| Il Sig.Giovanni
ha 57 ed è affetto da carcinoma epatico su cirrosi. E’ coniugato
e ha 3 figlie adolescenti, lavora da anni come insegnante di matematica
in una scuola superiore per tecnici industriali ed è laureato in
economia.
"La mia situazione non è disperata ma è degenerativa e il consiglio del medico specialista è quello di fare il trapianto, le probabilità di sopravvivenza è del 90% al trapianto e il 70% a distanza di 5 anni, il pericolo è il rigetto e con il passare del tempo il pericolo diminuisce. Dal ‘92 è iniziato un periodo brutto, è morto mio fratello al quale ero legatissimo investito da una macchina e ho sofferto parecchio, poi nel ‘93 è morto mio padre e io l’ho seguito molto e poi è successo questo mio problema. A me sembrava all’inizio un’influenza, ma il medico mi ha detto che era una cosa più grave, una cirrosi epatica e in ottobre hanno trovato un nodulo... penso che lo stress avrà diminuito le mie difese" |
| Prima
del trapianto
Condizione fisica
Impatto psicologico
"Tra me e me speravo che non fosse necessario, anche se me lo sentivo.
In genere rimango sorpreso quando ascolto notizie brutte e poi mi adatto
alla situazione anche perché siamo una parte del progetto di Dio;
sono credente, riconosco che c’è un’entità superiore che
decide, anche se non accetto tutti gli atteggiamenti della Chiesa...
ricorro sempre a Dio, accetto quello che "passa il convento"... anche adesso
mi da una certa forza e mi da la volontà di superare il problema...
mi piace molto l’ordine e la capacità di adattarsi alle situazioni
nuove è ordine".
Relazione con la partner
Relazione con i figli
Relazioni sociali
Rapporto con l’organo
Rapporto con il donatore
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Un
anno dopo il trapianto
Condizione fisica
Impatto psicologico
Relazione con la partner
Relazione con i figli
Relazioni sociali
Rapporto con l’organo
Rapporto con il donatore
Progetti per il futuro
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| Note
Il Sig. Giovanni si presenta come una persona piacevole, con buone capacità intellettive ed introspettive. Si è dimostrato molto consapevole della sua situazione clinica valutandola in modo tendenzialmente razionale, soprattutto nella fase precedente il trapianto. Ha vissuto il periodo di attesa mantenendo un atteggiamento relativamente tranquillo ed è stato molto sostenuto dalla famiglia ed in modo particolare dalla moglie che, pur essendo più emotiva, ha saputo controllare la paura e le preoccupazioni legate al trapianto ed al peggioramento delle condizioni fisiche del marito. Anche il Sig. Giovanni ha cercato di controllare l'ansia legata all'attesa mettendo in atto le modalità da lui più conosciute e più congeniali quali la razionalizzazione e la rassegnazione di fronte ad un evento che non può essere evitato ("...siamo una parte del progetto di Dio...") modalità che lo hanno aiutato ad accettare la sua condizione. Il Sig. Giovanni ha anche una forte fiducia nei confronti dei medici ai quali si affida totalmente... ricorda di essere entrato in sala operatoria sapendo in parte che le cose sarebbero andate bene. Il periodo successivo al trapianto è caratterizzato da una ripresa fisica molto veloce, periodo accompagnato da uno stato di euforia che sembra essere in parte ancora presente a distanza di 1 anno dal trapianto ("....non mi fa paura che in uno dei miei controlli le cose potrebbero andare male...") nell'idea di essere in grado di affrontare qualsiasi inconveniente o nella sensazione di essere ormai invincibile. Questo stato d'animo sembra a volte, non permettergli di valutare con maggiore obiettività la sua attuale condizione fisica sicuramente migliorata in termini di sintomi ma ancora a rischio di rigetto. Manifesta, comunque, un buon equilibrio emotivo, una buona capacità di autovalutazione ed una aumentata sensibilità rispetto alle cose ed agli, altri soprattutto dopo aver vissuto l'esperienza del trapianto ("..adesso vedo le pianticelle nel cortile che prima non vedevo.... vedi tutto e di più"). Si evidenzia un cambiamento, da lui stesso sottolineato in alcuni valori della sua vita, in modo particolare rispetto al valore dei soldi. La condizione di colui che si è così avvicinato alla morte con consapevolezza e paura sembra modificare, così come nel caso del Sig. Giovanni la scala dei valori. Rispetto al bene della salute tutto il resto e soprattutto i beni materiali, sembrano avere minor importanza, mentre sembra essere maggiormente presente la consapevolezza della propria mortalità (anche nei momenti di euforia) e quindi dell’importanza di vivere la propria vita meno superficialmente e soprattutto nella possibilità di soddisfare i propri desideri. E’ particolarmente interessante, a tale proposito, il cambiamento del Sig. Giovanni nelle relazioni sociali, familiari e nell’ambito della sua attività professionale. "Sono diventato più intollerante quando le persone si lamentano di cose stupide... con mia moglie e con le figlie sono più disponibile... con gli alunni non do più insufficienze...", anche rispetto alle relazioni, l’aumentata sensibilità ed il cambiamento di alcuni valori, sembra portare il Sig. Giovanni a ricercare nei rapporti con gli altri gli aspetti essenziali, introducendo maggiori elementi di spontaneità. Prima del trapianto, la dimensione emozionale era, infatti, più controllata e filtrata dalla razionalità. Il Sig. Giovanni considera il nuovo organo come completamente integrato e lo percepisce come una parte di sé "...il fegato è mio.." consapevole del fatto che è proprio questo nuovo fegato a permettergli di vivere ancora e a liberarlo dalla malattia. Sente di aver ricevuto lo stesso dono da due mani diverse, dal donatore, verso il quale prova un grande senso di gratitudine e dai medici che hanno deciso di dare a lui quel fegato disponibile. Questo vissuto sembra essere legato alla attuale scarsità di organi e quindi alla paura di non riuscire a ricevere in tempo l’organo per il trapianto. |
Questa intervista è stata raccolta da: Associazione Prometeo