... Mamma, perché proprio a me?


Ho deciso di scrivere la mia storia perché sentivo di dover far conoscere a tutti i veri aspetti di questo incidente di percorso, non soltanto quelli negativi.

Spero che molte persone leggendo questo racconto possano vedere gli occhi di una ragazza felice che ora, dopo tante sofferenze, sta finalmente assaporando la vita.

... a volte ascoltando una canzone ti ritornano in mente degli episodi della vita che ti lasciano un sorriso sulle labbra, perché sai di aver sconfitto un diavoletto cattivo che voleva distruggerti, annientarti in un attimo con un semplice schiocco delle dita, ... ma non ci è riuscito perché chi è forte è indistruttibile.

Ho 23 anni, quest’anno, quando ho scoperto di avere il cancro ne avevo soltanto 21; dico soltanto perché vi lascio immaginare cosa può passare nella mente di una giovane donna di quella età che sogna di potersi realizzare, che respira in prima persona le gioie e i dolori della vita.

Era il giorno del mio 21° compleanno, era tutto molto normale, la mia giornata era organizzata, niente feste o festicciole, volevo soltanto passare l’evento della mia nascita tranquillamente con la mia famiglia, come del resto ho sempre fatto. Ma quel dì qualcosa di inaspettato mi attendeva. Ormai da qualche giorno avvertivo una brutta sensazione e non sapevo spiegare di che cosa si trattava. Quando facevo la doccia, o i miei esercizi di ginnastica in casa, avvertivo un rigonfiamento strano in uno dei due addominali. Non riusciva a passare, ma perché?

Comunque, andai in ospedale per fare un esame (TAC); purtroppo l’appuntamento era stato fissato per quel giorno e nessuno poteva cambiare le carte del destino. Come potevo immaginare, quel gonfiore non era per niente normale: avevo un sarcoma, che colpisce soprattutto i bambini e si manifesta comunque entro i 25 anni.

All’inizio è stato difficile accettare che avevo un tumore, ed è stato altrettanto difficile sapere di dover affrontare la chemioterapia, la radioterapia e infine l’intervento; questo era il mio programma di guarigione che dovevo seguire per guarire da questo schifoso esserino che viveva in me.

Mi domandavo quello che si chiedono tutti: "Perché proprio a me?". Guardavo i miei genitori disperata, speravo di trovare in loro una risposta, ma in realtà trovavo solo due persone disperate, il mondo stava loro crollando addosso. Per loro e per la mia famiglia è stato tutto molto faticoso.

Con il passare del tempo ho imparato a guardarmi allo specchio e ad accettarmi; sfoggiavo tutta la mia collezione di cappellini (uno più bello dell’altro), anche davanti al mio ragazzo riuscivo a stare senza copricapo, stava diventando una cosa naturale. Come naturale stava diventando anche la chiamata dall’ospedale per un nuovo ciclo di chemio, che durava a colte 3 o 5 giorni. Ogni volta che tornavo a casa non stavo molto bene, i valori del sangue si abbassavano per colpa degli antibiotici; il mio corpo veniva bombardato ma il mio cuore desiderava fare un mucchio di cose: raccogliere funghi in montagna, ballare, saltare, ecc. Le mie forze non mi permettevano tutto ciò, ero fragile e dovevo mantenere tutte le mie energie per la successiva terapia.

Ho finito nel novembre del 1998 la chemioterapia, ma non le cure: ora mi attendevano 28 sedute di radioterapia pari a 180 radiazioni al giorno. Ogni giorno dal lunedì al venerdì dovevo scendere al CRO, accompagnata naturalmente da mia mamma, per fare la radioterapia, poi ritornavo a casa; riuscivamo a fare tutto in mattinata e, diciamo pure, che questo stressante via vai si è ripetuto per circa 30 interminabili giorni.

Il 2 febbraio 1999, finalmente sono stata operata.

Anche se in fondo sapevo che l’intervento sarebbe durato molto tempo, perché era particolarmente delicato, io non vedevo l’ora e questo sentimento di gioia si contraddiceva con la paura.

E’ passato un anno, ma non smetterò mai di ringraziare il professore che mi ha operato: lui mi ha ridato in sorriso, quel sorriso con il quale sto scrivendo questa biografia. Mi è sempre stato accanto ed è stato lui a dirmi: "Melissa, ti ho tolto quella brutta patata".

Dopo tanti sacrifici ci sono riuscita... ho sconfitto il cancro!

Naturalmente devo ringraziare la gente, ero anche nei pensieri delle persone che non conoscevo direttamente (anche lontane), ma il loro amore e le preghiere mi hanno dato quella forza necessaria per sconfiggere questo male.

GRAZIE A TUTTI!!!

Melissa
 

Questo racconto è stato raccolto da: ANGOLO - Associazione Nazionale Guariti O Lungoviventi Oncologici
da: "Angolo news", n. 14, marzo 2000.
 

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