| Il Sig. Pietro
di anni 50 è affetto da carcinoma epatico su cirrosi. E’ coniugato
e ha 1 figlio di circa 25 anni, commerciante di gioielli da anni, ha da
poco aperto, insieme alla moglie, che rappresenta per lui un punto di arrivo
importante nella sua realizzazione personale, un negozio nella sua città.
Ha completato la V elementare.
"Sono stato operato all'ospedale di Bari e in quell'occasione mi hanno fatto una trasfusione di sangue: presumibilmente è per quella trasfusione che mi è venuta l'epatite, anche se non si è vista allora... Nel 1987 ho subito una rapina nel mio negozio, il rapinatore mi ha puntato una pistola alla testa... dopo pochi mesi ho avuto brividi e febbre e così mi sono fatto fare tutti gli esami di controllo ed è venuto fuori che avevo una epatite B con tendenza alla cirrosi... due anni fa questa epatite si è trasformata in C e mi hanno detto che era necessario un trapianto. Sono andato a Parigi dove hanno confermato la necessità del trapianto rispetto alla mia condizione clinica... loro non me lo potevano fare perché si faceva anche in Italia. Mia moglie preferiva farlo in Francia perché avevano più esperienza e voleva il meglio per me... adesso sono qui e non mi muovo." |
| Prima
del trapianto
Condizione fisica
Impatto psicologico
Relazione con il partner
Relazione con i figli
Relazioni sociali
Rapporto con l'organo
Rapporto con il donatore
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Un
anno dopo il trapianto
Condizione fisica
Impatto psicologico
Relazione con il partner
Relazione con i figli
Relazioni sociali
Rapporto con l'organo
Rapporto con il donatore
Progetti per il futuro
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| Note
Il Sig. Pietro si presenta come una persona tendenzialmente chiusa e riservata. Una grossa parte delle sue energie fisiche e mentali sono state per tanti anni investite nell’ambito dell’attività professionale a scapito di altre dimensioni della sua vita quali le relazioni sociali e familiari e questo aspetto è molto presente anche nella valutazione della sua attuale condizione di malattia. La principale preoccupazione del Sig. Pietro è quella di sentirsi fisicamente cambiato "...sono una persona che non sa stare ferma... adesso mi sento come se fossi una cosa da buttare..", la percezione di se stesso è quella di una persona tradita dal suo corpo, da quel corpo che, spesso "maltrattato", gli ha permesso però di raggiungere obiettivi importanti anche dal punto di vista economico. Per questo motivo esprime sentimenti di rabbia e difficoltà nel dover accettare una nuova condizione psicofisica che rappresenta in questo momento un blocco rispetto ai suoi progetti futuri. La prima reazione alla diagnosi è, infatti, caratterizzata dalla necessità di mobilitare le sue principali risorse, quali quelle economiche, che gli permettono di cercare aiuto in un paese straniero (Francia), nell’urgenza di riprendere la sua efficienza fisica senza soffermarsi sul significato e le implicazioni sia della diagnosi ricevuta sia dell’intervento che gli viene proposto come unica possibilità terapeutica. Nella sua percezione del corpo come di uno strumento che serve per fare delle cose, l’idea di ricevere un organo di un’altra persona sembra non creargli particolari difficoltà, usa il termine "portare" quando parla di questa "...parte che non è mia..." che gli verrà trapiantata. Rispetto alle figure significative nella fase precedente il trapianto, la figura della moglie così come quella del figlio sembrano essere sullo sfondo anche se per lui importanti in quanto lo hanno sempre aiutato e seguito nel suo impegno professionale e anche adesso gli sono silenziosamente vicini. La consapevolezza della gravità della sua situazione sembra essere maggiormente presente quando le sue condizioni fisiche cominciano a peggiorare, ma soprattutto dopo aver subito l’intervento. Il considerarsi fuori pericolo gli permette, infatti, di pensare alla sua condizione passata anche ascoltando la sua parte emozionale che anche nel caso del Sig. Pietro sembra essere maggiormente sollecitata dopo il trapianto. E’ comunque sempre molto più presente la valutazione concreta della sua ripresa fisica "...mi sento un ragazzo...non sento la mia età...mi sento più giovane" principalmente in termini di capacità funzionali. E’ rilevante, a tale proposito, il parallelismo tra questa sua esperienza di sentirsi un ragazzo e ciò che il Sig. Pietro dice rispetto al donatore "...so che era una ragazza giovane... potrebbe essere allegra, un tipo come me..." soprattutto in relazione alle esperienze di identificazione con il donatore riportate in letteratura. Il Sig. Pietro riferisce di sentirsi cambiato molto anche dal punto di vista psicologico, riconoscendo soprattutto una differenza del suo tono dell’umore rispetto al periodo appena precedente il trapianto in cui era molto forte la paura di non riuscire ad avere il fegato "...in tempo..", "...sognavo di essere chiamato, ma questa chiamata non arrivava mai..". La valutazione
che egli fa della sua vita e della sua salute dopo il trapianto è
di completa soddisfazione, nella consapevolezza di aver acquistato una
nuova vita e quindi la possibilità di ricominciare a pianificare
il suo futuro.
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Questa intervista è stata raccolta da: Associazione Prometeo