13 Settembre 2002 

Salve! Scrivo un po' così mi "distraggo" e il tempo passa più veloce. Avevo già provato a scrivervi ma poi ho cancellato tutto. Stamattina ho fatto l'ennesima terapia e ora non mi sento proprio in ottima forma, ci sono abituata ormai e tra qualche giorno passerà quasi tutto. 

Ho 22 anni e cinque mesi fa mi hanno diagnosticato un linfoma di Hodgkin. Ora sono quasi alla fine del trattamento. La prossima settimana mi tocca l'ultima infusione dell'ultimo ciclo e poi inizio con la radioterapia. Questo me l'hanno detto proprio stamattina, prima non sapevo di dover fare la radio indipendentemente dai risultati della prossima TAC. Non mi sono sconvolta più di tanto, anche se non mi aspettavo questa notizia. Ho imparato ad aspettarmi di tutto dalla vita, anche l'impossibile, e farsene meraviglia non cambia nulla. L'importante è che passi tutto velocemente. Sono però alla riserva delle mie energie e devo escogitare qualcosa per tirarmi un po' su. Ho sempre mantenuto il controllo della situazione, fin dall'inizio, ma arrivare alla fine con la stessa forza non è facile. Durante questo periodo mi sono dedicata a diverse attività: ricamo, lettura, ho ascoltato tanta musica, ho terminato gli esami universitari e ora sto preparando la tesi che discuterò prossimamente. E poi la nascita di un bimbo in famiglia, la vita che dà la vita. Non poteva capitare in una circostanza migliore... quante domande, quanti pensieri, quanta speranza! 

Ora ho solo voglia di tornare alla mia vita, al mio lavoro, ai miei impegni. Non ne posso più di star chiusa in casa ad aspettare che arrivi domani, quando forse starò meglio. Voglio tornare a vivere al meglio le mie giornate e di ognuna di esse assaporarne il magico profumo. 

Adesso sono stanca, vado a riposare, ma se avete qualche consiglio... vi aspetto! 

E' bello sapere che dall'altra parte c'è qualcuno che ha voglia di ascoltarti e a cui puoi non nascondere quello che provi.
 

16 Settembre 2002 

Cara, 
ho letto con attenzione la sua testimonianza. Riesco a capire quanto a volte sia difficile trasformare in parole i pensieri e le emozioni soprattutto quando fanno male. Ma so anche quanto è liberatorio portarli fuori di sé ed osservarli mentre perdono i loro contorni scuri  e diventano, nel medesimo tempo, pezzi importanti della nostra esistenza. 

La protagonista di questa breve storia mi sembra una donna coraggiosa e determinata, capace di avventurarsi nei precorsi tortuosi che a volte la vita riserva senza perdere mai né l'orientamento e neppure la pazienza. Queste sono qualità importanti. 

La percezione di non avere più risorse a disposizione è comprensibile quando il traguardo viene inaspettatamente spostato in avanti. Tuttavia una persona come lei, che riesce a guardarsi dentro, a riconoscere le proprie emozioni e le proprie difficoltà, a coltivare i propri desideri e i propri progetti ha molto da insegnare a tutti quanti.

Per questo motivo la sua testimonianza è una iniezione di fiducia e di coraggio per chi, da qualche altra parte del mondo  sta affrontando una esperienza simile.

Ci piacerebbe poter pubblicare le sue breve storia sul nostro sito e metterla a disposizione di chi sta cercando un aiuto per superare un momento difficile. Ci faccia sapere che cosa ne pensa. Se vorrà scrivere ancora sarò felice di ascoltarla e di comunicare con lei.
 

17 Settembre 2002 

Salve! La ringrazio per avermi risposto e se pensa che la mia storia possa servire a qualcun altro io non posso che essere molto contenta di questo. Ora, però, mi andrebbe di parlare ancora un po'; posso approfittare della sua disponibilità, vero? 

Stamattina per qualche ora sono tornata alla mia vita di prima, c'è stata una riunione con i miei compagni di corso all'università.... è curioso come qualcuno, da qualche parte, abbia deciso per me che dovessi laurearmi in "paziente" prima della laurea, molto prossima, in infermiera, e questo forse solo per darmi la possibilità di giudicare il mondo, la vita, da entrambe le prospettive o... chissà! Comunque devo dire che si impara molto da entrambe le parti! Quando da tirocinante sono stata nella U.O. di Oncologia, avvertivo un po' di difficoltà'. Non sapevo come avvicinarmi a quei pazienti un po' "particolari". Ogni pensiero mi sembrava banale e inutile eppure avrei voluto dire loro chissà cosa, ma mi sentivo priva di mezzi e di capacità per poterlo fare. Poi sono stati proprio loro ad aiutarmi a superare questo mio imbarazzo... ora capisco! Capisco che la "particolarità" di noi pazienti oncologici/ematologici (e non solo) consiste in un grande bisogno di affetto, di amore, di amicizia, di sorrisi, di strette di mano, di abbracci, di sincerità e niente più e questo per sentirsi meno soli di fronte ad una situazione che a volte sembra essere più grande di te (ma questo è solo un'impressione!!). 

Qualche tempo fa pensavo di cambiare lavoro, di andarmene a vendere la frutta, alla luce del sole, anziché trascorrere il resto della mia vita a distribuire compresse e assistere situazioni che non mi avrebbero fatto dimenticare la mia storia. Ora penso che non devo affatto dimenticare ma di dover far tesoro di tutto questo. Certo non mi sento molto fortunata per aver vissuto questa esperienza, ma voglio comunque trarne il meglio per me e per gli altri, se ci riuscirò. Vorrei in qualche modo ricambiare i miei pazienti dell'energia e della positività che mi hanno trasmesso solo osservandoli. E' ricordandoli che ho trovato la serenità e la tranquillità per affrontare la mia storia, una storia che è ancora presente... ancora per poco, però!
 

19 Settembre 2002 

Certo fa strano vedersi dentro quella pagina... e chi avrebbe mai immaginato una cosa del genere? Comunque non mi va di addentrarmi in discorsi troppo impegnativi riguardo alle casualità della vita. Ci ho rinunciato da un po' ormai. Sono tutti parametri che non possiamo cambiare con il nostro volere e allora che succedano pure! Ragionarci su non serve. 
In questi ultimi periodi infatti ho cercato di dedicare i miei pensieri soprattutto alle vicende, alle situazioni che invece dipendono da noi, dal nostro modo di agire, dal nostro comportamento. Riflettendoci su spesso si può migliorare il nostro vivere quotidiano e quello altrui. Ed è a questo che tengo. Tuttavia non sono riuscita ad affrontare tutte le situazioni che avevo previsto come avrei voluto e questo per carenza di energie sia fisiche che psichiche. 
Durante il periodo di malattia mi sono osservata e ho osservato, come dall'alto, chi mi stava intorno. Ho, appesi nella mia mente, tanti quadretti con rappresentate tutte le fasi che io ho attraversato e con me chi mi era vicino. Fasi che ho individuato e caratterizzato solo dopo averle superate. 
Mi sono creata una cartella infermieristica per monitorare le mie funzioni vitali ma anche per individuare le mie diagnosi infermieristiche e quindi le mie reazioni (di ogni tipo) a quelle situazioni... che impresa! 
Mi sono fotografata nei momenti più brutti e in quelli in cui magari raccoglievo in una scatola i miei capelli che cadevano, ho fotografato il mio viso pallido e l'incapacità di alzarmi da quel letto e sinceramente non so perché l'ho fatto. Se lei pensa di saperlo sarei felice di scoprirlo anch'io. Ora mi sento un po' elettrizzata, domani l'ultima chemio, sono contenta ma mi trema comunque lo stomaco.
 

2 Ottobre 2002 

Grazie per aver condiviso con noi i tuoi momenti importanti. E piacevole leggere le tue riflessioni. Sei capace di riconoscere e di analizzare ogni singolo particolare di ciò che accade intorno a te ma anche di arricchirlo di colori e sfumature delicate. 
Raccogliendo i ricordi dei vari momenti che hai vissuto, guardando i tuoi quadri interiori e le tue fotografie, questa esperienza comincerà ad apparirti meno frammentata, comincerà forse ad assumere un significato che ti permetterà di fare pace con tutte le difficoltà che hai dovuto di volta in volta superare.
Probabilmente in questo momento anche l'ultima chemioterapia sarà già dietro alle tue spalle. Sei ad un traguardo importante, il tuo stomaco tremolante ringrazierà, e le tue energie ricominceranno a fare capolino. Ancora un piccolo sforzo ti viene richiesto per questa "non attesa" radioterapia ma il peggio è passato. 
Riflettevo in questi giorni su che cosa trasferirai di questa esperienza nella tua attività lavorativa. La tua sensibilità e il tuo equilibrio ti guideranno sicuramente nell'avvicinarti a quella "particolarità" che prima di faceva rimanere un po’ distante. Magari ne parleremo, se vorrai. Ho sentito naturale dati del tu, è normale quando conosci qualcuno. Vero? 
 

8 Ottobre 2002 

Ho bisogno di parlare un po'. Oggi ho iniziato con la radioterapia. Ci sono rimasta male, molto. Forse per qualche momento ho provato qualcosa di più forte anche della chemio, e non fisicamente. Sono entrata lì, in una stanza che mi isolava da tutti, con un ingresso molto grande, con una porta scorrevole telecomandata che sembrava avesse fretta di chiudersi, come per dire ora sei dentro e di qui non puoi più uscire. Cioè, tutto sembrava davvero serio, tutto è stato serio fin dall'inizio ma questa volta la realtà è stata un po' più cruda, mi sono sentita piccola piccola su quel lettino gelato. Qualche minuto lì, immobile, a torso nudo e poi...avrei voluto solo piangere. Ho cercato subito di distrarmi, di pensare ad altro, a qualcosa di piacevole. Non so a cosa ho pensato di preciso ma ha funzionato. Mi sarò detta di stringere forte i denti anche questa volta, più forte che mai, è stata dura però. Mi osservavo come dall'alto e l'immagine che vedevo mi era così insolita, così sconosciuta, così difficile da accettare e lo è ancora adesso. Pensavo andasse meglio. 
 


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