| Vedere
la vita più in profondità
Mi chiamo
Giuliano, ho 47 anni e sono trapiantato il 19 ottobre 2001. Nel 1999, ho
scoperto da un semplice esame del sangue, d’essere affetto da epatite “B”
e che il fegato era già in cirrosi. Da allora la mia vita è
cambiata, attenzioni, riguardi nel mangiare e nel bere perché i
medici dell’ospedale S. Gerardo di Monza mi avevano detto che c’era qualcosa
che non andava nel fegato. Dopo ulteriori accertamenti: Tac, biopsie, risonanze,
ecc, ecc. mi hanno informato che avrei dovuto affrontare un intervento
chirurgico per asportare un nodulo nel fegato che poi si è rivelato
un carcinoma epatocellulare di natura maligna.
Dopo
pochi mesi si è ripresentato un altro piccolo nodulo, a questo punto
ho avuto un colloquio con l’Epatologo che mi ha detto chiaramente che,
vista la mia giovane età e che, a parte il fegato ero una persona
completamente sana e che praticavo sport (corsa, bicicletta) la soluzione
di tutto sarebbe stato un trapianto di fegato e mi ha consigliato saggiamente
di rivolgermi all’Istituto nazionale dei Tumori di Milano presso l’équipe
del Dott. Mazzaferro. Questa è stata la mia fortuna, perché
dopo ulteriori accertamenti, visite, termoterapie mi hanno messo in lista
d’attesa. L’attesa è durata 10 mesi.
Accettare
di fare il trapianto al momento non è stato semplice perché
avevo paura che qualcosa non andasse bene e perché io stavo bene,
continuavo a fare sport e una cosa così grande non me la sarei mai
aspettata. A questo punto ho conosciuto la Dott.ssa Laura Gangeri che con
molta professionalità mi ha aiutato a superare questo lungo periodo
d’ansia (prima e dopo il trapianto). Ancora oggi che sono passati quattro
mesi dal trapianto e che tra qualche giorno rientrerò in ospedale
per togliere il Kehr, mi incontro ogni tanto con lei.
Quest’esperienza
mi ha insegnato tante cose ad esempio vedere la vita più in profondità,
il valore che ha, perché fin che si sta bene non si capisce quanto
è grande. Ringrazio tutte le persone che mi hanno aiutato, medici,
infermieri e i volontari dell’associazione Prometeo che mi sono stati vicini
durante la degenza in ospedale. A questo proposito penso che in futuro
dedicherò anche io un po’ del mio tempo al volontariato per aiutare
le persone che soffrono di questa malattia.
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