Nell'intervento si sottolinea l'attualità del motto "Primum non nocere". E' molto, opportuno, dato che nel rapporto dello Hasting Center (e in molti interventi di questa tavola rotonda) la ragione principale per ridimensionare gli scopi della medicina sembra essere quella dei costi insostenibili (che pure non è eludibile: vedi a proposito dell'intervento di Cavicchi). Non è però il caso di ricordare che vi è innanzitutto un motivo di natura puramente medica, dal momento che ogni eccesso (preventivo, diagnostico o terapeutico), oltre che inutile e costoso, è soprattutto sempre dannoso per i diretti interessati?
ROBERTO SATOLLI
La Sua osservazione mi trova perfettamente d’accordo; ogni volta che si prescrive un’indagine non indispensabile o un farmaco di non provata efficacia (se non nell’ambito di sperimentazioni cliniche controllate), ogni episodio di overtreatment, ogni ricovero improprio provoca un ovvio danno non solo alla società ma soprattutto all’individuo interessato che pagherà in termini di ansia, ore di lavoro perdute, false speranze e conseguente disillusione, disturbi iatrogeni, fastidi e disagi derivanti da procedure diagnostiche a volte invasive.
Partendo poi dal presupposto che le risorse economiche e l’accessibilità dei servizi sono limitati, ogni esame o trattamento o ricovero prescritti ad un cittadino che non ne ha reale necessità ne priva potenzialmente altri che potrebbero invece trarne giovamento.
Ciò sottolinea l’importanza di:
Personalmente credo che un atteggiamento più rigoroso gioverebbe alla classe medica in generale, restituendole la credibilità che in parte ha perduto. Se un tempo, quando i mezzi e le conoscenze erano ben più limitati era giusto cercare di "FARE TUTTO IL POSSIBILE" penso che attualmente l’imperativo dovrebbe essere "FARE SOLO CIO’ CHE E’ UTILE" evitando onerose ridondanze.
MARA PICCIAFUOCO