Un brutto giorno di novembre tanti anni fa


Mi chiamo Mario e di professione, quando sono stato ricoverato nel novembre 1982, facevo il ceramista. Avevo 51 anni. In quel periodo ero stato colpito da una forte forma di bronchite ed il mio medico, per precauzione, mi aveva fatto ricoverare nel reparto di pneumologia; gli esami e le radiografie accertarono una broncopolmonite con focolaio. Tutto procedeva bene, o almeno era quello che pensavo. 
Sì, perché qualche giorno prima di essere dimesso dall’ospedale, fui sottoposto a broncoscopia: diagnosi di carcinoma squamocellulare ma, come quasi sempre succede, il malato è sempre l’ultimo a venire a conoscenza dell’esito. Fui dimesso dopo l’esame. La diagnosi mi fu comunicata da mia moglie e dal primario. La notizia della malattia mi lasciò senza parole: il mondo improvvisamente mi era crollato addosso e, tra le lacrime, ricordo che ho pensato che per me era finita.
Ma dovevo reagire perché avevo un figlio di appena cinque anni ed una moglie che mi era sempre vicina. Sono state soprattutto queste due persone che mi hanno dato la forza di reagire e di sottopormi alle terapie (non era possibile intervenire chirurgicamente perché il tumore era situato troppo vicino all’esofago). Prima di cominciare le cure, mi ero sottoposto a visita anche presso i centri oncologici di Milano e Firenze, ma la diagnosi era risultata la stessa.
Fui sottoposto a dieci sedute di radioterapia che mi procurarono una sofferenza tale da non riuscire a bere neanche un goccio d’acqua. Dopo un paio di settimane fu la volta della chemioterapia, che mi procurò un blocco renale e caduta dei capelli. Queste due terapie mi hanno procurato tante sofferenze, ma sono state preziosissime per sconfiggere il tumore ai polmoni.
Terminate le cure, ho ricominciato pian piano a riprendermi; mi hanno aiutato molto anche le notizie confortanti che ricevevo dai medici. Ho quindi ripreso a condurre una vita normale assieme a mia moglie e al mio adorato figlioletto. Da quel brutto giorno di novembre del 1982 sono ormai passati 15 anni e mi sento benissimo.
Vorrei dire a tutte quelle persone che hanno questa malattia di credere nella medicina e di non dimenticare mai che quello che conta di più è la propria forza di volontà e la voglia di vivere. E’ l’insieme di questi tre fattori che ti permettono di sconfiggere il cancro. Importante è non mollare mai e continuare a combattere fino alla vittoria finale.

Mario

da: “Angolo news”, n. 6, marzo 1998.
Questo racconto è stato raccolto da: ANGOLO - Associazione Nazionale Guariti O Lungoviventi Oncologici

Indietro