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Era l'anno 1975 quando mossi i miei primi passi di paziente oncologica, incerti dapprima, come quelli di un bambino, poi sempre più spediti verso la guarigione: iniziava così una nuova vita, più piena, più intensa e talmente ricca di valori da saperla apprezzare in tutte le sue manifestazioni. Allora, la diagnosi di carcinoma mammario con metastasi linfoghiandolare mi aveva fatto inequivocabilmente pensare a una morte certa e imminente. Nel luogo di cura ci incontravamo, purtroppo, in molti, a volte con ammalati nuovi a volte con altri già noti; ci sostenevamo a vicenda ma, quando qualcuno mancava all’appello era come se andasse via una parte di noi, pur sapendo che il decorso della malattia non sarebbe stato uguale per tutti i pazienti. Ai medici che mi avevano in cura, ricordo, chiesi quanti anni di vita mi avrebbero garantito: il chirurgo, molto umano, mi rispose che le garanzie si davano soltanto in bara, mentre il radioterapista, capendo il mio stato d’animo, mi prospettò con magnanimità una sopravvivenza di vent’anni. Allora volli credere a quella sentenza: non volevo morire assolutamente a quarant’anni ... avevo tante cose da fare, una figlia adolescente da crescere, un marito a cui pensare ma, soprattutto, una grande voglia di vivere, diversa e più concreta. Pian piano uscii dal tunnel della malattia grazie alle cure radio e chemioterapiche, ma anche a una grande forza di volontà. A poco a poco riuscii a mitigare il mio travaglio psicologico dovuto anche al fatto che la mutilazione mi faceva sentire handicappata (si fa per dire!) rispetto all’esibizionismo di forme integre caratteristiche della femminilità proposta soprattutto dai mass-media, a volte così spinta da recare offesa alla dignità della donna comune. Oggi, dopo ventiquattro anni, affido ad ANGOLO questa mia ‘semplice’ testimonianza quale tributo di solidarietà, ma ancor più di speranza per tutti coloro i quali si trovano a dover affrontare il cancro, temibile e subdola malattia, di fronte alla quale ci poniamo in modo remissivo. Ma che, invece, dobbiamo fronteggiare con tutte le nostre energie e i mezzi terapeutici sempre più mirati ed efficaci che la scienza mette a nostra disposizione. Questo racconto è stato raccolto
da: ANGOLO - Associazione Nazionale Guariti O
Lungoviventi Oncologici
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