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LA MEDICINA, OGGI: TRA EFFICACIA ED EFFICIENZA |
Una riflessione sui progressi della Medicina negli ultimi 50 anni consente di constatare uno hiatus sempre più ampio tra efficacia ed efficienza, destinato a creare problemi sempre maggiori in un prossimo futuro. Se per efficacia si intende il progresso scientifico e la capacità a poter risolvere sempre meglio i problemi della salute, è evidente che il risultati ottenuti sono stati enormi, con una crescente possibilità di miglioramento della qualità di vita e con sensibile allungamento della vita media. Tutto questo ha alimentato attese sempre maggiori nel progresso della medicina, sostenute da una inconfessata aspirazione a sconfiggere la morte o, per lo meno, a non accettarne l’ineluttabilità.
Tale progresso è avvenuto con investimento di risorse sempre maggiore e con costi in continuo aumento, sempre meno sostenibili. Accanto a questa crescente potenzialità della medicina va considerata la scarsa attenzione alla efficienza, vale a dire alla capacità di consentire l’accesso ai risultati del progresso scientifico al maggior numero possibile delle persone.
Si calcola che nel mondo più dell’80% della popolazione non ha accesso alle possibilità di cura e prevenzione che la ricerca ha consentito di raggiungere. Questo non solo nel Sud del mondo ma, anche all’interno degli stessi paesi del Nord, in fasce di popolazioni sempre più ampie.
L’efficienza della medicina su scala mondiale è molto scarsa. L’applicazione dei progressi della ricerca è limitata e molto poco si fa in questa direzione. La medicina oggi dovrebbe riflettere se e come usare le risorse disponibili per assicurare il progresso non solo ai pochi privilegiati ma per renderlo possibile al maggior numero di persone, di bambini in particolare.
Due esempi possono dare la misura del problema:
Riteniamo che sia necessaria una riflessione profonda, un dibattito sugli obbiettivi strategici per considerare il dovere morale di restituire all’80% delle persone il diritto a partecipare, anche solo in parte, al progresso, e per evitare che la crescente differenza tra chi gode del progresso e chi si vede escluso, senza speranza, raggiunga livelli sempre meno accettabili.