Un angelo nella mia casa 

Ho finito... ho finito? Beh, strano modo di cominciare. Ho 34 anni, sono un Linfoma di Hodgkins in remissione completa e credo che ad aprile sulla mia cartella (se tutto continua a filare liscio!) scriveranno: GUARITA! Nella mia città, 70.000 abitanti, un solo ospedale, sono stata un caso eclatante, dopo due anni ancora si ricordano di me... Non si era mai vista una donna incinta con un linfoma. Ero incinta, il momento più bello della mia vita... triste? No, io sono viva grazie a mia figlia. Ero all'ottavo mese di gravidanza, non avevo voluto sapere se era maschio o femmina, non mi interessava, mostravo il mio pancione orgogliosa come mai. Stavo benissimo: non ho mai avuto una nausea, una cistite... nessun problema... solo un po' di affanno ogni tanto, ma quale donna incinta non arranca come una locomotiva in salita? Poi una mattina, (strano la sera prima non c'era!) mi trovo un rigonfiamento al giugulo. Lo faccio vedere al mio ginecologo narrandogli le stranezze della gravidanza, ma lui mi manda da un endocrinologo, che mi fa fare un agospirato, che mi manda in ospedale per capire meglio che avevo... 

Il resto per chi ci è passato è storia nota: esami da fare, parenti che si disperano... solo che nel mio caso c'è stata anche la faida familiare su "deve partorire si o no", sembrava che nessuno si preoccupasse della mia decisione di portare a termine la gravidanza, almeno finché era possibile. Il 15 settembre sono andata dal mitico XXXXX e il 18 settembre ho partorito con un parto cesareo, era meglio non rischiare... Maria era bellissima: aveva un faccino tondo e roseo, piena di capelli neri e con gli occhi scuri aperti sul mondo...un po' piccolina perché era nata due settimane prima del previsto, ma che miracolo... nel mio corpo erano cresciute in me la vita e la morte... ma Maria ha fatto si che la malattia "esplodesse" al mediastino senza scendere all'addome. Avevo un bulky, una massa gigante che ancora si stanno chiedendo come ha fatto a restare lì. 

Ogni due settimane andavo a XXXX con mio marito per le chemioterapie: prima mi dissero che sarebbero state 8 sedute, poi sono diventate 12 e poi la radioterapia che comunque già sapevo di dover fare. Per me la vera tragedia non è mai stato farmi le terapie e tutti gli effetti collaterali... io non ho potuto allattare mia figlia, e questa mi sembrava per lei una punizione, non se lo meritava... le mi aveva salvato la vita, aveva bisogno del latte della sua mamma. Latte che mi hanno mandato via due volte, perché non voleva sapere di andarsene. La rabbia che ho provato e che provo la può capire solo chi ci è passato. E poi lo strazio di lasciare quella piccolina ogni quindici giorni, lo so era in buone mani, ma non erano le mie. Ero combattuta fra il desiderio che il tempo passasse in fretta per finire le terapie e quello di rallentare tutto per godermi mia figlia ogni secondo. 

Ancora oggi, dopo due anni, sono molto arrabbiata. Innanzitutto anche prima della malattia io ero una persona felice di vivere e soprattutto felice di quello che aveva, quindi non avevo bisogno di aprire gli occhi sulle gioiose quotidianità da apprezzare per essere sereni. Poi continuo a sostenere che nessuno ti può capire a meno che non ci sia passato: pertanto ogni volta che tutto il mondo di persone sane mi diceva: "Ti capisco" mi saltavano i nervi...Ah! Un'altra cosa che mi mandava in bestia era: "Fatti coraggio!" Ma cos'è: devo morire?... E poi c'è sempre il maledetto momento quando vedo donne che con gioia allattano i propri figli e la mia bambina non ha potuto goderne... Dulcis in fundus c'è la gente che non si fa gli affaracci propri e chiede: "Allora a quando il secondo?"... Che faccio glielo dico? "Guardi se era per me il secondo lo avevo già fra le braccia, ma ho avuto un cancro e quindi devo aspettare almeno due anni".... Sono stata trattata dalla mia famiglia (in buona fede, per carità!!) come una invalida, una celebrolesa incapace di prendere decisioni o addirittura occuparsi della propria bambina. Mentre io alla faccia del linfoma e delle cure stavo bene e cercavo di recuperare la mia indipendenza con le sciabole!!! C'è di buono che sono diventata un supereroe: ho imparato a catalogare i problemi e ho capito che quasi non esistono. Parlo molto con chi ha la mia stessa malattia (o comunque con chi è malato) e fargli coraggio mi riempie di gioia, fargli capire che io lo capisco mi fa sentire importante... un supereroe. W la vita. 

Lucia

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