Per
lei cosa significa il termine qualità di vita?
E’ difficile,
è una bella domandina questa. Qualità di vita è un
insieme di cose, non può essere una sola cosa, se lei intende la
vita fisica o la vita psichica o l’insieme mettendo anche quella professionale,
io ritengo che la qualità di vita sia tutto quell’insieme di cose
che conducono ad una situazione di benessere fisico, psichico, spirituale
a tutti i livelli. Poi però dipende anche dall’ambiente e dalle
persone con le quali si ha contatto. Dipende anche dalla professione che
si fa. E come si fa.
Quindi
è anche una cosa interna?
Soprattutto
interna, cioè non è la ricchezza economica, i soldi, i "danè"
come dicono a Milano. No, no c’è ben altro. Oddio, ben vengano,
senza quelli i fa una vita fisicamente grama però spiritualmente
uno può essere benissimo anche completato senza questo. Altrimenti
non si spiegherebbero certe situazioni che sono al limite, però…gli
asceti, roba del genere. Sarebbero inspiegabili. Persone che lasciano le
comodità della vita e vanno in Africa a soccorrere i bambini, tanto
per dire, quando potrebbero starsene tranquillamente a Milano a far niente.
Come
la definirebbe la caratteristica interiore che muove queste cose? Morale,
ricchezza di spirito?
Certamente,
è fisica, ma soprattutto non è a livello fisico, se vogliamo
dire morale, diciamo morale, se vogliamo dire etico, diciamo etico, se
vogliamo dire spirituale diciamo spirituale, se vogliamo dire psichico
diciamo psichico. Ma secondo me, questi termini ben differenti l’uno dall’altro
possono essere un po’ assimilati tra di loro, in contrapposizione con il
fisico. Da una parte c’è il fisico punto e basta, dall’altra parte
c’è questo che si esplica però anche in modi differenti.
E’ logico, una persona molto religiosa parla più di spiritualità,
la morale c’entra per forza di cose, però non è più
la stessa cosa. La spiritualità intesa in senso religioso può
esserci e non esserci, c’è chi ce l’ha, c’è chi non ce l’ha.
Questo non significa affatto che uno che non è religioso è
un amorale o non ha un’etica di qualunque tipo…Non è vero…Certo
che l’insieme del tutto è anche meglio.
Che
cosa ha contribuito nella malattia a migliorare la qualità di vita?
Migliorarla
rispetto a quello che avrebbe potuto essere? Migliorarla in senso assoluto
no, diciamo in senso relativo. Poco fa le avevo detto io ho un carattere
molto particolare, preciso, severo, molto obiettivo, non voglio dire la
parola onesto perché è stata un po’ declassata, diciamo leale,
leale con me stesso e con gli altri, nella mia vita privata, personale
e nella vita di comunità, nella vita sociale e nella vita professionale,
io ritengo che la mia più bella qualità sia questa lealtà,
invece la mia peggiore qualità è la reazione che qualche
volta va al di là di certi limiti. Io potrei farle l’esempio non
so, un certo periodo stavo bene, ad un certo momento mi sono accorto che
c’era qualche cosa qui in faringe, perché non potevo guardare bene,
anche se guardavo con pile e specchio, ma non avevo lo specchiettino da
mettere dentro e avevo questo fastidio, dopo un bel po’ di tempo un sabato
mattina sono riuscito casualmente a vedere questo fatto e il lunedì
sono venuto qui, ho fatto 4 passi, sono andato in otorinolaringoiatria,
il primo signore vestito di bianco che ho visto gli ho detto "sono un collega",
"se sei un collega, si". Gentilissimo mi ha guardato subito, io ero solo,
"sono un collega, guarda che le cose so benissimo come stanno quindi o
siamo di fronte ad una cosa banale, quindi dopo non è che tu devi
telefonare a casa mia", "qui qualcosa c’è" "cosa c’è da fare"
"l’ideale è fare una biopsia" "bene, d’accordo, toglimi il pezzettino",
immediatamente mi ha asportato e io poi l’ho preso e l’ho portato direttamente
in via ....., invece di farlo qui ho preferito la strada più breve,
e il tempo ci è voluto, è risultato lo spinocellulare, ora
non mi si deve raccontare le balle, lo spinocellulare è lo spinocellulare,
punto e basta e l’avevo io. Cosa ho fatto a questo punto, a casa non avevo
detto niente, quando sono andato a casa con questa certezza ed era una
certezza, a momento dopo aver parlato con il primario., cosa succedeva,
le mie domande sono state molto semplici: primo, non faccio nulla, secondo,
cosa devo fare. Se non faccio nulla P. mi dice periodo di sopravvivenza
6 mesi eravamo a Dicembre, parliamo di giugno, se no intervento chirurgico,
grosso modo sapevo cosa era l’intervento chirurgico: demolizione di metà
lingua, demolizione di metà mandibola, demolizione di tutto il cavo
del collo sulla parte interessata, poi rotazione si dopo in un secondo
tempo si poteva fare la mandibola con del materiale plastico, ma lei capisce
che era una cosa pazzesca in cui cosa si assicurava? L’asportazione completa
del tumore, ampiamente sul tessuto sano ma certamente non si poteva assicurare
se era partita una metastasi, a questo punto no, in alternativa? Radioterapia
e chemioterapia, io senza pensarci due minuti ho scelto la radio e la chemio,
con ricovero, ovviamente. Mi ha stabilito il ricovero. Io vado a casa e
dico tranquillamente "le cose stanno così, adesso vi devo dire una
cosa piuttosto seria, le cose stanno così, così e così,
io devo fare delle terapie e naturalmente sono impegnative, non sono una
cosa da niente", ho spiegato esattamente loro "se non faccio nulla tra
sei mesi muoio" uso i termini che si devono usare "e malamente anche, perché
non si muore per condizioni generali, praticamente si muore soffocati,
immaginiamoci, senza contare tutto il resto, la terapia la devo fare immediatamente
perché più tempo aspetto sempre meno c’è la possibilità
di una guarigione, la terapia come mi hanno spiegato, perché personalmente
non la conoscevo la radiazione collineare, e la chemio non sapevo quali
fossero né gli effetti né i risultati con certezza, la terapia
è abbastanza impegnativa, per me ma anche per voi, io passerò
un periodo in cui sarò intrattabile sotto tutti i punti di vista,
sappiatelo, capitelo, perdonatemi prima, cosa vi devo dire" e ho cominciato
questa chemioterapia devo dire fatta in maniera perfetta, basta chiuso,
a tutti i livelli, ma non perché ero medico, perché l’abitudine
laggiù è questa, naturalmente i primi tempi non è
successo niente, la terapia l’ho cominciata all’interno dell’ospedale la
radio e anche la chemio ho fatto la prima applicazione. Le faccio un piccolo
esempio io ho rifiutato di fare quei medicamenti che calmano il vomito
in maniera particolare, però ho preferito andare a casa subito dopo
fatta la chemio, così se sto male, sto male a casa mia, infatti
ho passato la notte in bagno vomitando l’anima, io non ce l’ho più
l’anima, l’ho vomitata quella volta. Stavo da cani, non male, una cosa
pazzesca, anche perché ho avuto vomito continuo che è durato
tutta la notte, io l’ho accettato, l’ho tollerato, lo sapevo, per inquadrare
un attimino la situazione e ho continuato la radio e a periodi la chemioterapia.
La radio ha cominciato a fare i suoi effetti piano, piano, irritazione
della bocca, una sciallorea piuttosto violenta insomma emorragia perché
quando ha eroso la parte tumorale son saltate fuori le vene, le arterie,
di notte mi sentivo il sangue in bocca, andavo in bagno, ma sempre da solo,
non volevo aiuto, finché ce la faccio, faccio da solo quando avrò
bisogno di aiuto pazienza, e così è stato. Poi è subentrata
quella cosa pazzesca che è stata la stomatite, di una violenza,
io nella mia vita professionale non ho mai visto una stomatite sugli altri
così, naturalmente c’era la questione delle lesioni renali da chemioterapia,
c’erano un sacco di cose, la funzionalità renale da controllare
e via di seguito, quindi in casa mi facevo le flebo da solo, perché
non riuscivo a mandar giù una goccia d’acqua, ho provato con il
contagocce a farmi cadere una goccia in bocca e non le dico. Non potevo
neanche bestemmiare perché non potevo parlare, non avevo nemmeno
quella chiamiamola soddisfazione per modo di dire. Questa era la situazione
reale. In quel periodo non le dico quello che ho passato, perché
avevo in certo qual modo tutto quello che avevo io, sia il dolore fisico
continuo, sia questa fatica a respirare, impossibilità a mangiare,
bere, parlare, sono stato 15 giorni senza aprire bocca, anche perché
non potevo aprirla la bocca, aprivo appena le labbra ed era un pasticcio
e quindi le lasci immaginare, preoccupato per l’urina nel caso dovessi
avere dei blocchi renali, il tutto disturbando il meno possibile la altre
persone che erano in casa, poi le spiego la mia situazione familiare, e
i due bambini, soprattutto i due bambini.
Quanti
anni hanno?
Adesso
uno 14 anni e l’altro 11, allora ne avevano due di meno. Io stesso l’ho
buttata sul ridere perché volevo partecipare alla vita familiare,
stando magari a tavola, loro mi prendevano in giro in certo qual modo,
imitando i miei versi, ma quando io mettevo in bocca qualunque piccola
cosa e poi sbattevo le mani sul tavolo così, andavo via. Loro stavano
zitti, quando tornavano mi imitavano: mettevano in bocca qualcosa facevano
così (sbatte la mano sul tavolo) e se ne andavano via. E’ un modo
loro per sdrammatizzare un pochino la situazione e io lo capivo e lo accettavo
però quello che c’era, c’era in più c’era la preoccupazione
sia pure tranquilla, sia pure serena, sia pure accettata c’era la preoccupazione
di: dopo come andrà a finire? Mica uno scherzo. Sono riuscito a
finirle queste 36 applicazioni e le ultime, le ultime 20 sono state una
tragedia, perché io sapevo di venire qui, fare l’applicazione, stare
da cane e andando via peggioravo la situazione reattiva eppure l’ho fatto,
io chiedevo dopo cosa succede "si dopo guarisci…" sono quelle cose che
si dicono, che io stesso ho detto tante volte ai miei pazienti. Io ripeto
consapevolezza al 100%, serenità il massimo possibile, non mi faccia
fare percentuali, speranza, se non ci fosse ti spari, speranza e anche
una certa fiducia se vogliamo "se fanno questo loro che hanno una certa
pratica, non l’hanno fatto a casaccio", infatti questa mia speranza è
stata soddisfatta in pieno, questa mia fiducia, pure e la mia tranquillità
e serenità mi ha aiutato a superare non solo il periodo della terapia
che onestamente è stato il peggiore, ma soprattutto anche dopo,
il soprattutto è legato al tempo di lunghezza e di insicurezza sul
risultato non sull’intensità della malattia che era superato ormai,
quando ho fatto l’ultimo ho tirato un sospiro di sollievo, poi c’è
voluto un bel pezzo prima che si sedasse, poi un sacco di altre cose, quindi
adesso c’è una faringite atrofica per forza di cose e va beh, tutto
questo pian piano l’ho superato, ho dovuto cambiare regime alimentare,
mi piaceva tutta la roba piccante, per l’amor di Dio, l’acqua frizzante
mi infastidisce, immagini lei l’olio con il peperoncino che prima era normale.
Se prima avevo questa serenità, tranquillità a livello psicologico,
se durante la terapia nonostante tutta quella parte negativa che c’era
sia pure di passaggio, ma c’era, l’ho sopportata, l’ho accettata, l’ho
voluta, l’ho scelta, dopo quando le cose andavano meglio, stavo meglio
e quindi ho superato anche la fase post. Però c’era sempre un punto
interrogativo: adesso cosa succede? Poi pian pianino terminata tutta la
terapia sia chemioterapica sia radio ho lasciato che le cose andassero
come volevano e venivo qui per farmi controllare, cosa che faccio anche
ora ogni 3, 4 mesi e di volta in volta, c’è G. che mi vede sempre
il mercoledì, il quale vigliacco è uno che mi guarda la bocca,
mi infila un dito in gola e buonanotte arrivederci, giustamente lui deve
toccare, visto dal punto di vista del medico è una cosa, del paziente
è un’altra, io ho vissuto tutte e due le cose e adesso capisco molto
di più di quello che non avevo capito prima. E lui fino all’altro
giorno, tutto è andato bene, cioè non si verificato nulla
salvo un piccolo episodio qualche mese fa che io ho avuto un granuloma
al dente canino superiore di sinistra e si è gonfiata la parte,
naturalmente io sono venuto qui a farmi vedere ho fatto prima un cranio
per i seni paranasali, trattandosi di un canino, sono andato da un mio
amico dentista ho fatto l’ortopantomografia ho fatto anche un torace per
controllo, diciamo che quel dente era un granuloma. Ci sarebbe la possibilità
di operarlo, facendo uno sportellino per asportare il granuloma, ma sia
loro me lo hanno sconsigliato, sia il dentista mi ha detto che non me lo
avrebbe fatto, sia io non accetterei di farlo, il dentista mi ha proposto
di fare un piccolo buchetto e mettere dentro un certo farmaco che non conosco
e il granuloma sarebbe andato via "va bene fa quel che è meglio,
ritorno da te e se è il caso lo faremo", io sto bene, se la cosa
è tornata indietro, è chiaro che non era nulla di specifico,
passato questo adesso sto benino, faccio una vita del tutto normale, in
tutti i sensi, sono un po’ più reattivo di prima, un po’ più
cattivo di prima, meno tollerante di prima, io ritengo anche forse che
questa mia eccessiva reazione che è stata più o meno preventivata
nasconda in certo qual modo la volontà di non pesare eccessivamente
sugli altri a mo’ di "oh poverino sta male capiamolo" per non dire compatiamolo,
non che mi da fastidio la compassione, quando ci vuole, ci vuole. E forse
questa mia reazione, ci ho pensato molto superficialmente, adesso forse
un po’ più profondamente, questa mia reazione nasconde la volontà
di separarmi, di isolarmi un pochino reagendo e tra virgolette litigando,
io reagisco isolandomi, per non far pesare sugli altri una certa situazione
di cui forse io non mi rendo perfettamente conto, perché essendo
io il titolare della cosa, non mi rendo proprio conto, perché un
conto è vedersi dall’esterno, un conto è vedersi dall’interno,
io ritengo che questo eccesso di reazione sia a scopo benefico per togliere
il peso che potrei dare e allora io sono attivissimo, faccio un sacco di
cose da tutti i punti di vista, quando andiamo in vacanza andiamo in roulotte
in un campeggio dove io lavoro a non finire, qui a Milano ho il computer,
sto qui ore e ore a combinare casini che non finiscono, ieri ho messo dentro
una password, non riuscivo a toglierla è stato tutto bloccato, ieri
pomeriggio sono riuscita a sbloccarlo, tanto per dire, faccio lavori manuali,
tutto quello che riguarda la piccola idraulica e la piccola elettricità
di casa la risolvo io, adesso sto facendo un impianto per l’acqua corrente
nella roulotte. Noi raccogliamo argenti, per un po’ ho abbandonato la cosa,
qualche mese fa intorno a Natale mi sono di nuovo… allora in giro per vedere
tutti i negozi di rigattiere, di antiquari, tutte le fiere che si tengono,
i mercatini, sono diventato un mezzo tecnico di antiquariato di argenti
inglesi in modo particolare. Questo glielo dico non per parlare di piccole
cose ma per farle capire come una serie di piccole attività che
non mi sono imposto, ma che faccio volentieri e ne traggo due conclusioni:
primo se ho voglia di farle vuol dire che non sto poi così male,
e se le faccio vuole dire che ho la capacità fisica e psichica di
farle, perché altrimenti non potrei farle, preferisco andare in
giro a piedi, prima non attraversavo la strada se non in macchina, adesso
tranquillamente vado a piedi, mi sono messo in pensione 4 anni fa e ho
la possibilità di tempo di farlo, però spesse volte scelgo
di andare a piedi o con i mezzi pubblici piuttosto che prendere la macchina,
non perché sono un ecologista, ma perché preferisco farlo
così. E se lo faccio vuol dire che ho la possibilità di farlo.
Fisicamente, salvo localmente dove c’è una faringite atrofica con
tutte le sue antipatiche conseguenze che però nel tempo è
andata via via migliorando e poi mi sono un po’ abituato, convivo, l’accetto,
la tollero e me la tengo, so che non posso toglierla completamente e me
la tengo. Per il resto, se dovessi dire faccio una vita normale, uguale
a quella che facevo prima, non quando lavoravo che era tutta un’altra cosa,
perché questa cosa è capitata circa due anni dopo che sono
andato in pensione, che mi sono messo in pensione. Parliamo del periodo
di pensione ante e periodo post questa situazione, se dovessi fare delle
differenze salvo quella della maggiore irritabilità che è
un po’ accodata a quello che le ho detto, fisicamente e psichicamente mi
trovo nella stessa situazione, fisicamente con la faringite atrofica, psichicamente
non ho avuto né tracolli, né deviazioni, non ho avuto crisi
mistiche come capita in questi casi, prima ero e adesso sono, voglio dire
non ho avuto crisi spirituali, la mia morale è rimasta abbastanza
simile, e anche la mia vita psichica è quella che è anche
se nella mia vita di casa succedono degli scontri che da una parte provocano
la mia reazione, ma dall’altra parte mi trovo ad autotranquillizzarmi e
calmarmi, però calmarmi significa chiudere un attimino i rapporti,
dico è meglio star zitto che parlare e litigare. Sto zitto, però
questo provoca un certo distacco, una certa chiusura.
Quello
che diceva prima, l’allontanamento…
Si,
anche se momentaneo, provvisorio e modesto se vogliamo. Ma è anche
il fatto di dire "hai passato un periodo che magari eri già crepato
a sto punto, hai la fortuna di essere vivo, di star bene, di condurre una
vita normale, perché vuoi rovinarti la giornata, l’ora, il minuto,
litigando, insistendo sempre sugli stessi argomenti, reagendo sempre in
malo modo?" E qualche volta riesco a barcamenarmi in questa situazione,
la reazione caratteriale non me la toglie nessuno, ma il comportamento
anche caratteriale, quello in certi limiti posso, devo modificarlo e qualche
volta riesco anche a modificarlo, però a modo mi, la modifica non
è non mi incavolo più, è chiudo, la mia controreazione
alla mia reazione è la chiusura, non provocata da me nel senso "sono
finito, povero cristo, disperato", la chiusura è se non parlo, non
litigo, se parlo vado il rischio di litigare. E’ vero che la chiusura provoca
una situazione di enpasse in famiglia, ma sempre meglio di un litigio,
con questo si litiga anche ma ad un certo momento preferisco chiudere.
Una volta ero più caparbio, anche adesso abbastanza caparbio, le
mie idee le ho e spesso dico, se io ritengo di aver ragione e dimostro
di averla è inutile farmi cambiare idea. Perché cambiare
idea significherebbe peggiorare la mia situazione, io insisto sulla mia
cosa a meno che non mi dimostra che sto sbagliando, ma fino adesso quando
sono io che dimostro agli altri che sono loro che stanno sbagliando, se
volete cambiare, cambiate voi, venite su voi non che vengo giù io.
Questo lo facevo quando facevo il medico, io mi abbassavo non in modo antipatico,
per l’amor di Dio, al livello di chi mi doveva ascoltare altrimenti qualcuno
non mi avrebbe capito, ma non era un abbassarsi era un mettersi… adeguarsi,
ma era un adeguamento, se io parlo con uno alto due metri devo alzare la
testa, se parlo con un bambino di 50 centimetri devo chinarmi. Non è
un abbassarsi, è mettersi nella situazione di farsi capire. In genere
la testardaggine mi è rimasta, se parliamo della violenza della
reazione, serenità nella discussione mi è rimasta, ma mi
è rimasta anche la lealtà, l’assenza assoluta di ipocrisia.
Non ho mai detto bugie, le uniche bugie sono state a qualche ragazza quando
ho detto ti voglio bene e non era vero. Arrivavo anche a non essere bugiardo
anche quando dovevo comunicare ai miei pazienti che la loro situazione
era grave e soprattutto irreversibile, non è che glielo dicessi
brutalmente, però un giro di parole, cercando di aiutarmi con esempi,
cercavo di far capire loro che non potevano pretendere l’impossibile e
che il loro futuro a breve o lungo tempo non poteva essere che uno. Questo
perché io ritengo che sia giusto che uno sappia quello che gli deve
capitare, perché potrebbe avere degli interessi suoi da sistemare,
e li sistemi, se poi non vuole sistemarli sono fatti suoi. Non erano vere
e proprie bugie perché erano delle mezze verità o delle mezze
bugie, lo scopo era evidentemente valido, anche se avessi detto una bugia
aveva un evidente scopo e motivo di essere bugia ma per il resto no. Per
me non esistono le bugie, anche perché sono così "ciula"
che se io dico adesso una bugia fra 10 minuti non me ne ricordo più
e dico il contrario. Io sto bene, sto come stavo prima, con qualche squilibrio
momentaneo, qualche volta lo sento di più, qualche volta di meno.
Fisicamente c’è questo disturbo, dolore vago, di secchezza alla
bocca, di intolleranza di cibi anche appena acidi, l’aceto per me non esiste
più, il pomodoro crudo comincia a bruciarmi in bocca, ecco o lo
tollero o non lo prendo. Con questo bevo anche un liquore senza farlo toccare
molto con le labbra, però lo bevo. E psichicamente il mio caratteraccio
me lo tengo, il mio comportamento in un certo limite l’ho modificato, ma
onestamente mica tanto. Se cattivo ero prima, cattivo sono adesso.
Questa intervista
è stata realizzata da un componente il gruppo IGEO
(Italian Group for the Evaluation of Outcomes in Oncology)
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