Lei
sa cosa significa qualità di vita? Che cosa le viene in mente quando
uno parla di qualità di vita?
Uno
potrebbe vivere anche lavorando un po’ meno. Io ho lavorato un po’ troppo.
Io lavoro da 8 anni, sono nei 65. Perciò sarebbe ora, però
io lavoro ancora perché per me è un passatempo. Se mi manca
il lavoro a me manca tutto.
La
sua malattia ha influito sul suo lavoro o no?
Per
adesso si perché penso che a casa mia manco molto perché
io tenevo tutto, sapevo tutto, noi che abbiamo le serre, che coltiviamo
le piantine era un lavoro che facevo io, quest’anno le piantine le devono
comperare perché non ci sono io. Il mio lavoro mi manca, mi mancano
i miei nipoti, il mio nipotino di due mesi mi manca in una maniera tremenda,
però devo affrontare questo periodo
Ci
sono stati dei cambiamenti positivi nella sua vita da quando è malata?
Da quando
sono malata, il mio pensiero rimane sempre sulla (...) però ho anche
quella paura di un tumore che non guarisce più, quello mi tormenta
molto. A volte si ride si fa la battutina, ma poi si piange perché
la casa manca, manca la famiglia, i figli. Manca la famiglia, anche quando
mi vengono a trovare io mi faccio forza non voglio piangere, mi faccio
sentire allegra, però dentro lo stomaco c’è…Io mi giro anche
dattorno e vedo che ci sono dei giovani che mi danno ancora più
pena. Quando vedo questi giovani che soffrono, che fanno la chemio, che
stanno male e hanno 23, 24 anni, io almeno sono arrivata fino a 65 ma loro
come fanno? Ecco i giovani a me danno fastidio, li sento molto, per esempio
guardo la televisione vedo tutta questa gente che ammazzano; a me da fastidio
tante volte mi alzo e vado via.
Si
sente più sensibile da quando è malata o è sempre
stata così?
No,
no, no sono sempre stata così, è una cosa che ho sempre avuto,
io faccio del bene, se anche ricevo del male io affronto il bene, dico
non bisogna essere cattivi al mondo, tante persone che hanno dei dolori
si confidano molto con me. Una confidenza per me è una cosa chiusa,
anche adesso qui in camera si da il consiglio e chiuso.
Io adesso
stavo bene, abbiamo chi paga, abbiamo chi fa gli assegni a vuoto e sono
cose che disturbano, perché mio figlio ha avuto un fallimento abbastanza
grande, sono stata male ma poi ho detto lavoreremo un po’, ti aiuteremo
io e il babbo ma vedi di risolvere non fare una cosa sgarbata perché
c’è la galera, ci sei cascato e adesso piano piano ti tiri su, perché
oggi per quanto una stia attento ci sono delle canaglie. Poi ho due nuore
vado d’accordo.
Lei
mi diceva che per avere una qualità di vita migliore bisognerebbe
lavorare meno per?
Per
avere un po’ di tempo da dedicare un po’ al divertimento. Andare in giro,
fare dei giri a me piace le gite, ma noi siamo sempre stati legati perché
avendo un lavoro in proprio non si può abbandonare. Seguire mio
marito perché abbiamo i mercati, anche oggi la mia famiglia è
sul mercato, abbiamo frutta e verdura, siamo produttori, però. Quando
uno si alza alle 3 del mattino e poi arriva uno che ti porta via i soldi,
brucia, sono tormenti. Io nella mia vita ho fatto studiare i miei figlioli
e ci ho sempre tenuto, hanno preso il diploma, uno è perito, l’altro
è professore, sua moglie è professoressa, insegna informatica.
Si sono sposati giovanissimi. Lei aveva 18 anni, lui 20 dopo è successo
che hanno dovuto sposarsi, dopo ha finito il liceo, lui ha fatto due anni
di accademia e lei l’università, a 24 anni si è diplomata,
ha preso il suo lavoro e hanno avuto questo bambino che adesso ha 20 anni
ed è anche lui all’università. Io prima di venire qui ho
lavorato sotto le serre, cosa devo fare? Lavoro, perché piace, il
nostro lavoro è un lavoro che a me piace. A volte mi arrabbio, dico
perché non smettiamo, poi è inutile, non rimaniamo noi fermi.
Come
è stata la storia della sua malattia?
Un giorno
ero in campagna che raccoglievo i pomodori, ho preso su il carretto per
portare a casa un po’ di pomodori e dopo mi sentivo male qui, ho pensato
avrò fatto uno sforzo. Sono andata a casa, ho fatto due chiacchiere
con la nuora che mi ha detto "se non stai bene domattina vai dalla dottoressa"
le ho detto "ho mangiato dei dolci, penso che la pancia mi faccia male
per questo". Dopo mia nuora stava per partorire, la dottoressa ha detto
"sarà un po’ di colite" e a gennaio lei ha partorito, io ho detto
"non vado a fare le analisi perché la G. deve partorire, non ha
la mamma e io devo starci dietro" e ci sono andata 10 giorni dopo, mi è
venuta una colica e mi sono dovuta ricoverare d’urgenza al pronto soccorso.
Quindi
non si è allontanata da molto da casa?
No
C’è
stato qualche sintomo fisico che ha influito che la ha dato fastidio nella
sua vita di tutti i giorni?
Ma dipende,
non ho idea, perché il nostro lavoro è faticoso, delle volte
mi faceva male l’inguine ma io dicevo "saranno gli sforzi che si fa", perché
il nostro lavoro è pesante, spostare le cassa, andare su e giù
dal camion, pesare le cose che acquisti perché delle volte rubano,
prendere la terra…sono lavori faticosi
E
se dovesse pensare come si sente psicologicamente, il suo stato d’animo
in relazione alla sua malattia?
Ho sempre
quella speranza di guarire, anche se mi hanno detto che ho delle terapie
pesanti da fare, posso avere un indebolimento della vescica, queste cose
pianino pianino ho cercato di rassegnarmi...
L’importante
è vivere?
Si perché
ho visto che ce ne sono lì che vivono, che ancora lavorano. Mi dicono
sempre di farmi coraggio ma non so cosa mi facciano domani, ormai mi hanno
preparato su tutti i (…) poi mi ha detto il primario di L. che mi ha mandato
a Milano che potevano farmelo anche lì l’intervento, però
qui a Milano ne fanno 200 l’anno, mentre lì 1 o 2 l’anno, sono posti
piccolini.
Si
sente un po’ agitata, spaventata o è tranquilla?
Si sa
che una tranquillità non c’è, ma bisogna tranquillizarsi
per me penso così. Se ci sono capitata (...)
Quindi
la sua vita è fatta di lavoro, di famiglia e poi qualche viaggio,
qualche gita?
Si,
gite ne abbiamo fatto mai all’estero, ho sempre detto che quando smettevo
perché adesso il posto della piazza lo abbiamo lasciato al figlio,
dopo vado a fare i miei giri, vado a Parigi, non so se ci posso andare
ancora, però mi piace girare, vedere, mi piace la vita, anche se
c’è il lavoro. Adesso tante persone che sono giovani e non lavorano,
mi fanno dei discorsi che si è fermato il cervello, mentre io quando
sono entrata in ospedale non mi ricordavo i nomi dei dottori, tutto lo
stress di venire dentro. Adesso queste cose le ho superate, spero di superare
anche le altre cose, queste cure pesanti. Ci vuole della forza, il mio
dottore mi ha mandato qua perché mi ha detto "non voglio rovinarla",
spero che qua mi salvino. Voglio venire a casa mia, andare sul trattore...
e restare sempre in contatto con la mia nuora, "non nascondermi niente"
le ho detto "no, non ti nascondiamo niente". Quando sono andata da P. la
prima volta mi ha detto è una ciste però è un tumore,
si viene fuori un po’ scombussolati, ma poi è così.
Questa intervista
è stata realizzata da un componente il gruppo IGEO
(Italian Group for the Evaluation of Outcomes in Oncology)
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