Il
cielo è limpido, il vento tenue, la temperatura refrigerante. Il
promontorio di Portovenere riempie lo sguardo ed il verde lussureggiante
si specchia nelle acque salmastre che accoglieranno, avvolgendola, Mandragola.
Questo il nome della barca a vela, condotta dal generoso e sensibile Natale.
L'immagine di un'altra barca si sovrappone a quest'ultima. E' quella del logo del "progetto Ulisse". L'equipaggio il medesimo. Sono alcuni pazienti dell'Istituto dei Tumori che, unitamente a familiari e amici, hanno aderito a questa iniziativa. Il simbolo si concretizza. Il viaggio della speranza che si attualizza. Non c'è spazio per il dolore, la sofferenza, le umiliazioni patite, l'incubo della malattia e del suo prosieguo ma la gioia di godere il momento di spensieratezza in assoluta pienezza. Vivere intensamente il qui ed ora (hic et nunc). E' un evento innovativo, unico, sicuramente eccezionale anche per l'opportunità offerta ai pazienti di rapportarsi, in totale libertà, al di fuori della struttura ospedaliera.
E'
stato un privilegio vivere questa esperienza e sono immensamente grata
a tutte le persone che si sono adoperate affinché si realizzasse.
Una giornata intensa, di grande arricchimento emotivo e spirituale condivisa
unitamente a persone semplici, naturali e spontanee. Sono grata anche a
me stessa che, decidendo di intraprendere opera di volontariato, ho potuto
assaporare questa magica giornata.
Sono volontaria della Lega Italiana per la lotta conto i Tumori presso l'Istituto dei Tumori di Milano da circa cinque anni e da tre seguo il progetto "Itaca-Ulisse". Mi è stato chiesto di descrivere brevemente il percorso che mi ha portato a vivere questa esperienza. Ripercorro, a ritroso, gli ultimi dieci anni della mia vita: i più difficili. Ogni essere umano incontra la sofferenza e patisce l'umiliazione.
Anche Graziella. Si interrompe improvvisamente, dopo diversi anni, un rapporto di lavoro e di amicizia che non avevano mai dato segni di cedimento. La vana ricerca di una nuova occupazione che persiste insopportabilmente. Un vita affettiva che progressivamente e inesorabilmente si deteriora. Senso di vuoto e di inutilità.
Scrissi: ricordo una bambina malinconica e timorosa. Ricordo una fanciulla più o meno severa con se stessa e gli altri. Ricordo una donna estremamente intransigente che non perdeva occasione per biasimare il proprio passato ed i propri sentimenti... Poi, la netta percezione di dovere recuperare quella bambina, quella fanciulla e quella donna. Il percorso intrapreso è lungo ed impegnativo ma fruttuoso. Nel 1998 mia madre si ammala di cancro ed il decorso della malattia si conclude dopo cinque mesi. Nasce il desiderio di perpetuare l'amorevole assistenza, che le dedicai in quel breve periodo, a tutti coloro che, purtroppo, avrebbero vissuto l'esperienza della malattia.
Il tempo è passato. Il mare non è più burrascoso. La barca è piccola ma solida a prova di qualsiasi intemperie. I compagni di viaggio fedeli e rassicuranti. Il porto è sicuro.