| Chiamate Roma 3131
Febbraio Ore 10,30. Chiamate Roma 3131 da questo momento comincia la "dolorosa storia". Il presentatore Franco Moccagatta da il via alle telefonate. Primo giorno, prima telefonata: ho un tumore al seno. Secondo e terzo giorno non si parla d’altro che di tumore al seno il presentatore esortò le ascoltatrici ad eseguire un’autopalpazione e a spiegarne la tecnica, io ascoltavo con un solo orecchio. Quarto giorno la stessa musica ed io ascoltavo. Ultimo giorno della settimana: "andate subito sul letto e fate così …." Ad un certo momento fu come se parlasse con me. Mi spogliai e cominciai ad eseguire gli "ordini" e….. avevo un qualcosa al seno destro…non è possibile, ricominciai, si c’era una pallina e andava su e giù... Ogni giorno dal quel momento mi autopalpavo e la "pallina" era li. "Grazie Franco" non avevo mai sentito niente nel mio seno, abbastanza voluminoso. Iniziai ad informarmi sugli esami da fare, mammografia, ecc. ecc. Allora
che fare, avevo 44 anni, il mondo mi cadde addosso, però forse iniziai
a capire che dovevo essere forte non solo per me ma per i miei figli e
per mio marito. Dovevo sorridere di giorno, continuare a fare tutto ciò
che avevo fatto prima, ma quante notti insonni, quante lacrime represse,
quante implorazioni, quanti sospiri.
E io mio marito partimmo come due naufraghi che guardano la sponda lontana… nessuna parola, ciao Adriana, ciao Amleto. Li rivedrò li riabbraccerò! In quei giorni io non avevo la forza di pregare, credo di non essere stata in grado di recitare neanche un'Ave Maria. Ecco il mondo, ero nella …. Ecco l’ospedale immenso, tanti piani e io e mio marito per mano. Come eravamo piccoli, come le nostre mani si toccavano, come eravamo silenziosi, come i nostri occhi erano pieni di tante lacrime represse. E poi la solitudine, la prima notte con accanto una paziente con tanti tubi, con tante macchine con tanto silenzio dentro e fuori di me, non pensavo, non vedevo, non esistevo ero tutto e niente, ero io ma lontana, ogni vibrazione del mio corpo era assopita. Però quando quella notte toccai il fondo, mi dissi" no, così non si fa " e mi diedi da fare nel senso che iniziai a parlare con tutti, io sto bene se parlo. Arriva il primo Aprile mi preparo, mancano le calze, le infermiere sorridono, manca la papalina, le infermiere sorridono nuovamente e io mezza addormentata guardo: amo le persone sorridenti, guardo mio marito "… Lino, vado l’ammazzo e torno" furono le parola che dissi e sorridevo. Mi risvegliai dopo non so quante ore con tubi e tubicini, e con qualcosa in meno, il mio bel seno destro! Come sarà andata l’operazione? "bene signora". Come sarà il mio domani, avrò un domani?? "stia calma signora". E io mi alzai, mi sentivo bene, e ricominciai a parlare e se potevo a portare conforto a chi mi appariva giù. Bisognava aspettare l’esame istologico e io avevo pregato il professore …. che avrei preferito conoscere il responso non da lui ma da mio marito. Ore 22.30, suona il telefono nel corridoio, avevo la stanza vicina ed eccitata "amiche, questa telefonata è mia e se è mia vuol dire che è buona" corro, arrivo. "è mio marito è tutto negativo, sei salva "In quello stesso istante una sola cosa mi venne in mente" perché a me è andata bene, mio Dio che cosa ho fatto per meritarmi tanto. E incominciai piangere, e andai in chiesa e trovai il frate a cui feci la stessa domanda "figliola, i disegni di Dio non siamo noi a doverli spiegare: prega." La mattina quando vennero le infermiere per le solite funzioni mi spiegarono che loro "sentivano" che tutto sarebbe andato bene perché quando qualcosa non va bene prima (le calze, la papalina) poi va bene dopo. Ecco perché sorridevano mi spiegarono. E poi?… Poi il ritorno a casa l’abbraccio di mia figlia "mamma come sei bella" la stretta forte di mio figlio senza alcuna parola. Incominciai il dopo, la curiosità delle persone che mi guardavano per indovinare quale fosse il seno mancante, ho già detto che il mio seno è prosperoso, forse. pensavano che sarei uscita con un dislivello, non so. Come è stata dura! Quando dovevo fare gli esami, accertamenti che momenti.. Il mio primo andare a mare affrontare la gente, le manovre per coprirmi, quante sciarpe ho usato, ma sono andata avanti. I primi mesi… poi i controlli… tutto bene! Dio come è stata dura, per i primi cinque anni ogni dolore era "il dolore" E poi tanti anni sono passati tra dolori, pochissimi in verità, incertezze, speranze e poi ancora controlli… poi un bel giorno mi sono accorta che sono passati 26 anni. Sono invecchiata accanto a mio marito che sempre mi ha amato sempre mi ha detto che sono "bella " sempre sono stata per lui un appoggio, un punto fermo per i miei figli e i miei meravigliosi nipoti che volevano essere cullatati fra le mie braccia poggiando la testa sul mio seno destro, grazie a tutti di essere stati cosi. Concludendo: prevenzione, intervenire subito e avere tanta fede e pregare perché Dio ci ama e soffre con noi anche se non sentiamo sempre la sua presenza: Lui c’è capisce le nostre angosce e ci tende la sua mano e ci dice "vieni, abbi fede, sono con te". Questo racconto è stato raccolto da: Associazione Salentina per la Lotta contro il Cancro |