A
proposito dell'intervento di Ivan Cavicchi: "Medicina/Sanita'"
Non sono sicuro di aver bene interpretato, ma mi
sembra che uno dei fili conduttori dell'intervento di Cavicchi sia una
polemica verso le politiche sanitarie che restringono la libertà
prescrittiva a carico della collettività. Chiedo a Cavicchi di illustrare
come può la medicina mantenersi fuori dal gioco, restando una variabile
indipendente dalle compatibilità economiche (dei singoli, della
società). In una battuta: l'esigente è come il cliente, che
ha sempre ragione?
Roberto Satolli
Ringrazio Satolli per i quesiti come al solito stimolanti
che ripropongo: "Chiedo a Cavicchi di illustrare come può la
medicina mantenersi fuori dal gioco, restando una variabile indipendente
dalle compatibilità economiche (dei singoli, della società).
In una battuta: l’esigente è come il cliente, che ha sempre ragione?"
-
Intendo per sanità un sistema di mezzi, di regole,
di risorse, per gestire la funzione di cure rivolta ad ipotesi di
malati e per medicina un sistema garantito come valido di conoscenze per
curare malati veri.
-
Da alcuni anni il problema del limite finanziario sta
accentuando gli aspetti gestionali sulla cura e, in qualche caso,
l’impressione che si ha è quella che la sanità intende etero
guidare la medicina.
-
Personalmente ritengo, invece, che la medicina, in funzione
di una complessità sulla quale sorvolo, (difficoltà epistemologiche
dei suoi modi conoscitivi, singolarità come caratteristica prevalente
del malato, ruolo della contingenza, necessità costante di verificare
le certezze cliniche, modificazioni profonde nello stato ontologico del
malato etc.) non deve e non può essere considerata come la controparte
della sanità ma come un soggetto autonomo ma responsabile di
scelte. Soggetto che in ragione delle esigenze di efficienza economica
va naturalmente riformato, qualificato, definito e proprio in funzione
delle scelte che, comunque, devono toccare al medico e non al gestore.
E questo per compatibilizzare di più efficienza/cura.
-
In un mondo in cui il ruolo del contesto è sempre
più importante le interconnessioni, i sistemi e i sotto sistemi,
sono la regola; è difficile che esista qualcosa configurabile come
variabile indipendente e questo vale maggiormente per il mondo della malattia.
Medicina e sanità rappresentano scopi interdipendenti, interconnessi
e direi circolari.
-
Ma è proprio quando la sanità si rivolge
alla medicina in modo lineare e deterministico che vengono fuori i problemi.
Si pensi alla recente protesta dell’ordine dei medici nei confronti delle
note limitative per la prescrizione dei farmaci, sino ad ora concepite
come imperativi categorici a priori (esempio di rapporto lineare) e alla
intelligente risposta CUF di verificare annualmente le note limitative
con i medici e con le aziende farmaceutiche in ossequio ad un banale principio
di autocorrezione del sapere medico (esempio di rapporto circolare).
-
Si pensi al difficile dibattito sulle linee guida, sui
protocolli e a tutto ciò che, a senso unico, procede "sanità
versus medicina".
-
Si provi ad immaginare una politica sanitaria basata
sull’evidenza e una politica sanitaria basata sulla scelta. Nel primo caso
la medicina sarà applicativa di verità statistiche esterne
al malato vero, nel secondo caso la medicina utilizzerà tutto il
sapere disponibile, compreso quello statistico-epidemiologico per giudicare
delle situazioni concrete a produrre delle scelte personalizzate mirate
su un singolo malato. Ma un conto è una politica per organizzare
evidenze statistiche, un conto è una politica per qualificare delle
scelte. Si avranno di fatto due tipi di medicine con natura diversissima.
La prima punterà le sue carte sul procedimento, la seconda sulla
capacità del medico. Rispetto al procedimento, il medico rischia
di rivelarsi un accessorio. Rispetto alla scelta è il procedimento
a svolgere, sicuramente, questo ruolo.
-
Personalmente, dal momento che ogni atto medico implica
una serie di scelte, preferisco qualificare chi sceglie. L’altra
strada invece è pre-confezionare che cosa scegliere e offrire
ai medici degli inventari statistici (la cui utilità naturalmente
non è in discussione) dai quali pescare, per somiglianza ed analogia,
qualcosa che si avvicini al caso che ha davanti.
-
Sono due esempi diversi di interdipendenza tra sanità
e medicina e due modi diversi per affrontare le compatibilità finanziarie.
In un caso la medicina viene "istruita" dalla sanità, con a priori
sanitari, nel secondo caso vi è una coemergenza e una reciprocità
di istruzioni, comportamenti e decisioni medico-sanitarie.
-
L’esigente non è un cliente ma è un malato
emancipato da vecchie culture etiche, da vecchie soggezioni sociali e soggetto
consapevole di diritti. Cioè non è un "paziente". In quanto
tale egli non si comporta come un cliente e tanto meno come un consumatore.
Più semplicemente ritiene di esigere nuove condizioni culturali
nel rapporto terapeutico e ciò, a maggior ragione, quando esistono
delle compatibilità finanziarie. Egli non pensa nella logica di
chi ha ragione o ha torto, ma in quella del senso e del significato
delle scelte che lo riguardano. Si pensi solo alle reazioni sociali che
le politiche di razionamento hanno incontrato in tutto il mondo.
-
Per me, l’esigente non "ha sempre ragione" ma ha delle
opinioni e come tutti coloro che hanno delle opinioni desidera confrontarsi,
esprimersi, se possibile ricercare accordi per consensualità e per
coinvolgimento.
-
Altra cosa è il ruolo "dell’opinione finale"
dell’esigente rispetto ai trattamenti che riceve. In questo caso è
come se disponessimo di una doppia corroborazione: le verità scientifiche
(test, analisi, terapie, etc.) e quelle finali dell’esigente. Al contrario
in un contesto di mera gestione della cura, queste corroborazioni sono
marginalizzate (di fatto) perché quello che di fatto prevale è
la corroborazione neanche economica ma finanziaria (si pensi solo come
esempio alla storia dei DRG) cioè il malato è curato ma in
un regime economicistico.
-
Uno dei problemi più frequenti della pratica
clinica ordinaria è che spesso capita che le tre opinioni non concordino.
E che la verità sia davvero quella che con-viene, cioè quella
sulla quale ci si mette d’accordo (medicina, sanità, economia, società)
decidendola, per l’appunto "vera", oggi, in questo momento, in questo ambulatorio,
con questo "esigente".
-
Mi rendo conto che il mio punto di vista sposta il peso
della decisione dal tecnico sanitario al medico curante, e mi rendo conto
che, a causa dei grossi problemi di delegittimazione del medico e, in qualche
caso di inaffidabilità e di crisi della medicina, la mia proposta
rischia di essere percepita come velleitaria. Ma ammesso e non concesso
che abbiamo una categoria di medici incapaci, mi riesce difficile
rassegnarmi ad una simile "evidenza" e nè mi consola avere tanti
dati dalla meta-analisi sulla letteratura clinica a disposizione e tanti
tecnici che mi dicono cosa fare. Penso non a quello che è ora la
medicina ma a quello che sarà nell’immediato futuro e vedo, al pari
della previdenza, un grosso problema intergenerazionale. Per questo che
ritengo urgente non continuare a riformare la sanità ma iniziare
a riformare la medicina.
Ivan Cavicchi
Torna alla
Tavola Rotonda Virtuale