Gli Scopi della Medicina



Luciano Frontini
Servizio di Oncologia Medica
Azienda Ospedaliera
Ospedale San Paolo
via Di Rudini 8
20100 Milano

Email: frontini@hspsanpaolo.mi.it
 

Ruolo della soggettività del malato

Ritengo che il tentativo dell’Hastings Center di definire gli scopi della medicina possa essere considerato lievemente riduttivo nella dimensione di "tenere fuori" in qualche modo dagli stessi l’autonomia/autodeterminazione del paziente. (vedi A. Santosuosso: Libertà di cura e libertà di terapia. La medicina tra razionalità scientifica e soggettività del malato. Il Pensiero Scientifico Editore.Tracce 1998)

Se infatti la medicina non può considerasi uno strumento di massimizzazione di desideri individuali è pur vero che è il paziente l’unico soggetto in grado di dare senso agli atti medici. In un tentativo di definizione di scopi e priorità della medicina tale dimensione non può semplicemente essere "emarginata" tra gli scopi sbagliati e gli abusi della stessa.

La prevenzione delle malattie, la promozione e la conservazione della salute, l’alleviamento del dolore e delle sofferenze, l’assistenza e la terapia dei malati che non possono più essere guariti ed infine la rimozione dei rischi di morte prematura e la propiziazione di una morte serena trovano giustificazione non solo in sé stessi, in quanto deontologicamente ed eticamente giustificabili e realizzabili, ma in quanto condivisibili dal paziente.

Ciò significa dover pensare, praticare e realizzare solo una medicina in sintonia, rispetto alle scelte, con la volontà ed i desideri del paziente. In tale ottica appare peraltro necessario stabilire rapporti che dovrebbero regolare modelli di medicina e necessità della società dal punto di vista sanitario, socio-culturale ed economico.

Per quanto possa apparire che una medicina autorevole, equilibrata e prudente nelle scelte, equa e giusta possa facilmente confrontarsi con le necessità della società, tale confronto potrebbe rivelarsi, almeno in alcune occasioni, conflittuale. In tali situazioni potrebbe il paziente essere l’elemento dirimente?

Nuove metodologie di ricerca

L’era della responsabilizzazione in medicina richiede l’introduzione di nuove e più precise tecniche di ricerca per la valutazione degli effetti/esiti degli interventi terapeutici sulla salute della popolazione.

La ricerca di esito (outcome research) incentrata non solo sugli esiti clinici dei trattamenti (esiti relativi alla malattia: misure/parametri fisio-patologici, ospedalizzazione, decesso ecc.. ) ma anche sugli esiti umanistici (esiti relativi al paziente: sopravvivenza, tossicità, qualità della vita) e su quelli economici sembra essere la metodologia più adatta per la reale valutazione degli interventi terapeutici.

La raccomandazione poi per il loro impiego clinico nell’ambito di linee-guida ufficiali, dovrà essere ulteriormente rivalutata "sul campo" per verificarne gli effetti nelle reali condizioni di impiego clinico.

Gli studi di Drug Utilization Review sembrano rappresentare la metodologia di ricerca più adatta per valutare la trasferibilità e l’efficacia dei nuovi trattamenti nelle reali condizioni di impiego clinico, consentendo anche di verificare se e quanto tale utilizzo si discosti dalle linee-guida della letteratura.

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