Gli scopi della medicina: nuove priorità
Claude
Fusco Karmann e Gianna Tinini
Settore Volontariato
Lega Italiana per la Lotta
Contro i Tumori
Sezione Milanese
Via Venezian, 1 20133
Milano
Email: legavol@tin.it
Una riflessione sugli scopi della medicina, oggi,
non può non coinvolgere una associazione di volontariato operante
in ambito oncologico e che da sempre si è fatta interprete e portavoce
dell’esigenza di un profondo mutamento nell’approccio al malato.
I volontari vivono quotidianamente l’esperienza della
malattia, pur non essendovi tenuti professionalmente come gli operatori,
e pur non essendone colpiti direttamente, come i malati. Ciò consente
loro di sperimentare i problemi "dall’interno", senza tuttavia esserne
coinvolti in prima persona.
Da questo punto di osservazione privilegiato vorremmo
focalizzare l’attenzione su alcuni temi che riteniamo prioritari.
-
la ricerca di un difficile equilibrio tra gli orizzonti
apparentemente infiniti della ricerca e la finitezza dell’essere umano:
il trionfalismo e l’enfasi con cui vengono di continuo "aperte nuove frontiere"
offrono illusioni e deliri di eternità che rivestono di un’aura
ancor più minacciosa le malattie per le quali i pur importanti progressi
conseguiti non significano guarigione certa. Grazie a tecniche diagnostiche
sempre più sofisticate è possibile individuare un tumore
di dimensioni minime, ma non sempre lo si può guarire; e il malato
si chiede, con un senso di frustrazione e ribellione, "perché la
medicina che è riuscita a clonare un essere vivente non riesce ad
estirpare dal mio corpo pochi millimetri di cellule impazzite?" Grazie
agli sviluppi della medicina predittiva, ad esempio, una persona potrà
scoprire di avere una probabilità elevata di sviluppare un tumore
alla tiroide; potrà quindi decidere se sottoporsi o meno ad un intervento
mutilante, però chiedendosi: "questa predizione salverà la
mia vita, o la trasformerà in un incubo?"
-
l’autodeterminazione del malato: ogni persona deve essere
messa in grado di operare delle scelte consapevoli, valutando ciò
che ritiene meglio per se stessa. E’ indispensabile una revisione radicale
dell’istituto del consenso informato, che attualmente viene per lo più
percepito come uno strumento di autotutela degli operatori sanitari e delle
istituzioni (senza per altro assolvere nemmeno a questa funzione, come
dimostra il continuo aumento di delibere risarcitorie a favore dei malati)
-
una educazione di tutti gli operatori sanitari - che
si sviluppi e progredisca accanto alle competenze tecniche - ad instaurare
un rapporto con il malato inteso come persona in difficoltà e non
come somma di organi malati. La medicina attuale per lo più soddisfa
le esigenze tecniche della diagnosi e del trattamento della malattia, ma
fatica ad "assistere" la persona malata, cioè a starle accanto nell’affrontare
una prova sempre difficile e dolorosa, dall’esito spesso incerto. La formazione
professionale di tutti gli operatori sanitari deve prevedere una preparazione
adeguata per consentire loro di rispondere a questa esigenza del malato.
-
un compito di informazione ed educazione della popolazione
in generale, che consenta al dialogo tra medico e malato di svolgersi su
una base condivisa di conoscenza comuni; scuola e mass media devono farsi
carico anch’esse di diffondere correttamente le informazioni, ma è
compito delle istituzioni scientifiche mettere a disposizione le conoscenze
e dotarsi di strumenti di comunicazione efficaci.
Questa educazione alla salute può fornire
un contributo essenziale allo sviluppo ed alla diffusione della prevenzione,
che per alcune forme di tumore può conseguire grandi benefici sia
a livello sociale che individuale: ad esempio la lotta contro il fumo,
individuato come maggior responsabile del tumore al polmone.
Questi brevi commenti non pretendono certo di fornire
un apporto conclusivo all’argomento sul quale hanno discusso con impegno
per tre anni esperti di quattordici paesi. Poiché tuttavia la tavola
rotonda sugli scopi della medicina e sulle nuove priorità è
virtuale, il suggerimento potrebbe essere che, raggiunto uno standard qualitativo
buono sull’"hardware" della medicina, un grande lavoro si debba ancora
effettuare sul "software", con il coinvolgimento e la partecipazione non
solo degli addetti ai lavori, ma della società civile.
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Rotonda Virtuale