A colloquio con la Sig.ra Barbara


La sig.ra Barbara di anni 58 è affetta da carcinoma epatico su cirrosi. E’ vedova da 17 anni e ha 2 figlie adulte, una di queste vive con lei e l’altra è sposata da alcuni anni. E’ in pensione dal 1982 dopo aver lavorato, come inserviente, in una scuola materna. Il suo curriculum formativo si ferma alla 3 elementare.

"Sono stata operata al cuore nel 1980 poi non ho più avuto nessun problema fino a tre anni fa quando ho avuto la febbre alta e dopo aver fatto una serie di esami mi hanno detto che avevo l'epatite e poi ancora la cirrosi. Dopo aver ricevuto queste notizie mi hanno anche trovato un nodulo come un tumore. I medici mi hanno detto che togliendo solo il nodulo, non si risolveva il problema e quindi che dovevo fare il trapianto. Vivo con una figlia di 23 anni, l'altra figlia è sposata da alcuni anni."


 
Prima del trapianto

Condizione fisica
"Non ho disturbi , non ho mai sentito disturbi particolari soprattutto al fegato e quindi in casa faccio tutto anche adesso, tengo il mio nipotino, adesso solo mezza giornata, mi occupo della casa, tengo in ordine le mie cose. Mi piace lavorare a maglia e chiacchierare con le mie sorelle, ho 6 sorelle e 1 fratello. Cerco di mangiare anche per tirarmi un po’ sù."

Impatto psicologico
"Quando mi hanno detto che dovevo fare il trapianto è stato un trauma ma poi...che cosa devo fare? All'inizio pensavo di non farlo perché pensavo che fosse una cosa non giusta, non volevo farlo. Anche le figlie sono rimaste male e non mi hanno influenzato nella mia decisione. Ho pregato la Madonna che mi ha detto di farlo per avere ancora un po’ di vita e aiutare un po’ le mie figlie. Mi ha aiutato molto la Sig.ra B. che ha fatto il trapianto qualche mese fa, mi ha dato molto coraggio. Adesso sento proprio la voglia di farlo. Di solito i problemi cerco di allontanarli, però le preoccupazioni ci sono sempre per mia figlia e poi mi sento un po’ sola dopo la morte di mio marito. Tendenzialmente sono pessimista perché non ho mai avuto una vita facile, ho avuto molti dispiaceri."
 

Relazione con il partner
Vedova da 17 anni. Non ha più avuto relazioni sentimentali.
 

Relazione con i figli
"Ho un buon rapporto con tutte e due, per me loro sono tutte e due uguali. Loro mi sono molto vicine e mi incoraggiano adesso che ho deciso di affrontare l'intervento."
 

Relazioni sociali
"Il mio rapporto con gli altri è abbastanza bello, non sono una di quelle che tiene il muso. tendenzialmente non vado in casa degli altri, però mi piace chiacchierare e mi piace scherzare con le mie amiche."
 

Rapporto con l'organo
"Non penso che mi darà fastidio avere il fegato di un'altra persona perché in quel modo io posso continuare a vivere."
 
 
 
 

Rapporto con il donatore
"In questo momento non ci ho pensato...le mie figlie mi hanno detto che a loro piacerebbe conoscere la famiglia del donatore. Proprio bene non ci ho pensato...spero che mi dia un fegato sano e poi lo ringrazierò di essere in vita con il suo fegato."
 

Un anno dopo il trapianto

Condizione fisica
"Mi sento bene, faccio tutto quello che facevo prima di stare male, cerco di evitare le cose pesanti, stiro, faccio da mangiare e mi occupo della spesa. A parte il problema che ho adesso della tosse e un po’ di bronchite, sto bene."
 
 

Impatto psicologico
"Sto bene, non sto neanche molto a pensare al trapianto, lo ho accettato. Sapevo che era una cosa difficile e che quindi lo dovevo affrontare. So anche che non sono una persona come prima sono più delicata fisicamente. Negli ultimi mesi prima del trapianto stavo molto male, adesso sto sicuramente meglio. Mi sono ripresa bene. Mi sento cambiata anche perché vedo che vado avanti come prima, che non sono più malata, sono una donna come prima, faccio progetti come prima della malattia, mi sento per questo ancora più motivata a vivere e ad andare avanti."
 
 
 
 

Relazione con il partner
Vedova da 17 anni. Non ha più avuto relazioni sentimentali.
 

Relazione con i figli
"Con le mie figlie va molto bene, come prima dell’intervento. Le sento ancora più vicine a me, sono premurose, mi aiutano nelle faccende di casa e mi sono state molto di aiuto psicologico nei momenti più difficili."
 

Relazioni sociali
"Il rapporto con le altre persone, gli amici va bene, anche nel condominio in cui abito tutti mi chiedono come sto. Io sono sempre stata aperta agli altri anche se non faccio pesare il fatto che ho subito un intervento così grosso come il trapianto."

Rapporto con l’organo
"Penso che se non avessi avuto questo fegato sarei morta. Il fatto che sia il fegato di una persona giovane, perché penso che sia uno di quei giovani che hanno gli incidenti il sabato sera, mi fa sentire più giovane, mi ringiovanisce. Comunque sento questo fegato come se fosse mio."
 

Rapporto con il donatore
"Mi piacerebbe conoscere i familiari del donatore per ringraziarli, penso che sia un ragazzo. Sul giornale, pochi giorni prima del mio trapianto, mi hanno detto che c’era la notizia di un giovane che aveva donato gli organi. Io lo ricordo nelle mie preghiere."

Progetti per il futuro
"Adesso ricomincio a pensare al mio futuro, alle mie figlie e alla possibilità di vedere crescere il mio nipotino che mi ha aiutato molto, motivandomi nella ripresa fisica e psicologica."


 
Note

La Sig.ra Barbara si presenta come una persona tendenzialmente depressa e abulica. Molto semplice, sia dal punto di vista culturale, sia rispetto alle capacità introspettive, la sua storia ha bisogno di poche parole e le sue emozioni sono così come le sente. Tra gli eventi della sua vita che lei considera troppo ricca di esperienze negative, quali la morte del marito avvenuta diversi anni prima, c’è anche la sua malattia. 

Si sente sfortunata, è alla sua seconda esperienza dopo un’operazione al cuore subita nel 1980 e adesso è stanca, ma non vede alternative se non quella di sottoporsi a questo intervento che tanto la spaventa.

I suoi moti di ribellione iniziali, legati alla paura di affrontare un’esperienza così grossa, cedono al momento della candidatura dopo che una paziente che ha già subito l’intervento e sta bene e la Madonna che "...mi ha detto di farlo per avere ancora un po’ di vita.." l’aiutano a prendere la decisione.

Il sostegno dato dalla fede religiosa sembra essere molto importante per la Sig.ra Barbara soprattutto quando, dopo che le viene proposto l’intervento percepisce il trapianto "..come una cosa non giusta..." senza riuscire però a spiegarne il motivo. Così come per alcuni pazienti il Credo religioso spesso rappresenta un’importante risorsa che li aiuta a dare un senso all’esperienza di sofferenza che stanno vivendo, anche per la Sig.ra Barbara che, nella sua semplicità, sente il legame tra la sua sopravvivenza e la morte di un’altra persona, è stata necessaria l’approvazione Divina che adesso la fa sentire sicura e contenta di fare l’intervento.

La ripresa successiva al trapianto è abbastanza veloce e le permette di ricominciare ad occuparsi della sua casa, delle figlie che le sono molto vicine e del nipotino che è stato per lei uno stimolo importante nei momenti di maggiore sconforto.

In questa fase il pensiero al donatore e all’organo ricevuto è più frequente osservare il tentativo della Sig.ra Barbara di trovare un volto a colui che gli ha permesso di "...andare avanti..". Dice che le piacerebbe conoscere i familiari del ragazzo che molto probabilmente le ha donato il fegato perché vorrebbe ringraziarli, collegando un incidente avvenuto la sera prima del suo trapianto, apparso sul giornale, in cui ha perso la vita un ragazzo giovane e la chiamata dei medici per il ricovero di urgenza in ospedale.

Questa intervista è stata raccolta da: Associazione Prometeo

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