| Come posso raccontare
un incubo?
Allora, e sono trascorsi 12 anni, quando ero ancora ricoverata in ospedale, stranamente non riuscivo a capire la verità e tutti i sintomi, anche i più dolorosi, li accettavo come mali banali. Finché un giorno mio marito, dopo un colloquio con il professore, tornò stravolto e, pian piano, dentro di me si aprì uno spiraglio. Iniziai a indagare e interrogare i medici, fino a che uno di loro mi disse la verità – tumore al colon-retto. Dinanzi a me si aprì un abisso di terrore e ricordo che trascorsi un’intera notte con gli occhi spalancati nel buio invocando aiuto dal Signore. E in Lui trovai pace e la serenità necessarie per affrontare l’intervento. Se prima chiedevo "Perché a me?", riuscì a chiedere a me stessa "Perché non a me?". Tutto andò bene e dopo il ritorno a casa subentrò l’esaltazione di essere ancora in vita e con i miei cari. Ho vissuto i primi anni dopo l’intervento senza risparmiare le mie forze, affrontando molto bene un ciclo di chemio e radiazioni, che si sono resi necessari per una recidiva. Avevo l’entusiasmo di un sopravvissuto e riuscivo a sbalordire perfino i medici per la mia reazione positiva. Poi, lentamente, come un’auto che va veloce in salita e all’improvviso viene a mancare la benzina, ho iniziato a tornare indietro. La depressione si è insinuata un giorno dopo l’altro e un giorno dopo l’altro ho combattuto con tutte le mie forze per vincerla. Per tutti vivo la mia vita come la più normale delle persone e nascondo gelosamente le mie paure per un futuro che non so cosa mi porterà. Mi manca la spinta vitale dei primi tempi, le mie giornate sono senza senso anche se cerco sempre di riempirle in qualche maniera. In tutto questo mio malessere cerco sempre l’aiuto del Signore che rimane in ogni momento la mia ancora di salvezza. Questo racconto è stato raccolto da: Associazione Salentina per la Lotta contro il Cancro |