| Keiron,
la nuova rivista quadrimestrale di Farmindustria, si propone come spazio
aperto alla riflessione, all’approfondimento e al dibattito sui grandi
nodi del futuro del welfare sanitario.
Keiron nasce da un progetto editoriale che attraverso una attenta pianificazione degli interventi e degli approfondimenti può offrire un contributo significativo alla massimizzazione del bene-salute e del bene-farmaco. Proprio la capacità della rivista di intervenire a "tutto campo" con un qualificato taglio scientifico e culturale è volta a far coprire a Keiron un vuoto editoriale nella prolifica pubblicistica sanitaria. |
Keiron punta a stimolare una maggiore "originalità" del pensiero e idee nuove al fine di promuovere dibattito e cultura. In questa maniera vuole fare emergere problematiche sommerse e socializzare la conoscenza delle radici dei problemi, andando oltre la tecnicità e la settorialità dei dati e interconnettendo etica, economia e scienza per un progetto "alto" di sapere sanitario.
Sui temi della salute, dei trattamenti sanitari, delle aspettative di vita delle persone, si intrecciano inevitabilmente delicate questioni etiche, scientifiche, economiche e non solo.
Valori e punti di vista, come inquilini di un vivace e variegato condominio, a volte si urtano, a volte litigano, sforzandosi tuttavia di convivere e di dare luogo ad un dialogo necessario quanto difficile.
Nonostante l’indubbia necessità di favorire nel campo della salute e della vita le interconnessioni tra i saperi, le culture, le esperienze che, a vario titolo, vi si riferiscono, nel panorama della pubblicistica medico-sanitaria (ma anche in quello organizzato per "domini" disciplinari), manca un luogo di approfondimento delle idee, in cui esplicare, non casualmente, un progetto di crescita del senso e del significato di tali interconnessioni. Perché di questo si tratta.
Un obiettivo simile, a parer nostro, corrisponde ad una necessità profonda del nostro tempo. In qualsiasi rivista, compresa la nostra, in generale si dispongono in sequenza temi, punti di vista, approcci, ma se questo corrisponde ad una necessità espositiva, è importante evitare sia che la serie di idee giaccia in quanto tale, come accumulo, sia che essa sia chiusa forzatamente in una sintesi o in uno striminzito riepilogo.
A parer nostro è utile evidenziare i significati di ciascun ragionamento, farli interagire tra loro e ricavarne qualcosa in più. Si tratta, quindi, di fare dei discorsi e laddove essi, in genere, finiscono, di farne altri. Per noi non vale prendere atto semplicemente delle idee, ma di assumerci la responsabilità di scegliere e di decidere le loro utilità culturali e politiche.
Sarà Keiron, un famoso centauro, a fare questo lavoro. Non un banale guaritore, come viene in genere descritto, non il capostipite di una professione, come quando lo si confonde con il dio della medicina, ma come il maestro dei maestri, una sorta di allevatore di eroi e come tale un grande iniziatore. Un esperto di vita e di morte, di umanità, di guaribilità e di inguaribilità di mondi segreti, ma soprattutto di sofferenza. La sua conoscenza è prima di tutto personale, legata ad una condizione divina, ma vissuta in tutta la sua drammaticità come condizione umana.
Keiron perché oggi si ripropongano, nel campo della vita e non solo della salute, le grandi questioni esistenziali della persona.
Siamo ormai ben oltre la tradizionale idea di "diritto alla salute" e di benessere. Oggi vi è una domanda forte di sopravvivenza rispetto ad una condizione storica e per questo relativa, di finitudine. Oggi la cultura del paziente, ovvero della giustificazione del male come parte di un ordine incontrovertibile, è profondamente ridiscussa da nuove "etiche" del bene, da nuove possibilità scientifiche e anche da nuove necessità economiche. L’idea di benessere e l’idea di tutela che la comprende, vanno profondamente riflettute. Altrimenti le politiche che vi si riferiscono rischiano grandi frustrazioni.
Perché Farmindustria ha sentito la necessità di Keiron? Perché essa rappresenta il mondo dei "rimedi" e della cura, perché essa di fatto è come collocata in mezzo ad un trivio in cui tutto affluisce: una forte domanda sociale di nuovo "bene", un’inquietante scienza del possibile, interessi e valori economici e industriali che producono a loro volta utilità economiche e utilità sociali, ma anche (scadendo a volte nell’economicismo) restrizioni, condizionamenti, distribuzioni più o meno eque di opportunità.
Le politiche sin qui fatte, non sono riuscite, o almeno mostrano grosse difficoltà, a governare tale complessità. Per una modernizzazione dell’idea di benessere ci vuole cultura (il buon senso dell’ordinario non basta più), servono nuove idee (le vecchie sono palesemente insufficienti) e le soluzioni necessarie non preesistono, come in un giacimento, ma vanno sia concepite come una musica, una danza, sia reinventando e riusando come un bricolage ciò che esiste in un’instancabile quanto affascinante ridefinizione dell’attuale.
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Ivan Cavicchi nato il 16 aprile 1949
a Roma. Attualmente è direttore generale di Farmindustria e docente
di sociologia sanitaria presso l’Università "La Sapienza" di Roma.
In precedenza ha svolto i seguenti incarichi:
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Di imminente pubblicazione Il rimedio e la cura. Cultura terapeutica
tra scienza e libertà.