A colloquio con il Sig.Francesco


Il sig. Francesco, di anni 37, è affetto da carcinoma epatico su cirrosi etilica. Non è coniugato e non ha figli, vive, dopo la morte dei genitori, nella casa di una sorella. Lavora come magazziniere in una caserma militare. Il suo curriculum formativo si ferma alla 3° media.

"Ero un bevitore...dico ero perché adesso non bevo più, bevevo male, bevevo molta birra dopo il lavoro con gli amici al bar...lavoro fino alle 3 del pomeriggio come dipendente civile in magazzino in una caserma, ho quindi molto tempo libero, tutto il pomeriggio. Faccio parte di una società sportiva di calcio e sono da 7 anni allenatore di una squadra di ragazzini dell'oratorio. Ho avuto una lunga relazione con una ragazza che poi è finita...mi sentivo troppo indipendente dal punto di vista mentale e allora è finita. Mio padre è morto di tumore ai polmoni quando avevo 22 anni e mia madre è morta dopo 6 mesi; si è lasciata andare dopo la morte di mio padre. Ho 2 sorelle sposate che mi hanno salvato dalla solitudine. Ho però sempre bevuto molti aperitivi e a stomaco vuoto soprattutto dopo la morte di mia madre. Poi, nell'estate del 1993, mi sono accorto che non stavo bene, non avevo fame, avevo sempre un senso di nausea, avevo ridotto anche il bere, bevevo soltanto qualche birra alla sera (1 litro e mezzo). In settembre di quell'anno la parrocchia di cui faccio parte, io sono religioso, ha organizzato una festa del vino e io cominciavo a sentire che non stavo proprio bene...da quel giorno ho dovuto smettere di bere ed è stata la prima volta che sono entrato in ospedale. E' stato un trauma, mi hanno trovato una cirrosi epatica etilica e per la prima volta ho anche sentito parlare del trapianto. Se mi trapiantassero non berrei più e non fumerei più (50 sigarette al giorno). All'inizio non mi sono reso conto di cosa voleva dire fare il trapianto, neanche me lo aspettavo, poi ho capito che non c'era niente da fare e quindi ho reagito perché non c'era niente altro da fare, anche perché ho un noduletto sopra il fegato."


 
Prima del trapianto

Condizione fisica
"Se vado avanti ancora così non riuscirò più a fare certe cose come giocare al pallone o andare a lavorare, non ho più la forza fisica di una volta, mi deprime sentire che faccio fatica a fare tutto e poi non riesco a mangiare...quello che mangio deve essere completamente scondito, senza sale."
 
 
 

Impatto psicologico
"Il trapianto è l'unica cosa che mi può salvare ...devo trovare un sistema per combattere e quello è il trapianto...adesso mi sembra di avere poca paura perché mi fido dei medici io accetto incondizionatamente quello che mi dicono. Ho visto alcuni pazienti trapiantati e sono messi bene...ma la prima volta che te lo dicono è dura. Dopo 15 giorni stavo già meglio...l'insofferenza l'ho sentita anche quando mi hanno dato da prendere le medicine che mi limitano la giornata. Penso che per chi è già trapiantato sia diversa la gestione delle medicine perché sanno che le medicine sono utili al loro corpo che funziona e funzionerà perfettamente...forse loro sono più motivati."
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Relazione con il partner
Non ha una relazione sentimentale
 

Relazione con i figli
Non ha figli

Relazioni sociali
"Gli amici ci sono, mi piace stare con gli altri, mi piace chiacchierare, anche il rapporto con le mie sorelle è molto bello, loro sono sempre molto presenti nella mia vita."
 
 
 
 
 
 
 
 

Rapporto con l'organo
"Non ho pensato al fatto che mi metteranno il fegato di un'altra persona, comunque penso che non sarà un grosso pensiero neanche dopo, non so perché."

Rapporto con il donatore
"Non ho pensato neanche a questo aspetto...preferisco non pensarci."
 

Un anno dopo il trapianto

Condizione fisica
"Ho ricominciato a lavorare da dicembre e mi hanno spostato dal posto in cui ero prima mi hanno messo in un ufficio, paradossalmente dopo aver fatto il trapianto ho anche fatto carriera. Adesso sono nella palazzina degli impiegati, mi hanno dato un lavoro di responsabilità, prima ero un operaio. Ho ripreso anche gli allenamenti con i ragazzini della parrocchia, corro, gioco con loro, mi sposto usando la bicicletta per la città e mi sento molto bene fisicamente."

Impatto psicologico
"Adesso mi sento di nuovo una persona normale che ha però superato un grosso scoglio e anche le persone intorno lo sanno a adesso non c'è più bisogno di dirlo. Adesso so cosa vale la vita...ci si sente come i sopravvissuti, tutti i giorni che seguono all'incidente sono regalati e la sensazione non è quella di sentirsi invincibili ma è vero che le cose che prima facevano paura non lo fanno più. I controlli medici che faccio, per esempio, non mi fanno paura, è ovvio che tutte le volte che mi dicono che va bene sono contento, ma se dovessero trovarmi qualcosa lo affronterei con maggior coraggio comunque nell'idea che mi è già stato regalato 1 anno di vita. E' questo che penso di avere di diverso rispetto agli altri, sono tornato una persona normale in quanto i problemi che c'erano prima ritornano, quelli della vita quotidiana, ma li vivo diversamente, faccio il paragone di questi problemi con quello che ho passato e quindi tutto si ridimensiona. Mi sento benissimo, non è euforia, è equilibrio, mi sento equilibrato non ho più eccessi, mi sento di aver imboccato la strada giusta per vivere bene e questo ha cambiato anche il mio rapporto con gli altri, adesso mi sento di poter dare loro dei consigli."

Relazione con il partner
"Ho un'amica con la quale passo una parte del mio tempo libero, è una vecchia amica, ma non è proprio una relazione sentimentale."

Relazione con i figli
Non ha figli.

Relazioni sociali
"E' ottima, è sicuramente meglio di prima perché certe cose le capisco meglio cerco di dare fiducia agli altri, mi sento più fiducioso, cerco di appianare e sminuire le cose e per questo gli altri mi danno più retta. Per esempio cerco di aiutare gli amici che bevono, in quanto porto loro la mia esperienza e cerco di convincerli a non bere più ; adesso io sto molto meglio e so che il bere mi ha rovinato. Quello che non vorrei assolutamente è che una persona mi desse ragione solo per il fatto che ho subito un trapianto ...però mi sembra che fino ad adesso non sia successo questo. Con la mia famiglia va bene come al solito, mi sembra che non sia cambiato niente loro ci sono sempre stati."

Rapporto con l'organo
"E' come se lo avessi sempre avuto io questo fegato... lo sento come se fosse mio...lo sento mio, l'ho assimilato totalmente che adesso è come se fosse mio."

Rapporto con il donatore
"Mi rendo conto che per vivere io è morta una persona e per questo le sono grato, è però una cosa scontata, il fatto che vengano donati gli organi è scontato, tutti quando muoiono dovrebbe donare i propri organi."

Progetti per il futuro
"Per adesso mi godo il presente e poi per scaramanzia preferisco non fare progetti perché quando li ho fatti mi è sempre successo qualcosa, così come per il tumore al fegato."


 
Note

Il Sig.Francesco si presenta come una persona semplice e riservata il suo aspetto fisico, pur non portando ancora i segni della malattia, è trascurato.

E’ chiara espressione della sua storia caratterizzata dalla solitudine dai vuoti affettivi lasciati dalla morte del padre e della madre con i quali aveva un rapporto molto importante e dall’alcol che è diventato da alcuni anni il suo migliore compagno e sostegno di vita "...ho sempre bevuto molti aperitivi soprattutto dopo la morte di mia madre...".

Il suo corpo sembra, per alcuni aspetti, quello di una persona anziana, è senza denti, la barba è lunga, i capelli sono un po’ grigi e lo sguardo è spento. L’alcol, ha, infatti, lasciato i segni, anche se il suo corpo per altri aspetti è invece testimone di una vita ancora giovane e gli permette di affrontare con maggiori energie anche gli esami e le terapie più invasive e dolorose.

Alcune note depressive di fondo si inseriscono in un quadro di personalità timida e, in questo particolare momento della sua vita, legate alle preoccupazioni per il proprio stato di salute.

Sembra consapevole della gravità della sua condizione e del significato del trapianto come unica possibilità per sopravvivere "...poi ho capito che non c’era niente da fare.. il trapianto è l’unica cosa che mi può salvare...".

I medici sono però categorici, "se lei non smette di bere noi non le facciamo il trapianto, sa non possiamo rischiare di perdere un fegato che potrebbe salvare la vita ad un’altra persona..." queste parole e la sua condizione fisica che continua a peggiorare lo motivano a smettere di bere completamente, anche se con difficoltà e con rabbia.

Il cambiamento dopo il trapianto investe, infatti, altre dimensioni della sua vita, gli viene assegnato un lavoro meno pesante fisicamente, che rappresenta anche un miglioramento di carriera, è aumentata la sua disponibilità e la tolleranza verso gli altri dai quali si sente maggiormente apprezzato per il fatto che anche gli altri vedono in lui un cambiamento.

L’esperienza del trapianto è stata per lui anche l’occasione per riconoscere dentro si sé altre risorse che prima non conosceva quali il coraggio, la forza d’animo e la determinatezza e che gli permettono di affrontare le situazioni difficili anche senza aver bisogno dell’alcol.

Cosi’ come l’aver sperimentato la condizione di colui che si è avvicinato molto alla morte e che per questo apprezza maggiormente la vita "...ci si sente come i sopravvissuti , tutti i giorni che seguono all’incidente sono regalati....".

Sembra, invece, si sia meno soffermato sul suo vissuto legato all’integrazione del nuovo organo considerando l’atto della donazione quasi come un atto dovuto senza per questo non essere riconoscente e consapevole della nuova possibilità che questa stessa donazione gli ha dato.

Questa intervista è stata raccolta da: Associazione Prometeo

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