Riflessione

Sono una donna operata di cancro al seno da pochi mesi.
In passato questa malattia mi ha sempre fatto particolarmente paura, forse perché circa trent'anni fa, sebbene molto giovane, ho vissuto da vicino tale dramma, essendone stata colpita mia madre. All’epoca era molto difficile affrontare queste situazioni in quanto le possibilità di salvezza erano estremamente ridotte sia per una diagnosi tardiva, sia per le cure, più propriamente assimilabili a tentativi.
Oggi siamo molto fortunati se pensiamo che la scienza, in pochi decenni, ha fatto progressi enormi in quest'ambito.
Quando ho avuto il sospetto e, soprattutto, la certezza di esserne colpita, anch'io ho provato un brivido, quel terribile brivido di paura. In quel momento è difficile pensare a qualsiasi altra cosa, ma con un grande sforzo mi sono imposta di cominciare a pensare al da farsi e a cosa poteva farmi stare meglio. Mi rendevo conto che potevo farcela, infatti a pensare bene, avevo tanti strumenti a disposizione:

  • la conoscenza dei disagi pratici della malattia, derivata dall'esperienza familiare;
  • l'informazione che, in verità, strada facendo si è però rivelata lacunosa, lasciandomi talvolta disorientata;
  • la prevenzione che desidererei tanto lo Stato rendesse obbligatoria, oltre che gratuita (nel mio potevo contare sulla precocità della scoperta);
  • la fiducia nella competenza del chirurgo e dei suoi collaboratori ;
  • le terapie oggi più efficaci;
  • la speranza nella ricerca scientifica, che giorno per giorno fa nuove scoperte;
  • l'amore per la vita, per mio figlio, per mio marito;
e cosi ho cominciato a sentirmi più serena da subito, sapendo così di poter vincere anche un'altra battaglia, forse la più difficile da combattere, quella con la paura. 

Questa riflessione racconto è stata raccolta da: Associazione Salentina per la Lotta contro il Cancro

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