La comunicazione....

Comunicazione ermetica
La comunicazione con il paziente è frettolosa e abbastanza ermetica anche per una persona di media cultura. Per cui visto che questa è una malattia che ha implicazioni psicologiche importanti, una comunicazione raffazzonata non va bene.
Le comunicazioni vengono date in un contesto molto formale (il giro) ma è ovvio che poi per il paziente è più difficile chiedere spiegazioni davanti a 10 medici. Piuttosto che davanti ad uno solo e poi si ha proprio l’impressione che parlino per abbreviazioni si dicono tra di loro gli esiti degli esami in modo così stringato che si ha quasi l’impressione che loro non vogliano comunicarli al paziente ma che sia più che altro una loro informazione interna. A volte danno informazioni contraddittorie tra di loro a seconda del medico e questo peggiora la situazione. Io una volta ho detto ad uno di loro che i loro 5 minuti di spiegazione al mattino vengono poi meditati, visto che non pazienti abbiamo tantissimo tempo a disposizione, a volte per tutta la giornata cercando di interpretare quello che viene detto. Il medico mi ha risposto che a volte loro sono talmente presi da tutta una serie di questioni pratiche, di urgenze che non valutano questo aspetto e che se non glielo si fa osservare magari in un secondo momento non si accorgono neanche dei danni che certe loro frasi possono causare sul paziente. Secondo me bisognerebbe creare una situazione di interazione più semplice più umana. Innanzitutto forse sarebbe necessario che ci fosse una stessa versione nel senso che a volte si vedono tre medici diversi e ognuno dà una versione diversa dello stesso esame e questo non aiuta naturalmente. Poi a parte questa questione, la condizione in cui avvengono queste comunicazioni non è di dialogo ma di lezione ex cattedra. E il più delle volte non è fatta come momento di comunicazione con il paziente ma come comunicazione tra addetti ai lavori in cui il paziente se capisce qualcosa e riesce ad afferrare qualcosa bene, altrimenti… ci si vede in un altro momento magari tra tre giorni.

L'educazione innanzitutto
"Io ho fatto l’esperienza del ricovero in reparti e piani diversi. Ci sono enormi differenze: in uno dei due casi nessun medico veniva, venivano lasciate un po’ le cose andare così, invece il fatto di venire e fermarsi un pochino a parlare con l’ammalato per me è importantissimo, altrimenti una persona si sente un po’ abbandonata… io lì in quelli che dovevano essere tre giorni e poi è stata una settimana ho visto solo una volta passare un medico, che era il primario, e il primario non rivolgeva il saluto, non chiedeva al paziente che cosa aveva , no, chiedeva allo stuolo di praticanti, giovani dottori che imparavano, su di me ho sentito che una rispondeva : “Ha avuto un problema, ma ora l’abbiamo risolto”. Ma “quale” problema? Perché non mi chiede che cosa avessi avuto? Io ero lì per quell’esperienza sbagliata …Perché mi è stato bucato un polmone.. Poi sono passati oltre, senza salutare, senza rivolgere lo sguardo.
Questa è mancanza di educazione, innanzitutto: e ho visto che lo facevano con tutti i sei letti della stanza. Questo sicuramente va migliorato".

Eccesso di prudenza
"Secondo me i medici si sbilanciano pochissimo su questa malattia. Anche quando ci sono degli esami decisamente positivi tendono a sminuire il valore positivo dell'esame per una sorta di prudenza dal mio punto di vista. Infatti a me è capitano purtroppo un mesetto fa di non voler più continuare le cure perché mi era stato dato un esito negativo di un esame dopodiché ho fatto un altro esame, quest'altro esame è stato molto positivo però due medici mi hanno dato due interpretazioni diverse dello stesso esame, uno annacquando la positività dell'altro, l'altro evidenziandola.. Dopo è risultato che effettivamente era molto positivo il risultato di quell'esame. Evidentemente c'è la tendenza da parte dei medici ad una prudenza estrema. Però in certi momenti il fatto di essere rassicurati, di sentirsi dire che questo trattamento ha un'altissima percentuale di successo e che nel 90% dei casi dopo 7-8 mesi si è guariti, queste cose che non vengono dette e che invece i medici sanno e che vengono dette solo quando ci sono queste situazioni estreme in cui il paziente dice non voglio più essere curato è brutto che non vengano invece utilizzate, senza illudere esageratamente il paziente".

Sincerità
"Quando ho espresso i miei quesiti ai medici loro hanno risposto. Nel momento in cui si passa alla fase di spiegazione credo che i medici siano comunque sinceri che cercano di spiegare e chiarire i dubbi, con sincerità.
La sincerità è una cosa si cui ci si rende conto successivamente perché nel momento in cui si verifica che le cose dette dal medico sono realmente quelle, a posteriori si capisce la sincerità del medico. A priori ci vuole di più un atto di fiducia, per questo è importante un rapporto empatico con il paziente".
 

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