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Settembre 2002
Salve! Scrivo un po' così mi "distraggo" e il tempo passa più veloce. Avevo già provato a scrivervi ma poi ho cancellato tutto. Stamattina ho fatto l'ennesima terapia e ora non mi sento proprio in ottima forma, ci sono abituata ormai e tra qualche giorno passerà quasi tutto. Ho 22 anni e cinque mesi fa mi hanno diagnosticato un linfoma di Hodgkin. Ora sono quasi alla fine del trattamento. La prossima settimana mi tocca l'ultima infusione dell'ultimo ciclo e poi inizio con la radioterapia. Questo me l'hanno detto proprio stamattina, prima non sapevo di dover fare la radio indipendentemente dai risultati della prossima TAC. Non mi sono sconvolta più di tanto, anche se non mi aspettavo questa notizia. Ho imparato ad aspettarmi di tutto dalla vita, anche l'impossibile, e farsene meraviglia non cambia nulla. L'importante è che passi tutto velocemente. Sono però alla riserva delle mie energie e devo escogitare qualcosa per tirarmi un po' su. Ho sempre mantenuto il controllo della situazione, fin dall'inizio, ma arrivare alla fine con la stessa forza non è facile. Durante questo periodo mi sono dedicata a diverse attività: ricamo, lettura, ho ascoltato tanta musica, ho terminato gli esami universitari e ora sto preparando la tesi che discuterò prossimamente. E poi la nascita di un bimbo in famiglia, la vita che dà la vita. Non poteva capitare in una circostanza migliore... quante domande, quanti pensieri, quanta speranza! Ora ho solo voglia di tornare alla mia vita, al mio lavoro, ai miei impegni. Non ne posso più di star chiusa in casa ad aspettare che arrivi domani, quando forse starò meglio. Voglio tornare a vivere al meglio le mie giornate e di ognuna di esse assaporarne il magico profumo. Adesso sono stanca, vado a riposare, ma se avete qualche consiglio... vi aspetto! E' bello
sapere che dall'altra parte c'è qualcuno che ha voglia di ascoltarti
e a cui puoi non nascondere quello che provi.
16 Settembre 2002 Cara,
La protagonista di questa breve storia mi sembra una donna coraggiosa e determinata, capace di avventurarsi nei precorsi tortuosi che a volte la vita riserva senza perdere mai né l'orientamento e neppure la pazienza. Queste sono qualità importanti. La percezione di non avere più risorse a disposizione è comprensibile quando il traguardo viene inaspettatamente spostato in avanti. Tuttavia una persona come lei, che riesce a guardarsi dentro, a riconoscere le proprie emozioni e le proprie difficoltà, a coltivare i propri desideri e i propri progetti ha molto da insegnare a tutti quanti. Per questo motivo la sua testimonianza è una iniezione di fiducia e di coraggio per chi, da qualche altra parte del mondo sta affrontando una esperienza simile. Ci piacerebbe
poter pubblicare le sue breve storia sul nostro sito e metterla a disposizione
di chi sta cercando un aiuto per superare un momento difficile. Ci faccia
sapere che cosa ne pensa. Se vorrà scrivere ancora sarò felice
di ascoltarla e di comunicare con lei.
17 Settembre 2002 Salve! La ringrazio per avermi risposto e se pensa che la mia storia possa servire a qualcun altro io non posso che essere molto contenta di questo. Ora, però, mi andrebbe di parlare ancora un po'; posso approfittare della sua disponibilità, vero? Stamattina per qualche ora sono tornata alla mia vita di prima, c'è stata una riunione con i miei compagni di corso all'università.... è curioso come qualcuno, da qualche parte, abbia deciso per me che dovessi laurearmi in "paziente" prima della laurea, molto prossima, in infermiera, e questo forse solo per darmi la possibilità di giudicare il mondo, la vita, da entrambe le prospettive o... chissà! Comunque devo dire che si impara molto da entrambe le parti! Quando da tirocinante sono stata nella U.O. di Oncologia, avvertivo un po' di difficoltà'. Non sapevo come avvicinarmi a quei pazienti un po' "particolari". Ogni pensiero mi sembrava banale e inutile eppure avrei voluto dire loro chissà cosa, ma mi sentivo priva di mezzi e di capacità per poterlo fare. Poi sono stati proprio loro ad aiutarmi a superare questo mio imbarazzo... ora capisco! Capisco che la "particolarità" di noi pazienti oncologici/ematologici (e non solo) consiste in un grande bisogno di affetto, di amore, di amicizia, di sorrisi, di strette di mano, di abbracci, di sincerità e niente più e questo per sentirsi meno soli di fronte ad una situazione che a volte sembra essere più grande di te (ma questo è solo un'impressione!!). Qualche
tempo fa pensavo di cambiare lavoro, di andarmene a vendere la frutta,
alla luce del sole, anziché trascorrere il resto della mia vita
a distribuire compresse e assistere situazioni che non mi avrebbero fatto
dimenticare la mia storia. Ora penso che non devo affatto dimenticare ma
di dover far tesoro di tutto questo. Certo non mi sento molto fortunata
per aver vissuto questa esperienza, ma voglio comunque trarne il meglio
per me e per gli altri, se ci riuscirò. Vorrei in qualche modo ricambiare
i miei pazienti dell'energia e della positività che mi hanno trasmesso
solo osservandoli. E' ricordandoli che ho trovato la serenità e
la tranquillità per affrontare la mia storia, una storia che è
ancora presente... ancora per poco, però!
19 Settembre 2002 Certo
fa strano vedersi dentro quella pagina... e chi avrebbe mai immaginato
una cosa del genere? Comunque non mi va di addentrarmi in discorsi troppo
impegnativi riguardo alle casualità della vita. Ci ho rinunciato
da un po' ormai. Sono tutti parametri che non possiamo cambiare con il
nostro volere e allora che succedano pure! Ragionarci su non serve.
2 Ottobre 2002 Grazie
per aver condiviso con noi i tuoi momenti importanti. E piacevole leggere
le tue riflessioni. Sei capace di riconoscere e di analizzare ogni singolo
particolare di ciò che accade intorno a te ma anche di arricchirlo
di colori e sfumature delicate.
8 Ottobre 2002 Ho bisogno
di parlare un po'. Oggi ho iniziato con la radioterapia. Ci sono rimasta
male, molto. Forse per qualche momento ho provato qualcosa di più
forte anche della chemio, e non fisicamente. Sono entrata lì, in
una stanza che mi isolava da tutti, con un ingresso molto grande, con una
porta scorrevole telecomandata che sembrava avesse fretta di chiudersi,
come per dire ora sei dentro e di qui non puoi più uscire. Cioè,
tutto sembrava davvero serio, tutto è stato serio fin dall'inizio
ma questa volta la realtà è stata un po' più cruda,
mi sono sentita piccola piccola su quel lettino gelato. Qualche minuto
lì, immobile, a torso nudo e poi...avrei voluto solo piangere. Ho
cercato subito di distrarmi, di pensare ad altro, a qualcosa di piacevole.
Non so a cosa ho pensato di preciso ma ha funzionato. Mi sarò detta
di stringere forte i denti anche questa volta, più forte che mai,
è stata dura però. Mi osservavo come dall'alto e l'immagine
che vedevo mi era così insolita, così sconosciuta, così
difficile da accettare e lo è ancora adesso. Pensavo andasse meglio.
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