| Anche
senza un seno sei bella lo stesso e poi sei la mia mamma
L’inverno
del 1979 fu particolarmente triste per lei. Un Natale così non lo
avrebbe dimenticato mai più. Aveva appena 39 anni. Per quel nodulo
in un primo momento le avevano proposto un intervento di tumorectomia,
successivamente però il chirurgo le aveva comunicato che non era
sufficiente. In questo modo quel Natale lo passò in ospedale. Di
tutto il campione delle donne intervistate è l’unica che è
stata sottoposta a mastectomia radicale modificata: quella che la letteratura
medica indica come secondo Patey.
"Per
quasi due anni, dopo l’intervento chirurgico ho rifiutato qualunque contatto
fisico con mio marito, mi dice guardandomi dritta negli occhi. Appena si
avvicinava ‘saltavo’, ero sempre molto tesa. Non riuscivo a guardarmi allo
specchio e anche quando mi lavavo il mio sguardo cercava disperatamente
altri stimoli. Ancora oggi, dopo tanti anni, ho poca dimestichezza con
gli specchi. Mio marito è stato molto tenero e comprensivo. Mi ha
aspettata e piano piano sono riuscita a farmi riabbracciare da lui.
Dopo
un po’ di tempo dall’intervento ho ripreso una vecchia abitudine. Quando
mi lavavo e avevo i bambini piccoli, spesso lasciavo la porta del bagno
aperta. Volevo trasmettere ai miei figli una certa spontaneità rispetto
ai corpi. I miei genitori erano stati così rigidi che mi ero ripromessa
di non ripetere gli stessi errori. Fare i conti con la mutilazione non
è stato semplice però dopo un po’ ho iniziato a non richiudere
più la porta del bagno. I miei figli non mi avevano mai chiesto
nulla, di mostrare la ferita intendo.
Un
giorno mentre mi stavo lavando il figlio più piccolo è entrato
in bagno, mi ha guardata ed ha detto - anche senza un seno sei bella lo
stesso e poi sei la mia mamma -.
Non
sono riuscita a trattenere le lacrime e per certi aspetti mi ha aiutata
a uscire dalla profonda crisi in cui ero caduta. Oggi mi sento molto più
tranquilla".
Dopo
l’intervento la signora ha avuto la comparsa di un vistoso linfedema i
cui segni sono evidenti ancora dopo tanti anni dall’intervento. Tuttavia
l'intervento ha interessato la mammella sinistra e questo è stato
importante per mantenere l'autonomia e l'efficienza lavorativa. In quegli
anni prestava attività in una .…. (attività che successivamente
continuerà in modo autonomo) e riferisce che aveva interrotto il
lavoro soltanto per il tempo del ricovero che era durato un tempo eccessivamente
lungo se confrontato con quello medio per un intervento al seno. Infatti
rimase nel reparto di senologia per più di 40 giorni. Nonostante
ciò aveva cercato di aiutare le altre persone ricoverate. "A parlare
di me però faccio tanta fatica".
"In
questo periodo ho due preoccupazioni molto forti. Mi è stata trovata
una zona di opacità a una gamba e mi hanno prescritto una scintigrafia
ossea. Ho molta paura di ammalarmi nuovamente. L’altra paura riguarda il
lavoro. Praticamente da quando sono stata operata non ho mai smesso di
lavorare, però da un po’ di tempo si lavora molto poco.
Dopo
l’intervento di mastectomia ho subito diversi interventi all’utero. Ormai
il mio corpo è pieno di cicatrici. Inoltre gli interventi all’addome
hanno provocato un rilasciamento di tutta la muscolatura addominale e sono
costretta a tenere sempre una panciera. Per riempire il buco lasciato dalla
mastectomia uso una protesi. Però è fastidiosa e soprattutto
mi fa un grande caldo. La uso soltanto quando esco d’estate. D’inverno
e quando lavoro uso un grembiule molto grande che mi copre tutta".
"Sono
stata molto contenta della sua telefonata, mi accorgo che parlare con lei
e raccontare di me è stato utile". |