| La sig.ra
Barbara di anni 58 è affetta da carcinoma epatico su cirrosi. E’
vedova da 17 anni e ha 2 figlie adulte, una di queste vive con lei e l’altra
è sposata da alcuni anni. E’ in pensione dal 1982 dopo aver lavorato,
come inserviente, in una scuola materna. Il suo curriculum formativo si
ferma alla 3 elementare.
"Sono stata operata al cuore nel 1980 poi non ho più avuto nessun problema fino a tre anni fa quando ho avuto la febbre alta e dopo aver fatto una serie di esami mi hanno detto che avevo l'epatite e poi ancora la cirrosi. Dopo aver ricevuto queste notizie mi hanno anche trovato un nodulo come un tumore. I medici mi hanno detto che togliendo solo il nodulo, non si risolveva il problema e quindi che dovevo fare il trapianto. Vivo con una figlia di 23 anni, l'altra figlia è sposata da alcuni anni." |
| Note
La Sig.ra Barbara si presenta come una persona tendenzialmente depressa e abulica. Molto semplice, sia dal punto di vista culturale, sia rispetto alle capacità introspettive, la sua storia ha bisogno di poche parole e le sue emozioni sono così come le sente. Tra gli eventi della sua vita che lei considera troppo ricca di esperienze negative, quali la morte del marito avvenuta diversi anni prima, c’è anche la sua malattia. Si sente sfortunata, è alla sua seconda esperienza dopo un’operazione al cuore subita nel 1980 e adesso è stanca, ma non vede alternative se non quella di sottoporsi a questo intervento che tanto la spaventa. I suoi moti di ribellione iniziali, legati alla paura di affrontare un’esperienza così grossa, cedono al momento della candidatura dopo che una paziente che ha già subito l’intervento e sta bene e la Madonna che "...mi ha detto di farlo per avere ancora un po’ di vita.." l’aiutano a prendere la decisione. Il sostegno dato dalla fede religiosa sembra essere molto importante per la Sig.ra Barbara soprattutto quando, dopo che le viene proposto l’intervento percepisce il trapianto "..come una cosa non giusta..." senza riuscire però a spiegarne il motivo. Così come per alcuni pazienti il Credo religioso spesso rappresenta un’importante risorsa che li aiuta a dare un senso all’esperienza di sofferenza che stanno vivendo, anche per la Sig.ra Barbara che, nella sua semplicità, sente il legame tra la sua sopravvivenza e la morte di un’altra persona, è stata necessaria l’approvazione Divina che adesso la fa sentire sicura e contenta di fare l’intervento. La ripresa successiva al trapianto è abbastanza veloce e le permette di ricominciare ad occuparsi della sua casa, delle figlie che le sono molto vicine e del nipotino che è stato per lei uno stimolo importante nei momenti di maggiore sconforto. In questa fase il pensiero al donatore e all’organo ricevuto è più frequente osservare il tentativo della Sig.ra Barbara di trovare un volto a colui che gli ha permesso di "...andare avanti..". Dice che le piacerebbe conoscere i familiari del ragazzo che molto probabilmente le ha donato il fegato perché vorrebbe ringraziarli, collegando un incidente avvenuto la sera prima del suo trapianto, apparso sul giornale, in cui ha perso la vita un ragazzo giovane e la chiamata dei medici per il ricovero di urgenza in ospedale. |
Questa intervista è stata raccolta da: Associazione Prometeo