| Cos’era
per lei la qualità di vita, cosa faceva la sua qualità di
vita?
Ma io
mi sentivo contentissimo della mia vita, pur essendomi capitato un posto
di lavoro poco soddisfacente, per l’età che avevo perché
io ho cominciato a lavorare nell’interno della miniera, avevo appena, appena
17 anni, che non era neanche permesso entrare a quell’età, ma era
la stessa società mineraria che con un trasferimento un po’ truccato
sono entrato dentro per guadagnare qualche soldo in più, era il
1942. Sa essendo giovani, si è lavorato, poi era il pieno della
guerra, io ho vissuto sempre contentissimo di quello che si presentava
di fronte a me.
E
che cosa era così importante?
Io facevo
l’armatore in miniera che è una categoria di operaio che …è
importante perché il lavoro che compie l’armatore è la sicurezza
della miniera e di tutti gli altri lavoratori che ci lavorano. Perché
è come un muratore quando fa i ponteggi.
Quindi
il lavoro è stato molto importante per fare la qualità di
vita?
Si,
è importante. Poi a 22 anni mi sono sposato, una famiglia numerosa
ho creato.
Quanti
figlia ha?
Otto
ne abbiamo avuti. Oggi ne abbiamo solo 5 vivi, sono andati male. E abbiamo
attraversato con mia moglie dei dispiaceri, anche quando stava crescendo
la famiglia. La prima bambina a 4 anni è morta che era rachitica
non cresceva più, abbiamo sofferto molto. Il terzo figlio all’età
di 2 anni è caduto in un canale vicino a casa, che io non c’ero,
si è distratta mia moglie, ci ha provocato non solo la perdita di
questo figlio, ma l’autorità che doveva risarcirci del danno che
abbiamo subito questo canale non era protetto, ci hanno anche impaurito,
hanno impaurito mia moglie. E poi abbiamo continuato così, sacrificando,
allevando questa famiglia numerosa. Adesso 4 anni fa, qua in questo ospedale
è morta una figlia di 36 anni di quel male disgraziato e ci ha portato
nuovamente le forze, le ha portate per terra. E tutto l’altro io dopo 26
anni di lavoro nella carbonifera c’è stata questa legge di nazionalizzare
le aziende che facevano parte della produzione dell’energia elettrica e
ci ha assorbito anche noi l’ENEL. Si è cominciata a migliorare la
posizione lì.
Lei
da quando ha avuto l’intervento era già pensionato?
Si,
si.
Da
quando?
Sono
andato in pensione nel 75 e ho avuto questo intervento nel 90.
All’interno
della sua esperienza di intervento, di cure, di trattamenti c’è
qualche cosa che potrebbe rendere più buona la sua qualità
di vita?
Non
lo so. In casa sono tranquillo, ho dei figli bravissimi, sono contento.
Ci ostacola un po’ la contentezza più di quello che abbiamo, perché
ho mia moglie che soffre già da 4, 5 anni di artrite reumatoide
ed è mal messa. Ci porta tanti disturbi, perché questa donna
non è sana come poteva essere anni addietro. La nostra vita è
un po’ ferma per questa ragione.
Che
cosa potrebbe migliorare questi problemi?
Migliorare,
non c’è miglioria. E’ questione solo di una rassegnazione, viviamo
in questo metodo.
Ma
come si vive, quali sono i problemi?
I problemi
sono che noi dobbiamo avere uno in casa che pulisce la casa. Abbiamo sempre
una ragazza.
Quindi
un’assistenza potrebbe migliorare la vostra situazione?
Ma guardi,
sinceramente le dico che questa assistenza sarebbe un aiuto a coprire le
spese, le spese come potrei spiegare, il lavoro che fa una donna che abbiamo
in casa per farci quello che c’è da fare. Perché mia moglie
non può lavorare, infatti ogni 3 mesi, al massimo passano 4 mesi,
deve farsi un mese in una clinica per questa artrite reumatoide, allora
la rimettono in sesto e per 3, 4 mesi…però dopo un po’…
Dopo
l’ultimo intervento o durante i suoi problemi di salute ha avuto qualche
disturbo fisico o psicologico che ha in qualche modo cambiato la sua vita?
Non
lo so, non so coso rispondere…
Parliamo
dentro la famiglia, parliamo tra le sue abitudini…diciamo che il rapporto
di lavoro lei lo aveva concluso con un pensionamento, non a causa della
malattia?
Io sono
andato in pensione regolare perché avevo raggiunto il tanto previsto
dal contratto di lavoro.
La
sua vita se l’è riorganizzata dopo il lavoro con la famiglia, con
i suoi amici…la mia domanda è questa: c’è stato dentro l’esperienza
dei vari interventi che ha fatto, delle cure, ci sono degli aspetti fisici
rispetto allo star male, ad avere dei problemi, al recupero dopo l’intervento
che hanno modificato la sua vita. In che cosa si è modificata la
sua vita? Oppure dei problemi psicologici?
Ma,
per quello no, stavo dicendo anche prima. Sarebbe questo disturbo che ho
avuto, non so spiegarmi, però da quando ho avuto questo ictus cerebrale
mi ha portato un po’ di disturbo, l’unico disturbo che mi è rimasto
è di guidare a lungo la macchina, che da allora fare un viaggio
non me la sento, perché facevo un viaggio da casa a .... nella strada
c’è traffico, la macchina poteva prendere anche un po’ di velocità,
io ero abituato a venirci a ....., ho la famiglia che ci abita. Adesso
non lo posso fare più, mi ha reso impotente a questo comportamento.
Ha
degli amici?
Ho la
famiglia, mamma, fratelli, sorella.
Quanti
anni ha sua mamma?
89,
20 anni in più di me. Sicché adesso quando devo venire a
..., devo chiederlo ad uno dei miei figli.
Poi
lei mi ha parlato degli amici, del suo ambiente nel paese. E’ cambiato
qualcosa da quando ha avuto questo intervento…
Per
un periodo, mesi, non potevo essere tra gli amici, perché non c’era
la forza di andare in piazza, di rimanere lì…però piano piano
nell’arco di una metà di un anno, mi sono ripreso, io ho tanti amici
che mi aspettavano di rivedermi tra loro, e siccome io sono sempre stato
il tipo che mi è sempre piaciuto farmi delle chiacchierate allegramente,
sono stato sempre benvoluto dai miei compagni e dai miei paesani, sicché…per
un periodo ho sofferto perché non potevo, non credevo neanche che…e
qualche amico mi diceva anche che io in quelle condizioni che mi vedevano
non sarei ritornato…
E
quali erano i problemi fisici che aveva?
La testa,
era duro. Avevo sempre dei capogiri, ma adesso mi è passato tutto
è già da un anno a questa parte che prendo sempre la pastiglie,
tutti i giorni, non ho più problemi. Ho già detto una volta
che non mi sembra vero che oggi io mi senta così bene come mi sono
visto io in certe occasioni dopo l’intervento.
Questa intervista
è stata realizzata da un componente il gruppo IGEO
(Italian Group for the Evaluation of Outcomes in Oncology)
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