| Vivere
per testimoniare che tanta bontà non è stata sprecata
Il mio
nome non ha importanza, l’importante è che sono uno dei tanti che
in questi ultimi mesi hanno avuto la fortuna e il dono di un fegato. L’esperienza
che ho vissuto, come credo anche gli altri è un fatto che mi ha
segnato e che resterà indelebile nel mio animo. Il primo impatto
nel sapere dai medici che avevo un tumore fu d’incredulità e di
rifiuto nell’accettare questa malattia così terribile.
Io che
avevo vissuto fino a quel momento in modo fatuo, pensando solo di godermi
la vita, mi ritrovavo neo modo più duro a contare quanto mi rimaneva
di questa. Certo, chi non è mai venuto a contatto con questa realtà
non può capire quel senso di non vivere, la disperazione della persona
interessata. Tutto questo è durato fino alla famosa, desiderata
telefonata: si era trovato l’organo compatibile. La gioia che ho provato
dopo l’intervento è stata grande, ero ritornato a vivere, potevo
fare progetti per il mio domani.
Dopo
tre mesi dal trapianto posso valutare in modo più calmo quanto è
accaduto. Ho imparato a conoscere più a fondo i miei famigliari,
apprezzare il bene che mi vogliono palpabile in ogni attimo che mi sono
vicini. Ho potuto sentire e vedere quante persone mi vogliono bene, molte
di più di quelle che pensavo, che m’incitavano a guardare in avanti.
Se ho
ritrovato la vita lo devo anche all’équipe di medici d’eccezionale
bravura, ma soprattutto devo ringraziare quei famigliari che nel modo più
disinteressato mi hanno fatto dono di tanta preziosità.
Il solo
modo per ringraziare di tutto questo è “vivere”, vivere per testimoniare
che tanta bontà non è stata sprecata e cercare di aiutare
e incoraggiare tutti coloro che stanno per affrontare un intervento così
importante.
Questa
lettera è stata raccolta da: Associazione
Prometeo |