LA MEDICINA DEL BENESSERE



Angelo Nicolin
Dipartimento di Farmacologia
Università degli Studi di Milano
Email: angelo.nicolin@unimi.it
 

La Medicina ha aperto vaste imprevedibili frontiere che possono legittimare interrogativi e riflessioni circa gli obbiettivi, gli scopi o i limiti. In particolare la Medicina Molecolare, unendo la precisione della scienza con l'arte medica, apre la vita a problematiche epocali che devono misurarsi, in modo operativo, ad interrogativi secolari.

Il medico farmacologo, chiamato a confrontarsi con le nuove conoscenze e con i più ampi settori di intervento, deve proporsi, accanto alle sempre pressanti richieste del malato, anche alle emergenti richieste della società e del cittadino. Le priorità, le categorie, i paradigmi, le dimensioni sono oggi non bene delineati. Il farmacologo, pronto ad elargire le rinnovate panacee o a preparare terapie chimiche, vede nel codice il sogno di Lucifero: modificare il corso delle generazioni attraverso la manipolazione esogena dell'essenza della vita. La coscienza del medico farmacologo è affascinata ed attratta dalle promesse del codice genetico e dalle prospettive applicative. Ad iniziare dalla medicina del rischio oppure dall'identificazione delle mutazioni o ancora dalle funzioni del codice sino alle potenzialità delle applicazioni molecolari, le possibilità di intervento superano le categorie della tecnologia per intrecciarsi con le dimensioni dell'etica.

La conoscenza del codice genetico, le applicazioni sull'uomo e sugli esseri viventi, la tecniche ed i prodotti delle biotecnologie o della chimica combinatoriale sono ovunque discussi con clamore ed emotività. Non può essere altrimenti e solo la diffusione del sapere potrà consentire valutazioni e scelte responsabili. Forse gli antichi equilibri del sapere e del potere vengono ridiscussi creando una sgradevole situazione che merita interventi di riequilibrio. Effettivamente le potenzialità delle biotecnologie ed in particolare l'apertura del codice hanno determinato un salto di qualità.

Potrebbe sembrare a noi che il circolo dell’orizzonte fosse stato imprigionato, che il salto sia stato definitivo, ma se anche altro non è che la menzogna dei sensi, certo molto della vita dell'uomo verrà ad essere noto. In questo processo così accelerato il Medico Molecolare deve operare affinché i rischi non siano minimizzati, perché le spinte del mercato non operino a favore di una minoranza, perché i pericoli non siano direttamente comparati con i vantaggi. Deve prevalere la Medicina che opera per il singolo soggetto, che suggerisce cautele e i moratorium. Non ci devono essere dubbi o indecisioni.

Le scienze umane insieme alle scienze biomediche sono pronte ad affrontare le nuove ere tecnologiche per rispondere con prontezza alle esigenze del malato. Il dibattito è molto vivo e spesso gli obbiettivi e le finalità sono disegnati con largo consenso. Ma che fare o cosa rispondersi quando l'interlocutore del Farmacologo non è il prossimo che soffre ma l'amico che chiede supporto alle sue performances? La richiesta è già stata formulata da tempo, le rivoluzioni non sono sempre chiassose e auto-referenti. Infatti, la Medicina già interviene da tempo su individui non malati che richiedono farmaci per modificare situazioni fisiologiche a vantaggio di condizioni più consone alle esigenze etico-sociali o semplicemente più prone a desideri non illegittimi. Forse gli anticoncezionali orali possono considerarsi i precursori di prescrizioni farmacologiche non a scopo curativo in donne sane e fertili.

In quest'ambito un aspetto maggiormente in effervescenza è l'uso di farmaci di origine biotecnologica per migliorare le prestazioni atletiche. Forse è una fortuna per la Medicina che l'occhio della Società focalizzi con molta attenzione un tema di grande interesse ricco di valenze prospettiche. Nuovi composti ad attività farmacologica sono oggi consentiti agli atleti sino a quando vengono assegnati, con criteri ancora grossolani e un poco ingenui, all’elenco dei composti che apportano valore aggiunto alla prestazione sportiva. Il farmaco viene messo all'indice, l'assoluta proibizione decretata da una grida, la molecola diviene "infame", essa è inclusa nell'elenco dei composti "dopanti". Un bagno di retorica reclama la correttezza e la lealtà nello sport professionistico. Gli idoli devono puri, of course! Nel gergo ciclismo popolare "puliti".

Forse riflettere ed accettare con animo fiducioso e sereno i progressi delle conoscenze ci consente di meglio analizzare e comprendere le spinte del mercato e le istanze della Società. Lo sport potrebbe uscire dalla clandestinità e proporsi come un mondo di sperimentazione sul quale provare la nuova medicina per l'individuo non malato. Lo studio sarà guidato in modo responsabile, con le necessarie cautele, nell'ambito di salvaguardie e, in una parola, di trasparenza, secondo le leggi dell'etica che la medicina si è data. E' una medicina non ancora emersa, neppure nei suoi connotati più grossolani, che non ha ancora immaginato le frontiere di intervento e neppure ha discusso gli scopi. L'incalzare di nuovi prodotti e di proposte suggestive sarà inarrestabile mentre il Medico occupa una posizione imprecisata, forse neppure sovrapposta a quello della medicina terapeutica. Forse il Medico per il malato non sarà lo stesso Medico che assiste l’ottimizzazione dell’individuo sano.

Comunque i progressi ed i prodotti entrano nella nostra vita con rapidità e forza. Il farmacologo, attivo nelle fasi precliniche della medicina, avverte che il tempo è arrivato, le frontiere sono aperte, le potenzialità quasi illimitate, gli strumenti a portata di mano. Non possiamo escluderli perché sono uno strumento formidabile per conoscere la vita e per migliorare le nostre condizioni. Tra queste vi è la possibilità di interventi per "ottimizzare" "migliorare" "modulare", termini ancora imprecisi e non codificati, per significare interventi farmacologici in soggetti sani. Un primo settore è ormai alle porte, facilmente identificabile: l'uso di proteine ricombinanti in soggetti sani. Non tanto la prevenzione dell'infarto miocardico con fattori angiogenici o la maturazione di globuli bianchi in soggetti immunodepressi, quanto l'uso di fattori di crescita come l'eritropoietina, i vari CSF, gli ormoni proteici che, utilizzati secondo criteri "farmacologici", consentono di implementare funzioni già nella norma. Non può sfuggire che la fisiologica riduzione delle performance nell’invecchiamento pone in naturale evidenza una prima richiesta di "normalizzazione".

I prodotti disponibili saranno moltissimi, le decine di proteine ricombinanti odierne devono essere considerate un piccolo gruppo di precursori. Ogni nostra funzione cellulare è regolata da numerose citochine, ciascuna con una propria specificità, ciascuna con un potenziale impiego farmacologico. Molti problemi si prospettano. Innanzi tutto l'esperienza ha rivelato che il passaggio tra l'uso "sostitutivo" nel malato e l'impiego farmacologico nel soggetto sano richiede molta cautela, esperienza, attenzione, scarso spazio alle scorciatoie. Ogni proteina data all'individuo sano presenta attività, dosaggi, effetti indesiderati imprevedibili comunque poco raffrontabili con l'impiego curativo in soggetti ammalati. Spetta al medico ricercatore il compito di guidare la fase sperimentale e dirigerla con la cautela e la perizia che sostanze tanto potenti richiedono, le scorciatoie quasi sempre hanno prodotto risultati poco utili.

Un secondo aspetto che richiede riflessione riguarda i soggetti ai quali prescrivere la somministrazione di "farmaci" per uso non terapeutico. Possiamo iniziare a distinguere due momenti: la fase sperimentale e la fase "somministrativa". La ricerca di azioni non terapeutiche, le condizioni sperimentali, i soggetti sui quali studiare, le garanzie che devono essere ottenute non possono essere lasciate al caso, al mercato, alla clandestinità. Per affrontare alcuni dei problemi sul tappeto e senza voler prefigurare alcun committement, il mondo dello sport potrebbe costituire un campo di sperimentazione utile in molte situazioni. Infatti, gli atleti di professione sono giovani, sani, chiamati a prestazioni fisiche estreme, sorretti da notevoli mezzi economici e abituati ad un'assistenza medica molto attenta. Una proposta potrebbe prevedere di affiancare agli attuali medici sportivi che, salvo eccezioni, non dispongono del bagaglio culturale necessario, Medici specialisti, ricercatori con competenze nel settore scientifico specifico. Gli advisor committees potranno garantire la trasparenza del comportamento, le regole da adottare, la certezza dei parametri fisiologici entro i quali mantenere l’azione.

Meno impegnativo dal punto di vista medico-scientifico ma ben più complesso nella vita quotidiana sarà definire modalità e condizioni ove l'intervento farmacologico risultante dalla sperimentazione propone un vantaggio alla qualità di vita o comunque esalta, senza nuocere, le performances. La farmacologia del benessere sta entrando nelle nostre case. E’ consigliabile diffondere le informazioni, discutere con mente democratica attraverso tutte le modalità per favorire valutazioni responsabili.

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