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Ciao. Sono Gianna e da poco sono diventata socia di ANGOLO. Mi è stato chiesto di dare una testimonianza sulla mia malattia e proverò a farlo. Allora...... Da dove cominciare? Dirò subito che sono dieci anni che mi porto dietro questo fardello, dieci anni di continue battaglie a volte superate, a volte perse giacché la guerra non sarà possibile vincerla. Ne parlo con tanta serenità perché sin dal primo momento mi è stato detto: "Signora, di guarigione non se ne parla nemmeno, possiamo solo cercare di tamponare di volta in volta i problemi che si presenteranno". E così, di tappa in tappa, siamo arrivati a dieci anni e vi devo dire che sto ancora lottando. Sto lottando contro un cancro partito dal seno che, quando è venuto fuori, aveva già colpito con le sue metastasi le ossa di una gamba al punto da essere sottoposta a un primo intervento (oltre a quello al seno) per l’impianto di una protesi all’anca. Per me, che ero un terremoto, l’essere ridimensionata nei movimenti è stato davvero molto duro, e lo è stato ancora di più in seguito, quando le metastasi sono andate tanto avanti da provocarmi lesioni un pò ovunque, al punto che ora sono costretta a muovermi con la sedia a rotelle. Ragazzi, però voglio dirvi una cosa: io continuo a lottare nonostante la metastasi sia ora giunta al fegato. Ci sono momenti in cui avrei voglia di mollare tutto, ma poi penso che non posso essere egoista giacché vicino a me ho due persone meravigliose che mi sono sempre state accanto in questa lotta, che nei momenti più tragici non mi hanno mai abbandonato e mi hanno sempre sostenuta. Avete capito: sono mio marito e mio figlio. E dico solo che li amo e li adoro con tutto il cuore. Siamo sempre vissuti uno in funzione dell’altro, quindi come faccio a lasciarli? Lo farò quando Dio vorrà. A questo punto, però, voglio parlarvi di una altra cosa che mi sta a cuore: il mio rapporto da paziente. Da sempre sono stata seguita dal Prof. Umberto Tirelli e sin dal primo momento l’ho ammirato (e vi prego, credetemi, non è una sviolinata perché sono abituata a dire sempre quello che penso) per il suo modo di fare, per la sua onestà nell’operare, per il suo parlar chiaro (quando può farlo) e, per chi lo conosce, basta guardarlo in viso per capire anche quello che non dice. Se poi dal primario dipende tutto, beh!, allora ha fatto sì che i suoi medici siano come lui pronti a sopportare e a reggere le battute. Magari anche quando non ne hanno voglia. E il reparto? Guardate, sono così tutti meravigliosi tanto che per me non è mai un trauma l’essere ricoverata (e sì che ci vado ogni 21 giorni!) perché mi mettono sempre a mio agio. Forse vi ho annoiato ma prima di chiudere devo fare ancora una cosa, devo dire un grosso grazie a tutti: GRAZIE perché in tutto questo tempo non mi sono mai sentita "un NUMERO, una CARTELLA, un LETTO, un PAZIENTE", ma una PERSONA umana trattata e seguita con affetto. A quelli che come me soffrono, dico solo: "Ragazzi, diamoci da fare. Lottiamo con coraggio per noi e per i nostri cari". Non vi conosco ma vi voglio bene, vi abbraccio tutti con grande affetto e a tutti dico CIAO. Gianna
Questo racconto
è stato raccolto da: ANGOLO - Associazione
Nazionale Guariti O Lungoviventi Oncologici
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