ENZO: L’AUTISTA
 

Il 25 maggio 2006 ho guidato il pullman che ha portato i malati, i loro accompagnatori e il gruppo dei sanitari a Portovenere. Ho 28 anni, sono nato in Calabria, a Sellia, un piccolo paese vicino a Catanzaro. Sono andato via subito dopo le scuole superiori. Giù ci sono poche possibilità di lavoro.

Ho iniziato a guidare i pullman all’età di 22 anni. Di solito faccio servizio presso l’aeroporto e trasporto l’equipaggio ai loro alberghi. Con il pullman arrivo proprio sotto l’aereo, accolgo il comandante, le hostess e gli steward, e li porto dove dormono.

Generalmente guido pullman molto più piccoli. In primavera capita che porti dei gruppi a fare le gite. Spesso sono bambini. Fanno un tale chiasso. Qualche volta mi stressano, poi li guardo e mi accorgo che si divertono con niente. Molte volte penso che portarli al parco Lambro oppure al mare, per loro è la stessa cosa. Si divertono a stare insieme. A giocare tra di loro.

La sera precedente il 25 maggio, la mia coordinatrice mi ha detto "C’è da fare un servizio all’Istituto dei Tumori, devono andare a Portovenere”. Ho pensato:  "bene, è proprio dietro casa mia", e subito dopo ho chiesto: "che gente è?". "Non lo so, ma credo che ci siano dei volontari", mi ha risposto. Ho detto a me stesso: "Non è che rischio di trovare mio zio?".

Mio zio, il fratello di mio padre, fa il volontario presso la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori già da alcuni anni. All’inizio è stato nei reparti, ci andava la sera quando finiva di lavorare. Da qualche tempo so però che lavora soltanto con il gruppo dell’animazione. Recitano, cantano, fanno spettacoli molto divertenti. Lui è molto soddisfatto.

Ho pensato a come è strana la vita e a come si intrecciano gli eventi. Oltre mio zio, un’altra “storia” mi lega a questo ospedale. Mia madre è stata operata proprio qui. E’ un evento triste della mia vita. Le avevano diagnosticato un tumore all’intestino che, purtroppo era già in fase avanzata. E’ morta quando avevo 17 anni. Per tutte queste ragioni ero contento di essere io a fare questo servizio.

Siamo partiti alle 7 del mattino, per i nostri orari, questo era già tardi. Di solito, quando si fanno le gite, si parte verso le 5. Ho riportato il gruppo davanti all’ospedale verso le 11 di sera. Per me sono state 16 ore di lavoro, però ero contento.

Non è stata una giornata di lavoro normale, non solo per il numero di ore. Ero contento. Durante la giornata non mi sono mai sentito nell’ansia di tornare. Pensare che stavo accompagnando dei malati che si stavano curando, che lottavano e che si stavano anche divertendo, mi ha fatto molto piacere.

Al mattino, via via che arrivavano le persone ho notato dei visi un po' intimoriti, ho pensato che forse non tutti si conoscevano. Non capivo però chi erano i malati. Mi sembravano tutti un po in tensione. Ho pensato che probabilmente avevano tanti pensieri che li disturbavano e che forse avevano anche un po' paura.

Mi sono chiesto se li spaventava anche il fatto di avere un autista così giovane. Di solito quando le persone di una certa età vanno in pullman si spaventano se alla guida c’è una persona giovane. Li vedevo tutti molto attenti alla mia guida. Molte volte uno pensa “mah, uno così giovane. Magari è un po’ inesperto, speriamo che non corra troppo, magari ci fa sbattere contro qualche cosa”. Per tutte queste ragioni ho cercato di essere ancora più tranquillo nella guida , anche più del mio solito.

All’inizio erano tutti un po’ chiusi, poi durante la giornata si sono aperti ed ho visto gente molto disponibile ed allegra. Non mi immaginavo un gruppo così festante. Ho ancora il ricordo di mia madre e mi aspettavo un gruppo “più malandato”. Li ho visti molto “combattivi”. Bisogna sempre lottare e sperare che le cose vadano bene.

Durante la giornata io non sono venuto in barca. Erano tutti così soddisfatti e rumorosi. Mi sembrava che non volessero più tornare a casa. Durante il viaggio di ritorno mi sembravano una scolaresca di ragazzi e ragazze. So che la mia responsabile vi ha offerto allo stesso prezzo un pullman da 40 posti al posto di uno da venti. E’ una persona che crede molto nella solidarietà. Di fronte a queste cose non si tira mai indietro.
Per me è stata una giornata che ricorderò a lungo.

Torna all'inizio della gita in barca