E il ricordar m’è dolce…

Dieci anni, dieci lunghi anni di vita regalatemi da qualcuno che non ho mai conosciuto. Se è vero che i sentimenti sono uno spontaneo moto dell’animo che sopravanza sempre il pensiero razionale, ebbene il sentimento di gratitudine che si prova per la persona che, con un unico e irripetibile gesto, ti ha permesso di poter ancora assistere ogni mattina al sorgere del sole ed ogni sera al levarsi della luna, non può che essere anch’esso unico (non singolo, ma suprema rarità) ed assoluto e rappresenta anche la perfetta metafora della tua esperienza. Ed allora, spesso mi sono chiesto se può essere considerato “normale” il provare un senso di pacata serenità se non addirittura di “ piacere” il ricordare e il rivivere la traumatica esperienza di essere stato sottoposto ad un trapianto.
Sarà forse l’inconsapevole consapevolezza di costatare che sei stato così prossimo a diventare un ricordo negli altri, consapevolezza che ti permea e ti pervade senza averne contentezza che ti permette di avere una visione, colorata di rosa, di tutto quanto ti è accaduto. Allora capisci che no tutto ciò che è rappresentato come dolore è male. Allora ricordi con affetto il sorriso delle infermiere e infermieri, la loro sollecitudine, il loro “quasi” innamoramento nei momenti del tuo massimo bisogno, con la condivisione della tua sofferenza. Nei ricordi tutto diventa superlativo. Ed allora dai un senso ai patemi ed alle preoccupazioni dei tuoi cari che giorno dopo giorno soffrivano con te e forse più di te. Ed allora comprendi la tensione dei medici che, non solo per la loro professione, tifavano e s’impegnavano per te e con te fino allo strenuo, affinché tu ce la possa fare.
Tutto ciò ti riconcilia con il mondo circostante e dà la risposta al folle interrogativo: “perché ciò è accaduto proprio a me?” che, credo, tutti noi trapiantati ci siamo sempre posti ed al quale non avevamo mai avuto modo di dare un’esauriente e soddisfacente motivazione.
Il credente trova risposta nella prova che l’Onnipotente gli manda e nel Suo salvifico intervento. Il laico trova risposta nella scienza; anche se è poco consolatorio costatare che entrambe le risposte non soddisfano, ne potrebbero, coloro che, per avverse circostanze, non possono più darne alcuna, perché entrambe si sono esaurite e disciolte nel concetto dell’umana caducità.
Ed allora ecco che non è più insensato il ricordare dolcemente tutte le traversie, i dolori e le sofferenze che si sono dovute sopportare, perché è solamente con esse e attraverso di esse che si è felicemente approdati al lido della vita, …. Di una nuova vita.
E da tali riflessioni sorge dall’intimo, istintivo e spontaneo, un supremo grazie, che tutti coinvolge e tutti abbraccia, dal Buon Dio e giù giù fino all’ultima persona, amica o semplice conoscente, che ti è stata vicina in quel momento.
Concludo consegnando un caloroso Augurio a tutti coloro che stanno camminando sul viale che porta al trapianto. Abbiate fiducia e coraggio. Noi tutti trapiantati parteggiamo e siamo con voi.
 

Questa lettera è stata raccolta da: Associazione Prometeo

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