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Giuliano
Tutto è iniziato il
02 luglio 2000, forse, anche prima, senza che ce ne accorgessimo e ce ne
rendessimo conto. Quel 2 luglio Giuliano si è sentito male, molto,
ed abbiamo ritenuto opportuno che si facesse vedere da un medico.
Mi chiamo Teresa ed ho 39
anni; Giuliano era mio marito ed aveva 45 anni, il cancro se lo è
portato via.
Immaginatevi un uomo alto
1,90 mt., forte, sempre pronto al sorriso ed alla battuta, con uno sguardo
che sapeva sostenere gli affronti; un uomo che dava una mano in casa e
ti guardava di sottecchi, se non era d'accordo con te, per poi sbottare,
gesticolando, le sue opinioni. A chi, non lo conosceva, realmente, dava
l'impressione di un uomo schivo e polemico, ma quanti hanno avuto il piacere
della sua compagnia, non possono non sottolineare la sua dolcezza canzonatoria,
il suo stare in compagnia e tenere sempre banco, perché una festa
va sempre ravvivata "se no se fieste a esie!", comunque , sempre, un uomo
che aveva paura del dolore, fragile e bisognoso di tenerezza.
Sì, quel 2 luglio si
è sentito male ed è rimasto a casa dal lavoro; l'ho accompagnato
dal nostro medico che gli ha prescritto degli esami urgenti.
E' stato l'inizio della fine.
Gli esami ed i vari accertamenti
gli hanno diagnosticato un carcinoma all'intestino, con estensione anche
agli altri organi vitali.
Non c'era più alcuna
speranza! Non si poteva fare nulla!
Mi ricordo di quei giorni
vissuti come in trance, mi sentivo uno zombie, non era possibile che tutto
questo stesse capitando proprio a Giuliano e a me! Mi chiedevo il perché,
per quale tragico destino tutto questo dovesse toccare proprio a Giuliano
e non riuscivo a trovare risposta, ... non riuscivo, si apriva sotto ai
miei piedi un baratro sempre più profondo dal quale non potevo risalire,
mi mancava l'aria e la luce!, ma, nonostante tutto non mi mancava la speranza,
non volevo credere, che non ci fossero altre vie d'uscita. Non potevo dire
a Giuliano "la tua vita ti sta abbandonando!". Come potevo, quando avevamo
ancora tanti progetti da realizzare e, lui stesso aveva un sogno da concretizzare,
che è rimasto solo un sogno.
Possibile che la medicina
non riuscisse a salvarlo?
Il 18 luglio, Giuliano, viene
sottoposto ad un intervento all'intestino ed ho la conferma definitiva.
Da quel giorno, ho visto Giuliano
dissolversi, consumato dal male. Oh, quante volte ho cercato di scuotermi,
pensando di vivere in un incubo, volevo svegliarmi, purtroppo non mi era
possibile; la realtà non si cancella.
La cosa che maggiormente mi
angosciava era guardare Giuliano negli occhi e sentire che, mi chiedeva
cosa ne sarebbe stato della sua vita e, non potergli dire la verità.
Come fai a dire ad un uomo con il quale hai condiviso 15 anni della tua
esistenza, con il quale hai riso, scherzato, litigato, l'uomo che ami,
che non vivrà più, che è solo questione di tempo?
Solo chi è passato
attraverso un'esperienza come questa, conosce il significato della parola
sofferenza, del dolore, dell’incapacità di accettare la situazione,
fino al momento in cui bisogna arrendersi all'evidenza, al fatto che non
c’è più nulla da fare: il vuoto della disperazione.
Forse diventa più difficile
ancora, per chi come me, non aveva avuto grossi traumi durante l'esistenza
e si è trovato, improvvisamente, ad affrontare una prova durissima:
la morte del proprio marito.
Ogni spiraglio era valido
e mi ci aggrappavo con tutta me stessa, con l'inutile convinzione, che,
avrei, in qualche modo, mutato il destino. Ma il destino non si cambia,
non siamo noi a decidere. Bisogna saper accettare ciò che viene
dato, sempre! Bisogna saper bluffare con la vita e batterla con le proprie
armi. Mi mancava la capacità di fare questo.
Poi mi hanno parlato dell'Associazione
Angolo, che si trova in un reparto del CRO di Aviano e ci sono andata,
accompagnata da mio fratello Michele e sua moglie Silvana. Ci sono andata
con la speranza di combattere il male di Giuliano, di tenerlo accanto a
me, ancora.
Il compito dell'Associazione
non è quello di salvare le persone, loro in realtà non ti
danno prescrizioni particolari, tutt'altro, mi hanno ascoltato e aiutato
a capire quello che i medici mi avevano già detto: Giuliano sarebbe
morto, ed anche, in tempi brevi.
Lì all'associazione,
ho incontrato la Dott.ssa Giacalone e la Sig.ra Miranda; quest'ultima,
per parlare con me è venuta in bicicletta, da un paese vicino: mi
hanno incontrato per parlarmi di ciò che avrei dovuto fare e di
come comportarmi. Miranda, con la sua semplicità, mi ha spiegato
che mi sarei dovuta comportare con naturalezza, dovevo essere me stessa
e niente altro. Non mi ha dato altro antidoto: avrei dovuto vivere con
Giuliano, come sempre e per gli ultimi giorni disponibili.
Era un pomeriggio assolato
dei primi di agosto e sono uscita da quel colloquio, alleggerita di un
peso, più serena, pronta ad affrontare la vita con coraggio. Credo
poi, che la cosa fondamentale per me, sia stato venire a conoscenza, che
Giuliano, anche se nessuno glielo aveva detto, sapeva del suo stato; sentirmi
dire dalla Dott.ssa Giacalone: "Giuliano lo sa!".
Da quel momento per Giuliano
e me, grazie a loro, è iniziata una nuova vita, ho capito attraverso
loro, quanto io ero importante per Giuliano e quanto lui lo fosse
per me.
Ogni giorno lo abbiamo vissuto
come se fosse l'ultimo giorno, eravamo sempre uniti, vicini in ogni senso,
non lo lasciavo mai un attimo da solo.
In quel periodo abbiamo recuperato
la nostra esistenza. Era bellissimo al mattino uscire assieme tenendosi
per mano, cantando perfino; capirsi con il solo guardarsi negli occhi,
senza bisogno di tante parole.
Dopo tanti anni trascorsi
assieme, ci eravamo un po' dispersi, ognuno preso dal proprio lavoro; solo
allora, ci siamo ritrovati e riscoperti, giorno per giorno, ed ero felice
nella mia disperazione; felice di averlo accanto; felice di assicurargli
che era ancora un uomo bello, quando si guardava allo specchio e vedeva
lo sfacelo della sua vita, e un'ombra di tristezza gli velava lo sguardo;
felice di baciarlo con lo stesso grande, immenso amore, che me lo aveva
fatto scegliere tanti anni addietro. Ero felice di riscoprire che era il
mio Giuliano e che, io, per lui ero la sua Teresa. Ero felice anche se
le lacrime mi scendevano copiose e non riuscivo a fermarle. Ero felice
perché lo amavo così tanto!
Non posso, non ricordare tutte
le volte che mi parlava con quei suoi occhi smarriti, chiedendomi conferma,
che la battaglia intrapresa, l'avremmo combattuta assieme, che non era
solo, che ce l'avremmo fatta.
La Sig.ra Miranda, mi ha fatto
capire quanto sia importante la razionalità dei propri pensieri,
del non lasciarsi prendere la mano da inutili isterismi, dannosi sia per
noi, che vediamo i nostri cari consumati dal male, sia per il malato, che
si sente un inutile peso.
L'importante
è affrontare ogni giorno le difficoltà cercando di vivere,
comunque, serenamente; l'importante è rimanere accanto al malato,
non abbandonarlo ed infondergli sicurezza e fiducia. Questo è ciò
che ho capito quel pomeriggio: sono entrata con un gran masso da portare
sulle spalle, mi sono risvegliata il mattino dopo come una persona nuova,
con una leggerezza mai provata. E da quel momento, ogni giorno è
stato vissuto come fosse l'ultimo, con la certezza che poteva essere l'ultimo
e la speranza che, Giuliano ed io potessimo godere di noi stessi ancora,
come se il futuro, fosse per noi infinito.
Giuliano il 02 settembre 2000
mi ha lasciato. Se n’è andato con dignità e serenità.
In tutto il periodo della
sua malattia non ha mai chiesto informazioni ai medici del suo stato, non
gli è mai uscito un lamento, non ha mai voluto nulla.
Ciao Giuliano e grazie della
tua esistenza.
Da tutta questa esperienza
traggo che, un malato terminale va sempre considerato come un essere umano,
più bisognoso degli altri di affetto e tenerezza, non bisognoso
di compassione, poiché già lo conosce il suo stato ed è
inutile farglielo presente.
Ringrazio l'associazione Angolo,
in particolare la Dott.ssa Giacalone e la Sig.ra Miranda, che hanno chiacchierato
con me, quel giorno; le ringrazio per avermi dato l’opportunità
di rimanere accanto al mio Giuliano così come lui ha voluto.
Teresa
da: “Angolo news”, n. 20, settembre
2001.
Questo racconto è stato raccolto
da: ANGOLO - Associazione Nazionale Guariti O
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