Una
stanza posta al secondo piano di un convento di suore carmelitane in Via
Ponzio a Milano. L’edificio è suddiviso a metà; da una parte
le suore di clausura, dall’altra una sede distaccata dell’Istituto dei
Tumori.
Visto il diminuire progressivo delle vocazioni metà edificio è da tempo affittato all’Istituto. E’ la sede del corso di laurea in discipline infermieristiche, di gruppi professionali e associazioni sanitarie di vario tipo. E’ anche il luogo dove abbiamo tenuto molte edizioni dei nostri gruppi, soprattutto durante i primi anni.
La stanza che ci viene assegnata è molto bella, ampia e spaziosa. Sul soffitto un affresco di immagini sacre. Dalle finestre si può vedere il giardino e l’orto che coltivano le suore. In primavera si riconoscono i pomodori, i fagioli, l’insalata e vari alberi da frutto. C’è un ciliegio molto bello. Eravamo in diciotto.
Quattro persone dello staff e quattordici tra malati e accompagnatori. Non ricordo in che modo era nata l’idea di cantare tutti insieme. Di certo la proposta era stata accolta con disponibilità e, a dir la verità, anche con un certo divertimento soprattutto da parte di alcuni pazienti. Nonostante le nostre scarse capacità canore, “avevamo puntato molto in alto”. Il testo individuato per la nostra prova è un brano tratto dal terzo atto di un opera di Giacomo Puccini: Turandot.
La legge di Turandot prevede che la vergine principessa andrà sposa a chi risolverà gli enigmi, ma chi sbaglia perderà la testa sotto la mannaia del boia. Proprio quello che accadrà al sorgere della luna al principe di Persia. Calaf, figlio del re tartaro Timur scioglie tra le acclamazioni della folla gli enigmi posti dalla principessa. Tuttavia lei non vuole accettare questo verdetto e chiede al padre di salvarla da questo matrimonio forzato. Calaf accetta la ritrosia di Turandot e propone a sua volta un enigma: se Turandot scoprirà il suo nome prima dell’alba, lui accetterà di morire.
Il canto che avevamo scelto per il nostro gruppo è quello che Calaf, assaporando la vittoria definitiva e il bacio di Turandot, intona nel giardino della reggia. dieci malati, quattro accompagnatori, due volontarie, Roberto ed io. Posti in cerchio, in piedi (la voce esce meglio!!), ognuna/o in mano il foglio di carta con le parole della canzone. All’inizio ascoltiamo “il pezzo” in silenzio. Luciano Pavarotti intona:
Nessun dorma! Nessun
dorma!
Tu pure, o principessa,
nella tua fredda
stanza guardi le stelle
che tremano d’amore
e di speranza……
Ma il mio mistero
è chiuso in me,
il nome mio nessun
saprà!
No, no, sulla tua
bocca lo dirò,
quando la luce splenderà…
ed il mio bacio
scioglierà
il silenzio che
ti fa mia.
Dilegua, o notte!
Tramontate, stelle!
All’alba vincerò!
Vincerò!.
Speranza, amore, voglia di farcela e di vincere. In qualche modo sentiamo anche nostri tutti questi sentimenti. Con la musica in sottofondo e un grande cantante lirico, accompagnato dalla London Philarmonic Orchestra diretta da Zubin Mehta, avevamo fatto le prove. Abbiamo cantato in sottovoce anche noi seguendo il ritmo di Pavarotti. La quarta volta è quella definitiva.
Alla versione ultima c’è stato chi al verso “dilegua, o notte! tramontate, stelle! All’alba vincerò! Vincerò!”, ha veramente cantato a squarciagola e come mai in vita sua. Al termine del gruppo, quando siamo andati via, diverse persone erano uscite in corridoio dai rispettivi uffici. Erano perplesse e con uno sguardo interrogativo. “Forse abbiamo fatto un po’ di chiasso – avevo detto a me stessa”. Alcuni di noi si erano guardati in faccia ed erano scoppiati a ridere.
Nei nostri gruppi abbiamo sperimentato quanto di meglio può offrire la psicologia e la psicoterapia per far fronte a questa malattia. I malati sono stati guidati a sperimentare il rilassamento, l’efficacia dell’ipnosi e più recentemente della Touch Therapy. Diverse tecniche con l’intento di mobilitare tutte le risorse fisiche, psichiche e spirituali. La malattia oncologica è una patologia complessa e molto seria. Niente deve essere lasciato intentato.
In questi gruppi sono accadute cose molto serie, impegnative, scientificamente efficaci ed altre fuori dal comune ma altrettanto utili. Uscire con i malati in barca a vela è soltanto aggiungere un’altra esperienza a tante altre, belle e significative da un punto di vista terapeutico. Non avevo nessun dubbio sull’adesione di Roberto. Marta e Graziella, le due indispensabili volontarie della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che aiutano me e Roberto nell’organizzazione dei gruppi, si sono dimostrate addirittura entusiaste. Grazie all’intervento di Claude Fusco, responsabile del settore volontariato della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sez. milanese, abbiamo ottenuto un finanziamento che ci ha permesso di affittare un pullman e di organizzare il pranzo.
L’esperienza in barca a vela, come probabilmente tutto il “Progetto Ulisse” (sicuramente per quanto riguarda la parte psicologica) non ci sarebbe stata senza il prezioso aiuto economico che la Lega Tumori – sez milanese, offre all’Unità Operativa di Psicologia dell’Istituto dei Tumori di Milano. Attraverso questo contributo è possibile realizzare diversi interventi di sostegno psicologico, individuale, familiare e in gruppo per i malati oncologici e permettere loro di usufruire, durante la gestione della malattia, anche di un prezioso sostegno psicoterapeutico. Il 25 maggio 2006 siamo andati a Portovenere, nel meraviglioso golfo di La Spezia.