| Almeno
posso dire di aver tentato e non di essere stata seduta a guardare che
le opportunità mi passassero avanti
Chi l’avrebbe mai detto che una normale, calda e soleggiata domenica d’inizio luglio avrebbe completamente sconvolto non solo la mia vita ma anche quella delle persone a me care e vicine? In seguito all’autopalpazione (che eseguo regolarmente da quando ho avuto il primo ciclo mestruale) nel QSE del seno sinistro sento chiaramente al tatto una pallina dura e regolare grande quanto un cece ed è subito PANICO! Sicuramente sto sbagliando, sono molto stanca perché gli ultimi mesi sono stati stressanti a causa della malattia e della conseguente morte di mia nonna alla quale ero molto legata, ma palpo nuovamente e mi rendo conto che è tutto vero (anche il mio fidanzato, mezz’ora dopo, lo sente semplicemente accarezzandomi). NON POSSO CREDERCI! SOLITAMENTE QUESTE COSE NON ACCADONO ME! Faccio finta di niente e continuo la mia settimana di vacanza andando al mare e oziando come faccio sempre. Al ritorno al lavoro ne parlo casualmente con il mio capo che mi consiglia (o meglio mi ordina) di andare dal medico per sapere almeno cosa può essere. Il medico curante, una donna eccezionale sia dal punto di vista professionale che umano, mi rimanda ad un controllo specialistico da farsi presso un medico senologo-oncologo (donna in gamba anche lei). L’ecografia e un’accurata visita confermano che si tratta di un fibroadenoma di forma regolare con diametro di cm 1. Mi viene richiesto di sospendere immediatamente l’assunzione della pillola anticoncezionale che serviva a regolarizzare il ciclo, e di tornare dopo un anno al fine di valutare gli sviluppi della massa e stabilire se sarà il caso d’intervenire chirurgicamente. Esco dallo studio completamente stravolta, percorro mentalmente i 27 anni vissuti e continuo a ripetere a me stessa che si tratta di un incubo che finirà quando suonerà la sveglia. Invece la sveglia non suonerà mai perché è tutto reale ed io sono la protagonista assoluta di questo drammatico film! Anche se, sinceramente, inizialmente non sembrava qualcosa di molto grave io avevo l’assoluta certezza che si trattasse di cancro e non perché ero pessimista ma per il fatto che il mio sesto senso non sbaglia per il 99% delle volte. Passano i mesi con monotonia e noia (come accadeva negli ultimi anni) e al lavoro l’aria di crisi si fa sempre più pesante; ormai si sente parlare solo di chiusura dell’azienda. Triste e spaventata dalla possibilità di essere licenziata continuo regolarmente ad eseguire l’auto-test mammario e scopro, quale ciliegina sulla torta, che il cece si è trasformato in albicocca. Decido allora di anticipare il controllo dalla senologa (sono passati nove mesi e non dodici da quello precedente) che mi conferma un aumento di volume del nodulo, ora di cm 2,5. In questi mesi ho continuato a prendere la pillola perché sono tuttora convinta (e lo è anche il mio ginecologo adesso e all’epoca) che non è stata la causa del male. A questo punto però la senologa mi ordina di sospendere la cura e di recarmi da un medico chirurgo per procedere all’intervento che ora è necessario vista l’entità della massa che, fortunatamente, continua ad avere una forma regolare e la mammografia indica che non ci sono calcificazioni nel resto del seno, cosa questa positiva ma lei non si sbilancia (giustamente) e alla mia domanda su cosa può essere mi risponde dolcemente che solo l’esame istologico lo stabilirà. Aggiunge di non preoccuparmi perché ormai la scienza ha fatto notevoli passi avanti e si riuscirà comunque a risolvere il problema anche perché ancora allo stato iniziale. Il mio medico curante concorda pienamente con quanto diagnosticato e prescritto dallo specialista, ma per placare la mia evidente diffidenza e paura mi consiglia di fare un’ulteriore visita presso un oncologo (una donna, quest’ultima, di cui ho un pessimo ricordo e un’opinione negativa). A questo punto si verifica quanto non avrebbe mai dovuto accadere: il medico sdrammatizzando la situazione mi conferma la necessità di intervenire ma MI RASSICURA (senza aver fatto alcun esame specifico quale l’ago spirato) sul fatto che non è una cosa grave. Finalmente qualcuno mi dice quanto avrei voluto sentire da circa un anno!!! Bene, decido allora, di mia iniziativa, di aspettare fine anno (siamo a giugno) così l’azienda per cui lavoro chiude definitivamente i battenti ed io posso fare una degenza tranquilla senza l’ansia di dover tornare presto a lavorare al contrario solo la preoccupazione di trovare un’altra occupazione. Sono contenta e rilassata: non è niente di preoccupante, posso aspettare e anche se il nodulo è più che raddoppiato in nove mesi sicuramente adesso si fermerà perché non può diventare più grande di così! (Questi sono sempre i miei ragionamenti filosofici!) Ma a Natale mi accorgo che la massa è grande quanto quattro dita della mia mano e in più ne sento uno nuovo nelle vicinanze: TERRORE! Senza informare i miei genitori, mia sorella e il mio fidanzato (le persone che mi sono state sempre vicino e senza le quali oggi non starei qui a raccontarvi la mia storia), fisso l’appuntamento col chirurgo che purtroppo è libero solo alla fine di marzo. Una settimana prima, esattamente mercoledì 18 marzo 1998, mi reco dall’ecografo facente parte dello stesso studio per avere la situazione aggiornata; non avevo il coraggio di tornare dalla senologa che avrebbe capito che non avevo seguito i suoi consigli (per colpa della mia testardaggine e soprattutto per l’immensa paura che avevano preso il sopravvento). Per farla breve il 19 marzo mi ritrovo ricoverata d’urgenza in ospedale con un nodulo di cm 4.5, uno di cm 1, altri due grandi qualche millimetro e i linfonodi ascellari aumentati di volume. Passano cinque giorni prima dell’intervento ed io sono più rilassata nonostante vedo e sento le cose peggiori. Faccio amicizia con qualche donna aventi noduli mammari come me oppure alla tiroide (problemi tipicamente femminili!) e finalmente il 24 marzo si procede all’intervento di quadrantectomia con svuotamento ascellare, dal quale mi sveglio al suono di un successo della cantante Giorgia e di una simpatica battuta del chirurgo (d’altronde io e lui scherziamo sempre). Tornata in camera urlo a mia madre e mia sorella di dirmi se mi è stato asportato il seno o meno, e loro con molta calma e pazienza mi aprono il pigiama per farmi constatare personalmente l’esistenza del seno seppur schiacciato dagli innumerevoli cerotti. Il giorno dopo sono molto depressa, le mie nuove amiche vanno via ed io resto sola (per modo di dire, visto che in quel reparto i letti non sono mai vuoti) con l’angoscia e la certezza che si tratta di cancro anche se ancora nessuno me lo dice chiaramente. All’ora di pranzo mi viene a trovare il medico curante, dice che voleva sapere come mi sentivo e poi avrebbe voluto parlare col chirurgo, suo amico, per essere informata sulla situazione. Chissà perché il mio sesto senso mi dice che in realtà lei sa già tutto ma non vuole parlarmene per non agitarmi… Io piango come una bambina perché sono sicura che non mi resta molto da vivere: purtroppo tutte le persone che conoscevo sono morte. Durante i giorni seguenti sono nervosa e agitata ma trovo la forza e il coraggio per risollevare il morale ad una giovane madre che, sbirciando la sua cartella clinica appoggiata sul letto, aveva scoperto che il nodulo asportato alla tiroide era un carcinoma. La donna piangeva e mi parlava dei suoi figli, ancora piccoli, che avevano bisogno di lei soprattutto la più grande che doveva fare la prima comunione a maggio e non vedeva l’ora di festeggiare. Cercai di rassicurala parlandole di una caso analogo accaduto ad una collega di mia sorella anni prima e che oggi gode di ottima salute, feci anche qualche battuta di spirito (com’è nel mio carattere fare) e finì col ridere con le lacrime agli occhi. La cosa mi riempì di gioia perché nel mio piccolo avevo fatto qualcosa di positivo per il prossimo, poi tornai a letto e piansi senza farmi vedere dalle altre. Dopo dodici interminabili giorni finalmente mi dimettono dall’ospedale, mi fa male il braccio sinistro e i medici insistono nel dirmi di fare tanta ginnastica per recuperare la completa mobilità. Il 1° aprile mia sorella torna dal lavoro per la pausa pranzo, in mano ha la mia cartella clinica ottenuta così presto grazie alla sua tenacia e caparbietà, e mi dice che i noduli erano carcinomi e che dei tredici linfonodi ascellari asportati fortunatamente solo 4 strettamente vicini al seno erano stati intaccati da metastasi. Aveva già fissato l’appuntamento presso …. per poter stabilire l’eventuale cura da fare in seguito. Mi accennò che a causa della mia giovane età avrei dovuto fare un forte protocollo di chemioterapia e radioterapia a scopo unicamente preventivo: ormai il cancro era stato completamente asportato e la parte ben "pulita" dal chirurgo. Lei parlava ed io piangevo come una stupida ma non riuscivo a fermarmi e con le lacrime dissi che alla fine di tutto mi sarei sposata perché sarò io a vincere e non il cancro subdolo qual'è! Avevo capito che c’erano speranze e proprio da quel momento ho iniziato a farmi forza e a lottare contro un male che non avrebbe mai potuto prendere il sopravvento perché ero molto più forte e coraggiosa di lui! Ho tempestato mia sorella di domande alle quali rispondeva con chiarezza e precisione perché a sua volta le aveva poste sia al chirurgo che al medico curante. La sera stessa ci recammo dal chirurgo che mi ripeté con estrema dolcezza e commozione, come fossi sua figlia, le stesse cose di mia sorella, mi indicò i medici oncologo e radioterapista che secondo lui erano bravi e molto simpaticamente mi disse "…ora torna quando avrai finito tutto così vedo come sarai diventata bella!" Ormai ne sono certa: nonostante la mia testa bacata ormai il cancro non c’è più anche se dovrò comunque sempre eseguire dei controlli specifici. Il medico dell’…. (sembra più un albergo di un ospedale!) dopo aver attentamente analizzato la cartella clinica e dopo una scrupolosa visita, mi illustra la terapia da seguire con relative conseguenze, mi ripete che si tratta solo di una cura preventiva che però è molto potente a causa della mia età e mi indirizza al primario del reparto di oncologia della mia città perché, cito le sue parole, "…è come se stesse da noi. Il professore è preparatissimo, aggiornato oltre che professionalmente valido…". Esco dall’ospedale urlando e ridendo come una pazza insieme a mia sorella ed insieme andiamo a festeggiare in un ristorante senza però mai dimenticare che la terapia sarà molto pesante e a volte anche stressante, ma di fronte alla vita tutto il resto passa in secondo piano!!! Inutile dire che con il professore mi sono trovata a mio agio, infatti ora abbiamo un bellissimo rapporto di stima e amicizia reciproca, ed il 24 aprile 1998 inizio la prima seduta di chemioterapia. Questo ciclo comprende quattro sedute complessive da farsi ogni due settimane, le conseguenze possono essere nausea, vomito, febbre, calo della difesa immunitaria e altre ma la più importante, almeno per me, è che si perdono tutti i capelli!!! Infatti, seguendo tutte le indicazioni su alimentazione e comportamenti da seguire, ho solo una forte nausea che cerco di superare pensando che in fondo si dovrebbe stare peggio io invece sono fortunata. Ovviamente per i capelli non posso far nulla e quindi rimango con un bel melone lucido ma non è un problema per me perché mi trucco sempre prima di uscire, vesto alla moda e soprattutto indosso bandane colorate e i cappellini lavorati all’uncinetto che sono molto trendy! Vi confesso che chi non era a conoscenza della mia situazione pensava che, nella mia profonda esuberanza, avessi voluto solo cambiare look (cosa che ancora oggi faccio spesso, comunque). Il giorno della chemio non vado a lavorare perché comunque mi sento debole e "nauseata" ma ho fatto in modo che sia di venerdì così il sabato e domenica (normalmente non lavorativi) mi rilasso e il lunedì posso sedermi dietro al pc dell’ufficio. Sicuramente non sono in forma smagliante, ma ho deciso di fare in questo modo perché rimanere a casa mi deprimerebbe troppo! Finito il primo ciclo forte di chemioterapia mi reco a ….. per la radioterapia dove rimango per un mese e mezzo. Inutile dire che anche in quest’ospedale ho trovato persone meravigliose che mi hanno coccolato e aiutata ad essere sempre più forte e coraggiosa. I proprietari dell’appartamento preso in affitto durante tutto il periodo oggi fanno parte delle persone più care che mi circondano: ogni sera organizzavamo feste all’aperto e ci divertivamo con poco ma vi assicuro che i giorni sono passati come un fulmine al punto che il giorno della partenza ci siamo abbracciati tutti piangendo come bambini. Nonostante il divieto di esporre la parte irradiata al sole, io andavo ugualmente al mare a nuotare per molto tempo ed è così che ho recuperato la completa mobilità del braccio sinistro (confesso che se nessuno mi vedeva mi esponevo al sole, che incosciente!!!). Nel frattempo i capelli ricrescevano più folti e ricci che mai e il mio fidanzato (che spesso piangendo urlava a sua madre o a mia sorella che avrebbe preferito fosse successo a lui e non a me) molto simpaticamente mi chiamava "pecorella", quindi sono passata al secondo ciclo di chemioterapia, un po’ più lunga ma molto più leggera della precedente. Continuo ad avere come effetti collaterali solo la nausea e un colorito cianotico che neanche il trucco riusciva a mascherare molto bene. In questa fase mi rendo conto che voglio fare di più per gli altri e chiedo al professore di inserirmi nel corso di volontari per malati oncologici che seguo scrupolosamente per tutta la sua durata. Ma è anche vero che da questo momento la mia vita è completamente cambiata o forse è tornata ad essere quella di quando avevo 18 anni prima cioè che mi rinchiudessi in un mondo di paure, insicurezze, perbenismo e timidezza. Adesso accetto solo le critiche costruttive e non quelle fatte tanto per parlare o per far sembrare di essere quello che poi non si è, non voglio più subire umiliazioni di alcun genere soprattutto dai miei datori di lavoro che dopo 11 anni di onorato e brillante servizio mi trattano come se fossi una nullità, non sopporto di fare le cose contro la mia volontà e i miei desideri solo per accontentare gli altri e assicurare sempre "il quieto vivere!". Ho detto BASTA: io esisto e dovete accettarmi per come sono e non per come vorreste che fossi, io rispetto voi e dovete fare altrettanto con me perché voglio vivere con le gioia e i dolori e che scaturiscono dalle MIE SCELTE e di nessun altro! Ho lasciato quel lavoro penoso nel giugno 2000 per godermi tre mesi di mare e sole, poi mi sono iscritta al corso di laurea in servizio sociale al fine di riuscire a realizzare due sogni della mia vita: 1° LAUREARMI; 2° FARE QUALCOSA DI UTILE AGLI ALTRI! Vi confesso che da quando ho lasciato il lavoro ho avuto un bel po’ di proposte nuove molto interessanti! Oggi dico sempre (o quasi, ci sono comunque dei rari casi in cui è meglio tacere!) cosa penso nel rispetto di chi mi sta dinanzi e mi avventuro, anche se a volte con molta paura, nel meraviglioso tunnel di gioie e dolori che è LA VITA! Sono una persona allegra, socievole, dinamica, molto impulsiva e mi ritengo fortunatissima per come sono andate le cose; sono sposata (con il mio fidanzato che continua a chiamarmi pecorella) da circa un mese, sono circondata da persone meravigliose come i miei genitori che ritengo siano unici, mio cognato, la mia nipotina alla quale voglio un bene infinito e MIA SORELLA la persona che porterò sempre nel mio cuore e nella mia anima, i miei amici che sempre mi hanno sostenuta e le nuove amicizie che mi aiutano a conoscere quei lati oscuri della vita. Sono rimasta molto legata ad una signora conosciuta in ospedale che mi ha dato tutta la forza e il coraggio avuti nel combattere il cancro; nonostante le sue notevoli esperienze negative riesce sempre a sorridere e a trovare l’energia per andare avanti! Ho avuto paura della morte solo quando non conoscevo a fondo IL CANCRO, successivamente ho pensato solo alla gioia di vivere, alla fortuna che abbiamo nello stare a questo mondo che nonostante la violenza e cattiveria è affollato di persone buone e generose come quelle che ho trovato io. Il mio unico timore era quello di non poter avere figli vista la pesantezza della terapia ma ora sono tranquilla perché i medici mi hanno assicurato che sono normalissima e se non sto attenta rischio di avere una squadra di calcio…!!! Ora ho il coraggio di fare delle scelte e di accettare le conseguenze anche se negative, ma almeno posso dire di aver tentato e non di essere stata seduta a guardare che le opportunità mi passassero avanti. Ricordo una signorina anziana in sala d’attesa per la chemioterapia che mi diceva sempre: "…il tuo sorriso è il mio ossigeno. Quando ti vedo mi sento molto meglio, grazie di esistere!" Maria Questo racconto è stato raccolto da: Associazione Salentina per la Lotta contro il Cancro |