Cosa
significa per lei qualità di vita?
A parte
la salute, penso anche sia come vive uno. Poi penso che sia molto influente
il lavoro, nel mio caso far star bene la famiglia, i miei figli, avere
una vita decente, decorosa.
Di
che cosa è fatta questo tipo di vita?
Poter
far fronte a tante cose, ad esempio per i bambini poter comprare i libri,
i vestiti, darci da mangiare. E lo stesso per noi adulti. Per quanto riguarda
le malattie, queste vanno, vengono, si cerca di curarsi, non mi spaventano
più tanto. Però mi spaventa più il lavoro, il lavoro
è una cosa su cui impostare la propria vita. ricavo ..., ricavo
tante cose dal lavoro e riesco a vivere. Ormai al giorno d’oggi, non è
più solo mangiare, nutrirsi, si ha bisogno di molte cose per vivere:
della macchina, del televisore, dei vestiti, delle scarpe. Se uno è
senza lavoro, non riesce ad ottenere questo.
Lei
che lavoro fa?
Io faccio
l’autista. Adesso sto lavorando, guido gli autobus. Dopo che mi sono operato
ho cercato lavoro, molti rispondevano picche, quelli che sapevano il mio
caso, che mi hanno operato. Sarà perché la mentalità
"Magari questo qui si mette in malattia, sfrutta la ditta". Magari hanno
pensato questo. Ed io ero disoccupato, poi ho ripreso a lavorare.
Questi
aspetti hanno reso cattiva, povera la sua qualità di vita?
Si ho
avuto tante difficoltà, non tanto l’operazione in sé o venire
ai controlli, a fare le visite, quanto la perdita del lavoro.
Quindi
ha perso il lavoro?
In poche
parole ho avuto tanti problemi, ho avuto aiuti da mia madre, dal comune
una volta, da assistenti sociali ma non è su queste cose che uno
riesce a tirare avanti, sono spiccioli…
Quindi,
a parer suo, che cosa potrebbe contribuire ad una buona qualità
di vita?
Nella
mia esperienza un aiuto ... un aiuto per chi non riesce a lavorare, giustamente
gli andrà bene una pensione dal lato finanziario. Però chi
può lavorare, come nel mio caso, posso lavorare però il manovale
non lo posso più fare perché, non so, mi tira dappertutto
perciò non riesco a fare sforzi troppo grandi. Dargli un punteggio
di più per il lavoro, aiutarlo ad inserirsi nel lavoro. Questo è
molto importante perché se uno rimane così, disoccupato,
deve far fronte a queste spese perché anche se così, sono
spese. Io mi sono preso un giorno di libertà, intanto ci rimetto
la giornata, spese per venire qua perché da … sono tanti km di curve
e controcurve e sono sempre spese. Insomma, tante cose…
Quindi
un sussidio, un supporto?
Per
chi non possa lavorare si, ma un sussidio che si possa vivere. Poi però
chi può lavorare dargli un aiuto a rientrare nel lavoro...
Nell’ambito
degli affetti, della vita familiare cosa può contribuire a rendere
buona la qualità di vita?
Nell’ambiente
familiare sono stato più coccolato. Hanno cercato di aiutarmi moltissimo.
In
che modo?
Svolgendo
la vita normale e in più facendomi coraggio. Perché se magari
uno lo trattano, non so da handicappato anche se non c’è penso che
sia peggio. Trattando uno che "Tu sei ammalato di cancro non puoi fare
questo, non puoi fare quello", invece mi hanno trattato normalmente come
tutte le altre volte, solo che hanno cercato di contribuire un po’ tutti....
a uscire un po’ dall’idea, naturalmente ci ho pensato...
A
suo parere cosa può rendere povera la qualità di vita?
Che
uno rimanga scioccato da questo affare qua. E poi come dicevo prima che
uno trovi il sostentamento. Non trovando quello, magari uno si dedica all’accattonaggio,
a rubare, a fare tante cose che non avrebbe fatto. Poi, basta… Per me la
cosa principale è il lavoro, quando sono tranquillo sul lavoro potrei
affrontare anche il giro del mondo che non mi interessa.
Questa intervista
è stata realizzata da un componente il gruppo IGEO
(Italian Group for the Evaluation of Outcomes in Oncology)
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