dell’ambiente che lo circonda.
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Art.2. Rispetta le persone con cui entra in contatto senza distinzioni di età, sesso, razza, religione, nazionalità, ideologia o censo. Art.3. Opera liberamente e dà continuità agli impegni assunti ed ai compiti intrapresi. Art.4. Interviene dov’è più utile e quando è necessario, facendo quello che serve e non tanto quello che lo gratifica. Art.5. Agisce senza fini di lucro anche indiretto e non accetta regali o favori, se non di modico valore. Art.6. Collabora con gli altri volontari e partecipa attivamente alla vita della sua Organizzazione. Prende parte alle riunioni per verificare le motivazioni del suo agire, nello spirito di un indispensabile lavoro di gruppo. Art.7. Si prepara con impegno, riconoscendo la necessità della formazione permanente che viene svolta all’interno della propria Organizzazione. Art.8. È vincolato all’osservanza del segreto professionale su tutto ciò che gli è confidato o di cui viene a conoscenza nell’espletamento della sua attività. Art.9. Rispetta le leggi dello Stato, nonché lo statuto ed il regolamento della sua Organizzazione e si impegna per sensibilizzare altre persone ai valori del volontariato. Art.10.
Svolge la propria attività permettendo a tutti di poterlo identificare.
Non si presenta in modo anonimo, ma offre la garanzia che alle sue spalle
c’è un’Organizzazione riconosciuta dalle leggi dello Stato.
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