Quando la malattia aiuta a riflettere

Antonia viene operata di cancro al seno. L'esperienza non la colpisce più di tanto, se non in una cosa: le lascia la consapevolezza di non aver dato a sua sorella, morta anni fa, ciò di cui ora sa, avendo provato, avrebbe avuto bisogno.

Cosa vuoi raccontare di questa tua storia?
Ho scoperto il nodulo nel dicembre dell'85. Non dissi nulla in famiglia per non turbare le feste. Ricordo che mentre addobbavo l'albero pensavo a Pirandello "L'uomo dal fiore in bocca" e "La metamorfosi" di Kafka. 
L'attesa è stato il periodo più brutto. Sentivo di avere dentro il male e lo odiavo. A febbraio sono stata operata.

Qual'è stato il tuo primo pensiero appena sveglia dopo l'operazione?
Ricordo che al mio risveglio la prima sensazione è stata quella di essermi liberata di tutto.
Nevicava, la finestra della mia camera si affacciava sul tetto di una palazzina dove dei passerotti saltellavano in cerca di cibo. 
Avevo visto questa scena tante volte, ma ora assumeva un significato diverso. 
I passerotti erano come me, indifesi, in mezzo al vento e al freddo, eppure erano tranquilli, le penne arruffate e continuavano con ottimismo a cercare e a trovare il cibo per la loro sopravvivenza.
Ho pensato che se la bufera risparmiava degli esseri così piccoli, perché avrebbe dovuto travolgere me.
In quel momento una grande tranquillità mi ha pervasa e ho sentito nascere dentro di me la certezza che nel futuro, i miei occhi e il mio cuore, avrebbero visto e percepito in modo diverso.

Come sono trascorsi gli anni successivi?
Ho cercato di affrontare ogni istante della vita con grinta e ho vinto con l'aiuto determinante dei miei cari.
Non volevo nessun privilegio, gli stessi schizzi sulla tovaglia e lo stesso disordine, non era cambiato niente.

Arriviamo a ciò che so ti sta a cuore, il ricordo di tua sorella.
E' morta a soli 40 anni dopo cinque anni da un intervento di mastectomia, lasciando un marito e tre bambini.
Ricordo l'odissea vissuta da noi familiari ogni giorno e ogni notte;
le angosce, le paure, le bugie e quella stupida aria di tranquillità che ora so, ferisce e scava più del male stesso.
Lei era serena, non chiedeva aiuto a nessuno e badava ai suoi figli come prima; eravamo noi a crearle dei problemi: non poteva manifestare un piccolo dolore senza vedere nei nostri occhi la catastrofe.

Perché senti di non aver fatto del tuo meglio?
Perché credevo di portarle aiuto e conforto minimizzando i suoi problemi, e forse impedendole di sfogarsi; ma quando la stessa sorte ha toccato me ho capito che lo facevo nel modo sbagliato anche se so che sicuramente ha capito il mio sforzo e mi ha perdonato.

Con l'esperienza di adesso cosa vorresti fare per lei?
L'aiuterei a vivere giorno per giorno pretendendo il meglio dalla vita, farei ogni sforzo per ottenerlo. Forse lei già allora lo voleva, ma io non lo capivo, preoccupata solo di nascondere a lei, e forse più a me stessa, la verità.
Ho incontrato anch'io persone che, con indulgenza, mi dicevano: "ti trovo bene, sei meglio di prima" con tutto il sottinteso di: "poverina, è ancora viva".
Le ho sempre perdonate e non ho formulato giudizi, perché anch'io sono stata così e solo l'esperienza diretta mi ha fatto capire quanto questo atteggiamento sia doloroso da accettare.

In che momento hai pensato di venire in Associazione?
Sono venuta perché l'ospedale dove presto servizio come crocerossina, mi chiese di aiutare le persone operate di cancro al seno.
Volevo però farmi un poco di esperienza prima di iniziare a frequentare il reparto, allora un'amica mi diede il numero di Attivecomeprima.
Ero un po' perplessa perché pensavo che fosse un ghetto: di qua i sordi, di là i ciechi e lì tutte le donne senza seno a piangere insieme, no grazie!
Invece già alla prima telefonata ho avuto la sensazione che non fosse così.
Varcata poi la soglia tutte le mie paure, le mie perplessità svanirono: i sorrisi, la gioia, la grande sincerità che si respira e la naturalezza degli approcci sono un arricchimento difficile da spiegare se non lo si prova.

Ciò ti è servito per meglio comprendere il significato della tua esperienza?
Durante gli incontri di "Riprogettiamo l'esistenza" ho avuto molti turbamenti, ma è stato positivo constatare che le paure erano una condizione comune a tutti gli esseri e non monopolio delle donne operate di cancro al seno.
Con loro ho rivissuto le mie angosce e le paure, ma le ho anche esorcizzate; perché insieme le gioie si assommano e i dolori si dividono.
Qui si parla di tutto, qui si fanno progetti, si lavora, si va in vacanza, ci si consiglia fra donne, qui si dicono cose che nessun confessore ha mai sentito.
Quando entri qui sei piccola e spaurita, quando esci sei più grande e sicuramente più forte.

Vuoi ancora aggiungere qualcosa?
Ho constatato, dopo questa mia esperienza che spesso si vive protesi nel futuro pensando a quello che faremo, senza vivere, senza fare subito ora quello che vogliamo nel presente, unica certezza che tutti possediamo con o senza cancro.

Questa intervista è stata raccolta da: Attivecomeprima

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