Ora ho questa voglia dentro di me di scoprirmi sempre di più
di Paola Bertolotti

Vuoi parlarci del tuo percorso qui ad Attivecomeprima, delle difficoltà e dei tuoi cambiamenti?
Ho iniziato questo percorso per curiosità. Non avevo aspettative. L’ho saputo da un’amica ed ero venuta per avere un consulto con un dottore che sapevo fare parte di Attivecomeprima.
Poi da lì, sempre per curiosità, ho iniziato il primo gruppo.
Man mano la curiosità si trasformava in voglia di mettersi in gioco, in discussione, anche se le tematiche che si affrontavano non erano certo leggere, non lasciavano la possibilità di scappare. Si affrontavano determinati argomenti, magari che non ti riguardavano in prima persona, ma che ti portavano a riflettere.
Il lavoro poi continuava anche a casa, perché si pensava a quello che era successo, a quello che si era detto. Non ti accorgi subito dei cambiamenti perché spesso avvengono inconsapevolmente, ti rendi conto solo dopo, quando magari accadono certe cose che stai cambiando, che non sei più la stessa.
Attivecomeprima mi ha aiutato tanto: pensavo di essere una persona senza bisogno di incontri, di sostegno, sentivo che stavo affrontando la malattia molto bene, in modo forte. Invece mi sono dovuta rendere conto che c’è sempre bisogno, bisogno di una maggior conoscenza di se stesse.

Com’era la tua vita prima della malattia?
Avevo una vita totalmente diversa, non tornerei più indietro. Io ho sempre creduto che la mia malattia fosse una "opportunità", non l’ho mai vista come una punizione. Perché la malattia mi ha dato la possibilità in questi anni di scoprire tante bellissime cose della mia vita.
Forse prima non mi fermavo mai, ero troppo presa dal correre, dalla quotidianità, non avevo neanche il tempo di ascoltarmi, di pensare, perché ero troppo presa dal "materiale", dal dover fare. Ma poi fare cosa, quasi niente. Il cancro mi ha fermato, mi ha fermato su tante cose. Soprattutto guardi te stessa: cosa hai fatto fino a quel momento, cosa hai seminato, cosa hai prodotto. Mi vedevo come una persona solo di corsa, senza sguardi verso il mondo, verso gli altri, verso gli affetti, verso le cose belle che poi sono le cose della vita.
Il cancro mi ha dato la possibilità di scoprire tutte queste cose eccezionali, per esempio scoprire i paesaggi naturalistici: mi ricordo che prima quando mio marito mi proponeva di andare a fare delle gite non avevo mai voglia, ora invece sto bene ovunque, amo la natura in un modo incredibile, amo tutti quelli che mi circondano, amo tutto, e devo dire grazie a questa esperienza.
Non che prima fossi una persona spenta, perché sono sempre stata una compagnona, con la voglia di vivere, però non capivo veramente me stessa fino in fondo, e ora ho questa voglia dentro di me di scoprirmi sempre di più.

Cos’hai conosciuto di te fino ad ora?
Tante cose. Prima di tutto ho cambiato il mio modo di vivere grazie a quello che mi è entrato profondamente dentro, a questi cambiamenti, nel senso che ora corro meno, anzi non corro proprio, mi piace avere i momenti dove sono da sola, che prima non avevo, mi piace parlare molto di cose vere, anche parlare della vita, della morte, della crescita, non solo della superficialità che può essere andare a comprarsi un vestito o altre banalità che magari prima mi appagavano.
Ecco la differenza: prima era molto l’apparire, l’essere nella società, quello che gli altri pensano.
Io ora vivo per me stessa, e non mi interessa quello che gli altri pensano, perché se io sto bene con me stessa, automaticamente anche gli altri stanno benissimo con me.
Una cosa che mi hai insegnato proprio tu è una lezione sugli affetti: dentro di me vedevo gli affetti su una piramide, dove al primo posto mettevo qualcuno, al secondo posto un altro, e stavo male, perché non riuscivo a bilanciare. Oggi non è più così, oggi li metto su una torta, dove ognuno è una fetta, magari chi di più, chi di meno, ma siamo tutti sullo stesso piano. Io sono nel centro dal quale partono i raggi a cui si collegano tutti quelli che ho intorno, e ciò mi fa star bene.
E’ difficile dire se sono cambiata in questo o in quello, mi sento cambiata totalmente, proprio al centro di me stessa.

Cos’hai preso da un gruppo e dall’altro? Trovi un filo che lega tutto quanto il lavoro che hai fatto?
E’ stata una cosa continua, è iniziato con il primo incontro. Delle volte basta schiacciare un bottone. Schiacci un bottone è parte il vortice del cambiamento, uno si concatena all’altro poi all’altro, e quello che sorprende è la potenzialità di cambiamento che c’è in noi. Io sto ancora cambiando e non è ancora esaurito quello che c’è dentro di me, c’è proprio un vulcano di cose di cui non ero a conoscenza. Adesso dirti qual è il mattone che ha fatto scaturire tutto questo non saprei, però io so con certezza che qui è stato schiacciato il bottone, e che dentro di me è successo qualcosa ed è successo tutto in modo armonico, graduale, non è stato una bomba di situazioni che possono spaventare, anzi, proprio perché tutto è avvenuto e sta avvenendo ancora in modo così armonico e graduale che hai sempre questa voglia di cambiare, di conoscerti, di andare avanti in questo cambiamento, perché ti piace, perché ti fa star bene, perché ti fa conoscere sempre di più cose che di te che prima non conoscevi.
Forse nel primo gruppo a pensarci bene è stato fondamentale l’aver affrontato una tematica così pesante, quale la morte.

Non ti ha spaventata?
No, affatto. Questo mi è servito in molte situazioni, non solo nella malattia cancro ma nella vita. Le situazioni vanno affrontate. Fino a quando la situazione la lasci lì latente, ti darà sempre fastidio, prima o poi uscirà. Invece guardandola in faccia, spudoratamente, senza mezzi termini, escono le cose che ti fanno più paura, che sul momento ti fanno star male perché sono cose mai dette. Quindi ti toccano, ti muovono. Mi ricordo che i mal di pancia li avevo quando tornavo a casa. Però questo muovere, con il senno di poi, è un muovere giusto, che poi mi faceva star bene. Nel primo gruppo ho imparato ad affrontare la realtà. Di qualsiasi genere, i problemi, i dolori, non si possono lasciare là. Affrontiamolo, bello o brutto che sia, discutiamone, parliamone, arrabbiamoci, ora non aspetto più, vado.
Un’altra cosa che il gruppo mi ha insegnato è "il sogno nel cassetto": non lasciare le cose senza metterle in atto, non importa quello che esce, non importa quello che si fa, l’importante è farlo.
Quello che forse devo ancora imparare è leggere bene i miei desideri. Voglio imparare a riconoscerli proprio bene per esaudirli, dove è possibile, però ho imparato a darmi più ascolto.
Nel terzo gruppo ho imparato a gestire meglio gli affetti, ho capito che mi sono sempre fatta tanti sensi di colpa, ho vissuto con i sensi di colpa. Il gruppo de La terapia degli affetti non l’ho ancora finito ma ho messo in pratica tante cose. Sono felice per tutto quello che ho dentro che ancora sto conoscendo e che posso tirare fuori e soprattutto per quello che sto facendo. Credo che il cambiamento, se tu lo trasmetti bene, lo vedi anche riflesso nelle persone che ti stanno vicino.

Com’è ora la tua vita? 
Ho smesso di lavorare. Ora faccio la casalinga. Con un piacere immenso, cosa che prima non riuscivo ad accettare. Sono una casalinga un po’ particolare perché ho creato sul territorio dove abito la prima unione di tutte le famiglie che hanno adottato dei bambini. Nessuno l’aveva mai fatto prima. Io e una mia amica abbiamo radunato queste famiglie che sono state felici di ritrovarsi e di condividere insieme esperienze. Con mia grande gioia, da tre anni ho adottato due bambini brasiliani, vivo quindi anche per loro e mi dedico anche a loro, ma non solo, vivo insieme a loro, è differente che dire vivo per loro, proprio ci prendiamo per mano e andiamo.

Questo intervista è stata raccolta da: Attivecomeprima

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