Che
cosa è per lei la qualità di vita?
Dopo
la malattia o in generale?
Direi
in generale.
Qualità
di vita nel senso viverla tranquillamente più che altro questo in
senso generale. Dopo la malattia si fa un po’ più dura. Inizia il
pensiero fisso, è una mina durante la crescita. Soprattutto perché
ho 23 anni, pensavo potesse accadere ma non così presto. Essendo
accaduto subito a 23 anni, adesso, purtroppo, il pensiero è abbastanza
costante riguardo alla malattia, non è più una vita tranquilla
e serena. Ogni piccola cosa, un raffreddore, ti riporta al pensiero della
malattia. Insomma non è più una vita così serena,
per ora.
Ci
sono delle cose che possono migliorare la qualità di vita di un
individuo?
Senz’altro.
Già una stabilità…Intanto penso che l’individuo vada rapportato
al tipo di società in cui vive. Penso che rapportandomi al tipo
di società in cui vivo, penso che, diciamo, un buon lavoro, una
ragazza, una moglie a seconda dell’età, una situazione di tranquillità
di questo genere possa aiutare un individuo. Una questione di stabilità,
qualche punto di riferimento a cui aggrapparsi. E’ ovvio che se un individuo
oltre il problema della malattia, ha anche il problema dei punti di riferimento
a cui aggrapparsi, la questione diventa anche più seria penso.
Faceva
cenno a qualcosa di personale dicendo questo?
Si perché
mi sono reso conto che oltre al problema della malattia…potrebbe essere
limitato il problema della malattia se magari avessi la possibilità
di un lavoro sicuro. Una tranquillità a livello sociale, più
che altro, un lavoro, delle aspettative migliori…il problema della casa
già, il problema di…hai una ragazza e non puoi sposarti perché
non hai casa, non hai lavoro. Il problema rivolto anche ad eventuali figli.
Uno pensa io metto al mondo un ragazzino ma hai una serie di problematiche
legate al sociale che sommate al problema di un ragazzo di 23 anni che
si trova a combattere già con una malattia del genere crea un po’
di disturbi, tutto qui.
E’
anche a questo che faceva cenno parlando prima di serenità?
Serenità,
il termine serenità per me ingloba tutte queste cose, lavoro, una
famiglia se possibile oppure una persona a cui fare riferimento, una ragazza,
una moglie, una serie di cose che ti rendono più tranquillo, più
sereno. E’ ovvio che se poi hai dei problemi a livello lavorativo, cioè
degli stress a livello lavorativo anche su altri livelli, la tensione che
senti per la malattia si sente ancora di più ovviamente.
Lei
cosa fa, come trascorre la giornata?
Ora
come ora fortunatamente ho trovato un lavoro, non molto gratificante, però
è pur sempre un lavoro e mi accontento, la maggior parte della giornata
la trascorro al lavoro, dalle 7 del mattino alle 6 del pomeriggio ho la
giornata occupata, il resto del pomeriggio lo trascorro un paio d’ore al
baretto sotto casa poi basta. Se posso uscire con la ragazza esco con la
ragazza se non con gli amici. Adesso come adesso solo il fine settimana,
prima uscivo quasi tutte le sere perché non avevo lavoro, stavo
sempre per strada. Stando sempre per strada, facendo riferimento al discorso
di prima, avendo troppo tempo per pensare, non avendo punti di riferimento
e avendo troppo tempo per pensare, le due cose si sommavano, non avere
punti di riferimento più, se possiamo chiamarla, una paranoia della
malattia, la situazione era abbastanza pesante, stressante si faceva parecchio
sentire, adesso bene o male c’è qualche periodo durante la giornata
di riposo.
Se
dovessimo identificare delle cose che peggiorano la qualità di vita?
In che
senso, in generale sempre? Al di fuori della malattia?
Si
quello che le viene da dire sia riguardo alla malattia, sia al di fuori
di questa
Se devo
fare riferimento al mio caso, i problemi che si generano a lungo andare
sono quasi tutti creati da me stesso, come se me li vado a cercare in sostanza.
Sono problemi che potrei benissimo evitare. Che so per me è molto
importante per dire l’amicizia specialmente dopo la malattia perché
mi sono stati appresso abbastanza i miei amici quindi non cercare di scostare
gli amici. La stessa cosa riguardo alla ragazza. Stessa cosa cercando di
tenere un certo tipo di rapporto con i genitori che è già
abbastanza difficile. Poi sempre riferendomi a prima, non avere dei punti
di riferimento potrebbe aggravare la situazione.
Perché
il rapporto con i suoi genitori è difficile?
Fondamentalmente
sono un ragazzo che pensa che quasi tutti i ragazzi della mia generazione
abbiano un rapporto difficile con i propri genitori perché secondo
me c’è stata una spaccatura troppo netta tra la loro generazione
e la nostra. Quindi non riescono a comprendere in che situazione noi viviamo
e in che situazione ci troviamo, specialmente un determinato tipo di gioventù
perché non tutti i giovani frequentano gli stessi ambienti. E per
quanto mi riguarda il problema con i miei genitori nasce dal fatto che
i miei genitori da 10 anni a questa parte…facendo riferimento agli altri
due fratelli che ho che sono abbastanza sicuri di se stessi e lineari nei
comportamenti, sono ambiziosi, vestono bene…facendo riferimento a questi
altri due fratelli, si sono trovati un figlio, invece, che non aveva alcun
interesse in queste cose, che è diventato punk a 16 anni. Quindi
si sono ritrovati dentro casa un figlio che non rispecchiava i loro canoni
di normalità. Anche perché c’erano i commenti della gente
circostante e si facevano influenzare da questi. Però fondamentalmente
penso che a parte il mio caso personale tutti i ragazzi della mia età
abbiano questi problemi, o per lo meno quelli che frequento io, abbiano
problemi più o meno gravi di comprensione con i genitori.
Qualche
cosa che possa influenzare negativamente la sua qualità di vita?
o la qualità di vita in generale?
Facendo
riferimento a quello che dicevo prima che secondo me la qualità
di vita è dettata soprattutto da viverla più tranquillamente
possibile, ovviamente ci sono delle cose che possono disturbare questa
tranquillità, nel mio caso a parte la malattia, questo rapporto
di contrasto con i miei genitori, di contrasto eventualmente con i miei
amici, anche perché penso che dopo la malattia i miei amici siano
stati una parte importante della mia vita e anche dei punti di riferimento
sociali, che possono essere il lavoro o qualcosa di simile. Quindi la mancanza
di questi punti di riferimento che spaziano dal lavoro all’appoggio dell’amicizia
o agli appoggi esterni, la mancanza di questi punti potrebbe influenzare
la tranquillità.
Per
palare dei suoi sintomi relativi alla malattia, anzitutto sul piano fisico
ci sono dei sintomi, delle sensazioni fisiche che influenzano la sua qualità
di vita, in meglio o in peggio?
Sensazioni
fisiche legate alla malattia a livello di dolori o fastidi in particolare
non ce ne sono perché la mia malattia è curabile, è
uno dei tumori più curabili. Ho qualche piccolo fastidio nella regione
in cui sono stato operato ma niente di rilevante, dei fastidi sopportabili,
soprattutto il fastidio fisico si ripercuote sulla mente, mi dà
una sensazione di ansia che mi riporta a confrontarmi con la malattia se
tante volte me ne fossi dimenticato.
Lei
come ha vissuto l’operazione?
Diciamo
che paradossalmente non vedevo l’ora di essere operato anche se sapevo
che operazione dovevo subire, non vedevo l’ora di essere operato perché
pensavo di affrettare i tempi e quindi che fosse la cosa migliore prendere
la cosa dall’inizio. Ho affrontato l’operazione, tranne i primi giorni,
abbastanza bene. Non mi ha provocato troppi problemi per cui ho pensato
"In fin dei conti, oramai non posso più far niente quindi non è
il caso che sto a creare dei problemi particolari". Quindi l’ho presa abbastanza
bene.
E
poi come ha preso le conseguenze dell’operazione, come le ha vissute?
Le conseguenze
dell’operazione sul piano fisico non mi danno nessun tipo di fastidio,
certo l’integrità sarebbe stata la miglior cosa, però così
è stato e voluto, ho accettato abbastanza bene fisicamente. Magari
c’è qualche riscontro a livello mentale, perché una malattia
del genere che è sinonimo di quasi morte certa, pubblicizzata come
una malattia, un male non curabile, come qualcosa di devastante, essendo
stato questo tipo di reazione che provoca qualche tipo di disturbo mentale,
disturbo più che altro di tipo ansioso, ci sono periodi in cui si
fa sentire di più e periodi in cui vivo abbastanza tranquillamente.
Per
quello che riguarda se c’è qualche cosa che vuole aggiungere?
Penso
che più che altro è una confessione che può essere
determinante magari quello che ho detto è aiutato da quello che
dirò tra poco, per uno psicologo potrebbe essere determinante questo.
Diciamo che la malattia che ho avuto mi fa pensare sempre al pensiero fisso
della morte, mi provoca delle limitazione nei confronti della vita e per
cercare di addormentare questi pensieri ricorro a sostanze esterne che
sono psicofarmaci e alcol mischiati che addormentano un po’ il cervello
e quindi non penso tanto ai pensieri che e in particolare a questi, anche
se l’uso di queste sostanze è precedente alla malattia che al riscontro
della malattia quindi evidentemente l’ansia che è scaturita dalla
malattia è solamente la punta di un iceberg, è qualcosa che
mi trascino già precedentemente
Mi
diceva che queste cose erano cominciate in occasione della malattia di
suo padre prima e di suo fratello poi.
L’uso
di queste sostanze…mio padre è stato operato 5 anni fa e ebbi un
crollo nervoso anche perché dopo l’operazione di mio padre con tutte
le conseguenze, perché non è l’operazione quanto il fatto
di vedere i propri genitori in determinate condizioni e quindi è
stato un trauma. Per lo più appena operato mio padre è morta
mia nonna che per me praticamente è stata non dico come una madre
perché mia madre è stata sempre a lavorare e quindi sono
sempre vissuto con mia nonna quindi avevo un affetto molto forte, quindi
ho avuto un crollo nervoso e da allora ho cominciato a far uso di queste
sostanze esterne evidentemente, penso io, dovendo far ricorso a queste
sostanze esterne un problema di fondo ci dovrebbe essere
Questa intervista
è stata realizzata da un componente il gruppo IGEO
(Italian Group for the Evaluation of Outcomes in Oncology)
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