Non aver paura di chiedere


Mi chiamo Nando, ho 42 anni, vivo a Boscoreale - cittadina vicino Napoli dove invece lavoro. La mia vita è iniziata a cambiare nel dicembre 1999: mi è stato diagnosticato un cancro al rinofaringe. Un colpo durissimo, se penso a come avevo cercato fino a quel momento di poter essere considerato un soggetto "non a rischio": infatti, non bevo, non fumo, sono vegetariano da oltre dieci anni, spesso faccio sport. Ma sono stato sottoposto anche a molto stress, soprattutto nell’ambito del lavoro.

Premetto una cosa, che vorrebbe essere il punto sostanziale di questo mio piccolo contributo: leggo molto, mi informo di tutto, sono molto curioso di sapere e continuare ad apprendere. Quindi, sapevo dell’estrema natura subdola di talune malattie, spesso silenti fino al momento che scopri di averle.

Mi sono spesso trascurato, preferendo non curarmi banali influenze, convinto con le mie letture che dai medici e dai medicinali è meglio stare alla larga. Teoria avvalorata anche dall’enorme arretratezza strutturale e scientifica - oltre che professionale - di alcune realtà ospedaliere nel mezzogiorno. Ho scoperto solo venendo al Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (PN) dell’importanza di avere in una strutture pubblica una biblioteca che, pur essendo di livello altamente scientifico, è utile - grazie al filtro di assistenti competenti - a chi affronta per la prima volta una così terribile malattia.

Mentre scrivo sono alla fine del secondo ciclo (su tre) di intervento chemioterapico previsto, poi mi aspetta la radioterapia.

Leggendo subito qualcosa che potesse informarmi di più, ho scoperto quanto sia importante non sentirsi "vittime di un complotto" né considerare gli altri (specie quelli più vicini a te) dei "fortunati". Anzi, è giusto far capire anche a loro in che modo è possibile e quanto è importante stare vicino a un ammalato di cancro, dagli amore, sicurezza, forza. Tutte cose di cui hanno bisogno anche loro, i "fortunati".

Leggendo avidamente fotocopie da testi scientifici ho poi scoperto che il mio problema era di difficilissima guarigione, non operabile, con scarsissime possibilità di successo terapeutico. Al dramma iniziale si è così aggiunto lo sconforto, per qualche giorno tenuto per me. Poi ho iniziato a parlarne con mia moglie, i miei amici più cari, i miei familiari. Con la fede di sempre e le preghiere ho iniziato a parlarne con mia moglie, i miei amici più cari, i miei familiari. Con la fede di sempre e le preghiere ho iniziato a sperare di poter rientrare in quella piccolissima fascia di soggetti che sono sopravvissuti. Leggere e cercare di capire era stato, per la prima volta, molto devastante.

Poi, tornato in ospedale per il secondo ciclo, ho chiesto chiarimenti anche ai medici del mio reparto, dei quali avevo avuto modo di apprezzare le capacità professionali durante il precedente ricovero. Con mio grande stupore, mi hanno detto che avevo sbagliato a interpretare il tipo di carcinoma e avevo letto e sottolineato una origine del tumore diverso dal mio, che in realtà aveva risposto bene già dal primo ciclo di chemio. Ovviamente, mi sono detto che bastava far presente quelle mie convinzioni a un medico specialista per sciogliere ogni dubbio. La malattia c’è ancora, io sono ancora qui in grande ansia, ma con un po’ più di speranza e fiducia perché; anche i medici ne hanno.

Credo che questa esperienza debba far riflettere soprattutto noi malati di cancro, che cerchiamo a tutti i costi di guarire: non dobbiamo chiuderci ma aprirci con coraggio alle informazioni mediche e soprattutto non aver paura di chiederle e saperle ricevere, interpretando sempre ogni informazione in prima persona con chi ti sta vicino e con gli specialisti che ti seguono. A volte il fai da te, come nel mio caso, può essere molto dannoso.

Ai medici che hanno saputo ascoltare e rispondere alle mie domande devo la mia voglia di continuare a lottare, alla fede in Dio la forza di continuare a vivere.

Nando

Questo racconto è stato raccolto da: ANGOLO - Associazione Nazionale Guariti O Lungoviventi Oncologici
da: "Angolo news", n 14 marzo 2000.
 

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