L'infermiere
E QUESTA E’ LA VITA

Conosco Natale Marcallini e Maurizio Terzaghi da molti anni e conosco la loro scelta di fare gli skipper a Portovenere: hanno lasciato Milano per amore, solo per amore del mare e della vela. Visto come un impegno serio, professionale offerto ad altre persone che vogliono conoscere il mare non solo come svago e riposo, ma come terreno d’avventura, vissuto con conoscenze specifiche, manualità precise, capacità di lavorare in equipe….

Maurizio aveva già visto il logo del nostro progetto Ulisse, un gruppo di persone spingono una barca in un mare in tempesta, guidati nel cielo dall’orsa maggiore e sul mare dall’essere squadra, uniti dalla comune volontà di arrivare all’approdo. La sua proposta di offrire ai nostri pazienti l’opportunità di una gita in barca a vela ha quindi trovato un terreno fertile e tanto entusiasmo. La malattia costringe ad affrontare situazioni nuove, spesso spiacevoli e a volte pericolose. Perché invece non lanciarsi in una nuova esperienza, dove misurarsi nella propria capacità di affrontare situazioni nuove, ma questa volta scelte? Insomma vivere fino in fondo la metafora del nostro progetto Ulisse, imparare a navigare tra le sfide che la malattia ci impone.

Non è facile credere nel progetto, la barca a vela significa prendere un gruppo di pazienti, portarli a tre ore di viaggio da Milano, caricarli su barche preparate per regate e prendere il mare con loro, accettando la metodologia dell’Ulisse di non scegliere i pazienti per l’avventura, ma organizzare coloro che ne sentono l’urgenza e il desiderio.

Eccoci in viaggio, con un eterogeneo equipaggio fatto di ragazze che hanno ritrovato il sorriso dopo dure battaglie, purtroppo non ancora terminate; professionisti che hanno saputo portare pragmatismo e concretezza anche nella malattia oncologica, ma anche signore di una certa età che non hanno perso il gusto di rimettersi in gioco (trascinando la sorella non ammalata, che anche a lei farà bene…); la giovane mamma con le due piccole figlie (che “finalmente, dopo le terapie, ho potuto riprenderle in braccio!”) e che porteranno una nota di dolcissima infanzia per tutta la giornata.

Il pulmann, la partenza la mattina presto mentre i milanesi corrono al lavoro, il sole, tutto congiura nel richiamare una serie di vecchi ricordi, la malattia scompare, siamo in gita! Portovenere ci accoglie con un cielo azzurro e una magnifica brezza. Guardo con un po’ d’apprensione Natale, con la barba grigia, il codino da lupo di mare e sorriso in grado di spazzar via ogni preoccupazione. Anche quella che ci prende quando vediamo quella passerella così sottile?
Il gioco è anche questo, i nostri pazienti saliranno sulla barca come tutti i velisti, anche se mani apprensive accompagneranno tutti i passi, così, senza dare nell’occhio!

Si esce dal porto e un po’ di vento gonfia la vela, siamo protagonisti in questo golfo meraviglioso, pieno di storia, di antiche battaglie e ancora oggi di una natura meravigliosa nonostante case e cantieri. Il nostro medico della chemioterapia oggi è quello che sa di venti e di vele e per un po’ di nausea lascia parlare lo skipper, Natale, che “ci vorrebbe un’aringa bella salata….Ma mettiti tranquilla sul lato destro e vedrai che passa!”. I pazienti si alternano al timone e chi se la sente passa corde e recupera con il whinch. Il giro è breve , ma permette di fare il pieno di aria, luce, colori impagabili.

Insomma abbiamo navigato, siamo stati un equipaggio sulla stessa barca, riprendendo quel “noi ce la faremo” che in oncologia vale molto, e se si aggiunge a chemio radio e chirurgia ti assicura che comunque vada avremo dato il meglio, come persone che curano e come persone in cura. Come tutti, con i ruoli che spesso si invertono. E questa è la vita.