a)
eventi ordinari
Alla fine del ciclo
di incontri chiudiamo l’iniziativa con un momento dedicato alla riflessione
collettiva sul senso che l’esperienza complessiva ha avuto per i partecipanti.
E’ un momento in cui si ripercorre tutto il cammino fatto insieme, l’importanza
per ciascuno dei vari momenti condivisi. Oltre che un punto finale può
essere per ciascuno anche uno di inizio per intraprendere altre strade
orientate al proprio benessere.
Le riflessioni sulle
varie acquisizioni che hanno caratterizzato l’esperienza di partecipazione
al gruppo “Itaca” sono molteplici. Alcune sottolineano l’importanza del
gruppo:
Sono vostra paziente dal 1990. Sono una frequentatrice assidua della vostra struttura, sia a causa della malattia che ogni 2 o 3 anni si ripresenta, sia per partecipare a momenti di informazione e terapie psicologiche che si svolgono presso di voi.
Ho partecipato al 1° “Progetto Ulisse” del 1996 con un titolo che era tutto un programma : “Nella tempesta impariamo a navigare”. Sono stata informata sulla chemioterapia, sulla radioterapia, sulla cura del dolore, ma anche ho potuto partecipare a incontri di psicoterapia. Tutto questo ha contribuito a placare le mie paure, le mie ansie, mi ha aiutato ad accettare la malattia, a cambiare alcuni miei comportamenti che non erano più adatti al mio stato in quel momento, in conclusione ho preso lezioni di…………………..navigazione.
L’anno scorso, dopo un periodo piuttosto pesante di cure, ho risentito il bisogno di frequentare il corso per la parte psicologica, che cerca di far emergere le risorse che ognuno di noi ha dentro di se. E’ stata una bellissima esperienza, anche la mia amica che mi ha accompagnata ne è rimasta entusiasta. Non fa che ringraziarmi per l’opportunità che le ho dato e continuamente ripete ai suoi conoscenti :” che belle cose si fanno all’Istituto dei Tumori”.
Tutto quanto detto
finora per rivolgervi una preghiera: non smettete mai di fare questi corsi,
pubblicizzateli al massimo affinché più persone possano parteciparvi.
Pure gli oncologi durante le visite dovrebbero consigliare a chi ne ha
più bisogno, il servizio di psicoterapia esistente che si avvale
di specialisti veramente qualificati.
Vorrei ringraziare
il personale che organizza questi corsi perché fa il proprio lavoro
mettendoci tanta passione e il personale volontario che ci ha regalato
una seduta di Reiki che ha suscitato in me dolcissime sensazioni e un pensiero
fisso in mente: c’è qualcuno che mi vuole bene!.
Di questi tempi sento
molto parlare di tagli alla sanità e questo mi preoccupa perché
ho paura che le prime a subirne le conseguenze siano proprio queste attività.
Perciò un invito a chi ha potere decisionale in questo campo: non
ci lasci senza supporto psicologico, serve tanto quanto servono le cure
per il corpo, gliene saremo grati.
Devo dire che sono
molto soddisfatta del modo in cui sono stata curata in tutti questi anni
dal Dott. Capri e dalla sua equipe alla stanza n° 4 del reparto Oncologia
Medica.
Chiedo all’Ufficio Relazioni con il Pubblico di girare a chi di competenza questo mio scritto, ringrazio tutti quelli che avranno ritagliato un po’ del loro tempo per leggerlo e mi aspetto di poter frequentare l’Istituto sempre con piena soddisfazione.
B)
eventi singolari
Durante i gruppi sono
accaduti eventi che hanno un caratteristica di eccezionalità.
Il sig Raimondo è un uomo gentile, affabile e di cultura universitaria, Si era laureato in medicina ma non aveva mai esercitato il lavoro clinico. Lavorava all’estero in una grande azienda farmaceutica. Gli era stato diagnosticato un linfoma con localizzazione agli occhi, molto raro. Aveva provato molta rabbia al momento della diagnosi perché, lavorando in ambito medico, presagiva il peggio constatato che la diagnosi era stata tardiva.
Quando prese parte al
gruppo era in cura da tre anni. Era stato sottoposto a chemioterapia e
aveva iniziato anche un’altra terapia sperimentale. Voleva conoscere quanto
più possibile sulle terapie anti-cancro e in particolare per la
sua situazione. Il suo interesse era legato anche alla comprensione emozionale
di quanto era accaduto e del modo in cui la malattia interagiva con gli
eventi della sua vita. Amava cantare e ascoltare musica. Aveva iniziato
anche a suonare il violino. ”Quando ascolto la musica, non mi sento malato”,
aveva affermato più di una volta.
Sul gruppo esercitava
un effetto benefico. Era percepito come una persona amabile e autorevole.
Manifestava un effetto collaterale della chemioterapia piuttosto spiacevole: i suoi occhi erano perennemente asciutti. Da molto tempo, quasi due anni, doveva aiutarsi con un collirio che si somministrava autonomamente e per varie volte durante la giornata. Se non compiva questo atto i suoi occhi si arrossavano creando una situazione ancor più problematica sulla sua visione e autonomia.
La prima esperienza di rilassamento e visualizzazione guidata era stata parzialmente positiva; stare in posizione supina era scomodo, faceva fatica a lasciar andare i pensieri e spesso si accorgeva che pensava l’opposto di quanto suggerito (“lei ha parlato dell’estate – riferiva – ed io ho pensato all’autunno”, “nel fiume non scorreva l’acqua ma pece”). Provò una profonda commozione ad alcuni passaggi della visualizzazione guidata e al momento del conferimento del gesto dell’auto-ipnosi e alla mia frase “potete immaginarmi lì con voi” sentì un nodo alla gola. Alla fine della sessione si accorse che i suoi occhi erano bagnati. “Le mie ghiandole lacrimali hanno ripreso a funzionare”- disse tra la meraviglia e la sorpresa. Portò un dito all’angolo dell’occhio destro e raccolse una lacrima, la guardò stupito e piacevolmente sorpreso. La settimana successiva al ripetersi dell’esercizio di rilassamento e di visualizzazione guidata i suoi occhi si inumidirono nuovamente.
La signora Teresa arrivava dal sud dell’Italia. Nel 1999 aveva eseguito il primo intervento di quadrantectomia. Intervento che aveva dovuto ripetere successivamente, in forma più radicale, in seguito al ripresentarsi della neoplasia.. E’ una donna affabile, socievole, giovanile e gradevole.
”Sono felice di farmi
curare in questo Istituto, aveva affermato, nella mia regione non riesco
ad avere la stessa qualità di prestazioni sanitarie. Mi ritengo
molto fortunata per questa opportunità”.
Da tempo la signora
cercava la possibilità di fare un’esperienza in gruppo di tipo psicologico
e quando aveva appreso che ciò era realmente possibile mi aveva
chiesto insistentemente di farne parte. Era molto interessata proprio all’applicazione
delle tecniche psicologiche utilizzate e, inoltre, riteneva fondamentale
essere partecipi in modo attivo al processo di cura.
Durante l’ultima edizione l’organizzazione del gruppo ha fatto i conti con alcuni problemi organizzativi e per parecchio tempo sono stata indecisa se attivarlo oppure no. Lei soddisfaceva tutti i criteri per farne parte e pertanto le avevo proposto di attendere qualche giorno. Le avrei dato una risposta definitiva a breve. Quando avevo capito che i problemi organizzativi erano tutto sommato compatibili con l’attivazione del gruppo abbiamo iniziato la nostra ventiduesima edizione. La sua motivazione era molto elevata ma c’erano problemi alla partecipazione al primo incontro che coincideva con l’esecuzione di un importante esame radiologico.
Generalmente chiedo a tutti i candidati di essere presenti, per quanto possibile, a tutti gli incontri. Questa richiesta diventa vincolante soprattutto per il primo incontro. Quest’ultimo è un momento molto importante per la costituzione del gruppo. I malati raccontano qualche cosa di sè, della malattia, delle rispettive risorse, interagiscono tra di loro e iniziano a conoscere le rispettive strategie di coping. Inizia a costruirsi il senso “del noi” e non più soltanto “dell’io”. In poche parole si costituisce il gruppo in senso psicologico e la partecipazione è fondamentale. Per tale ragione l’impossibilità a partecipare al primo incontro ha significato l’esclusione da tutta l’esperienza.
”Dottoressa, farò di tutto per spostare l’appuntamento per la risonanza magnetica. Mi dia questa possibilità. Sto aspettando questo gruppo da tanto tempo” - mi aveva detto al telefono. Confesso che alla luce di questa determinazione avevo deciso che se anche non era presente al primo incontro avrei accettato comunque la sua presenza. ”Va bene il rigore metodologico, dissi a me stessa, ma certe volte gli eventi della vita vanno anche per conto proprio….”. La richiamai al telefono per comunicarle la mia decisione e mi senti rispondere che era riuscita a spostare l’esecuzione della sua radiografia.
E’ capitato spesso durante i gruppi che i pazienti per poter partecipare agli incontri di gruppo abbiano chiesto di spostare altri appuntamenti: visite mediche, controlli radiografici, orario di somministrazione della chemioterapia, impegni familiari o di lavoro. Mi colpiscono sempre tanto questi eventi ma credo che siano soltanto un riflesso di quanto, durante l’esperienza di una malattia, sia necessario attivare tante cose: terapie chirurgiche, farmacologiche e anche psicologiche.
Ciò che la signora Teresa ha riferito di aver sperimentato durante il rilassamento e la visualizzazione guidata è molto interessante e lascio spazio alle sue stesse parole. ”Dopo la seconda esperienza di rilassamento ipnotico è accaduto qualche cosa di molto importante per me. Diverso tempo fa ho subito un incidente stradale che mi ha lasciato delle gravi lesioni neurologiche a causa delle quali la mobilità sia del mio braccio che della gamba sinistra sono state fortemente compromesse. Da allora non ho più la sensazione tattile a questi due arti. Cammino con difficoltà e la muscolatura è deficitaria. Ebbene, durante il rilassamento ho percepita nuovamente questa parte del mio corpo e sono riuscita a muovere braccio e gamba con minore fatica che in precedenza. Inoltre, nei giorni successivi, ho “provato” dei movimenti che mi erano preclusi ; vale a dire che ho sperimentato la loro mobilità e posso affermare che dalla seduta in poi la risposta motoria è sicuramente migliorata. A quel punto ho deciso di avvisare dell’accaduto il neurologo che mi ha in cura ed appena possibile farò degli accertamenti clinici per verificare se ci sono state delle variazioni di qualche tipo. Sono molto contenta di tutto questo è ritengo che non si debba assolutamente sottovalutare il valore, l’importanza e gli effetti benefici che si possono ottenere attraverso questo tipo di intervento psicologico”.
Quanto accaduto in queste due situazioni non credo che abbia nulla di miracoloso, sono convinta che tutte le funzioni corporee in una situazione di minore stress possano essere ulteriormente sollecitate, soprattutto quando c’è un residuo di funzionalità come, io credo, sia accaduto in questi due casi.