Lotto ancora, devo farcela ma è dura

Avevo 20 anni quando si presentò per la prima volta il tumore: adenocarcinoma alla tiroide.

No, non poteva essere. Forse i medici si sono sbagliati. Non poteva accadere a me. Io stavo bene, avevo solo un gonfiore al collo. Il medico curante mi disse: "Sarà solo una infiammazione di una ghiandola. Sei un po’ debole e stanca". Avevo appena perso mia madre a soli 50 anni per una malattia al cuore. Ed invece no, questa volta era toccato a me. 

Dopo aver fatto l’intervento piano piano mi sono ripresa. Mi sono detta: devo farcela, sono giovane, devo cercare di vivere al meglio la mia vita. Ho ripreso i miei studi, l’Università, ho iniziato a fare viaggi. Adoravo visitare posti nuovi: Egitto, Turchia, Tunisia; volevo andare in Inghilterra per un soggiorno studi. Ho conosciuto un uomo. Gli ho detto subito la verità sulla mia salute. Sembrava che non fosse molto turbato.

Dopo 5 anni mi sono sposata. Abbiamo trascorso altri 5 anni tra alti e bassi. Lui è un tipo molto riservato, non era molto partecipe ai miei problemi. Io, è vero, stavo bene ma ogni volta che dovevo sottopormi a visite mediche cadevo un po’ in depressione. Lui non mi ha mai aiutata, non mi chiedeva neanche come andavano le visite.

Avevo 30 anni, avevo il desiderio di avere un figlio, ma avevo paura. Gli oncologi mi dicevano che ormai erano passati 10 anni ed io ero sana. Non contenta mi sono informata presso un centro specializzato. Prima di rimanere incinta (sempre da sola mi sono recata da un ginecologo esperto il quale mi rincuorò e mi disse che potevo essere mamma). Tutto va bene, nasce Alessandro. Sono felice. Il periodo più bello della mia vita. Mi dicevo: "ma è veramente mio figlio?".

Stavo tutto il giorno a guardarlo ed ero felice. Termino tutti i miei esami all'università, addirittura mi reco con Alessandro per depositare il titolo della mia tesi. Ma dopo 6 mesi, facendo una scintigrafia tiroidea i medici riscontrano la ripresa della malattia: metastasi ai linfonodi del collo.

Sono caduta in depressione. Non sapevo più cosa fare. Ero sola con un bambino di 6 mesi. Mi sottopongono a un Intervento di asportazione linfonodale + terapia metabolica. Ho lasciato Alessandro per 1 mese. Io ero pericolosa per lui mi avevano somministrato una dose massiccia di iodio radioattivo.

Perdo qualsiasi interesse per il lavoro, per lo studio, guardo Alessandro e piango. Mi chiedevo: lo vedrò crescere, si ammalerà anche lui? Mio marito non mi diceva nulla ed io mi chiudevo nel mio mutismo. Ma anche questa volta dovevo lottare per Alessandro. Doveva avere una mamma a tutti i costi.

Passano altri cinque anni. A 36 anni mi diagnosticano un altro tumore e mi sottopongono a un intervento di quadrantectomia per un carcinoma duttale infiltrante. Il problema più grosso è stata la chemioterapia. Non l'ho accettata.

Alessandro mi chiedeva: "perché vomiti sempre?", non sapevo cosa rispondergli. Ero sola. Mio marito mi accompagnava in ospedale solo per la chemioterapia, glielo chiedevo ma raramente veniva. Come negli anni passati veniva solo per qualche visita o per qualche altro esame. Quando stavo male, di notte, lui continuava a dormire e quando passavano quei brutti giorni gli chiedevo: perché non mi aiuti? Mi rispondeva: "non riesco a vedere una persona che vomita, sto male anch'io". Ero stata ferita nella psiche ma anche nel fisico. Il mio seno non era più come prima. Mi continuavo a chiedere: potrò ancora piacere? Lotto ancora, devo farcela ma è dura. 

Alessandro cresce. Oggi ha 16 anni, con tutti i problemi dell'adolescenza. E' molto intelligente, va molto bene a scuola ma è anche molto ansioso e non mi sembra sereno. Ho paura. Forse non sono stata una buona madre, Forse gli ho trasmesso insicurezza. Quando aveva 11 anni ho deciso di parlargli della mia malattia. All'inizio mi rispose: "mamma non voglio sapere più niente". Ho pensato: mio Dio è come suo padre!!. Poi piano piano ha cominciato a farmi domande: "Mamma come è successo?, quanti anni avevi?". Poi un giorno mi ha chiesto: "Ma può succedere anche a me?".

Adesso sono passati 10 anni dall'ultimo intervento. Sto abbastanza bene anche se vivo con terrore tutte le volte che mi devo sottoporre a controlli medici. Lo so che devo reagire ma non è facile, faccio molta fatica a esternare ciò che provo ma devo dirvi la verità, scrivere queste righe è stato un atto liberatorio, pensavo di non riuscire a farlo. 

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