Lei parla della confusione indotta dalla richiesta di accelerare l'informazione al paziente. Di chi le responsabilità? Dei giornalisti scientifici sempre alla ricerca dello scoop? Dei medici? Di fatto sarebbe sufficiente rendere nota al pubblico una determinata "scoperta" solo dopo che si sia esaurito il processo di sperimentazione-validazione e che questo abbia dimostrato l'effettiva utilità di detta scoperta.
Fausto Roila
Non credo si possa parlare di "responsabilità" - almeno nel senso stretto del termine - per quanto riguarda la accelerazione dei tempi di informazione (e ricordo anche di assimilazione) per il paziente. L'accelerazione è un processo che segue la dinamica fisiologica o super-fisiologica del momento attuale. E' un fenomeno che è constatabile a diversi livelli: nella tecnica e nella scienza, nella coltivazione e nell'alimentazione, nei trasporti e nelle comunicazioni, nelle conversazioni, nei sentimenti (purtroppo...), addirittura nei conflitti e nelle guerre (sarebbe mai oggi ipotizzabile un "guerra dei trent'anni?). L'accelerazione - e l'esigenza di colmare il tempo con più cose (=più informazioni) - ha probabilmente un'origine storica piuttosto recente ed è proporzionale all'affermarsi dell'esigenza di rendere attuabile il paradosso di Achille e la tartaruga, ovvero del tempo che supera sé stesso, causando un'inflazione negli oggetti che possono "colmare" il tempo stesso. Se, per esempio, potessimo dar corso alla soddisfazione delle ansie che governano indiscriminatamente un'entità di trasmissione-ricezione (come nei meccanismi di comunicazione) che avesse lo scopo di colmare il tempo dell'informazione con tutto ciò che oggi è in nostro possesso, ci troveremmo di fronte ad un microcosmo con un indice di densità tale di informazioni da superare nel tempo e nello spazio le normali capacità di ricezione umana, riuscendo così inutile pur nella sua perfezione e complessità. Ciò oggi non è tanto lontano da una realtà - preoccupante - che vede l'informazione dilatarsi spazialmente e concentrarsi temporalmente nell'universo telematico, informatico della multimedialità. Credo quindi che siamo alla soglia di un'epoca che richiederà delle scelte precise sull'informazione, non solo tecniche (come è facile immaginare), ma soprattutto etiche, portando o giungendo ad una sorta di "selezione etica" dell'informazione, che risponda per esempio a criteri simili a quelli già formulati per il consenso libero ed autonomo di un paziente che deve essere sottoposto a qualche trattamento (come: comprensibilità, chiarezza, semplicità di linguaggio, sintesi e facile analisi). Per questo credo che non potremo sottrarci non tanto alla responsabilità di aver creato un'accelerazione (che non è probabilmente tutta nostra), ma sicuramente a quella di cercare dei riferimenti e/o principi etici per far fronte alle conseguenze di un inarrestabile futuro dell'informazione.
Giorgio Di Mola