| La
porta si apre
La mia storia è vecchia di undici anni ma solo dal 1989 sono iscritta all’Associazione. E’ stato il rifiuto di confrontarmi con altre donne come me. Poi piano piano l’inserimento, l’aiuto tangibile e sincero e le timide proposte di partecipare attivamente alla vita di gruppo varie volte, e quelle "osé" di partecipare alla sfilata di primavera mi hanno scossa un po’. La Sfilata! Non ci penso proprio. Passano gli anni e come d’incanto ad aprile qualcosa mi ha spinto ad accettare, forse il tempo che scorre e prima che le rughe siano troppe e anche perché, come si dice, sono stata incastrata. All’inizio ci scherzo sopra, mi piacciono i preparativi; tutte stipate in una stanza, con la coordinatrice dei costumi che con il suo parlare italiano velato di straniero ci affida prima un costume e poi ce lo cambia; e i tavoli pieni di foulards, collane e cinture. Tutte in giro in collant provando questo e quell’abito con il cappello che Carla della boutique ci ordina con gusto e meticolosamente. Sembriamo veramente indossatrici consumate, assolutamente prive di remore e di problemi di protesi. Nessuno di noi ci pensa ed io nemmeno. Ogni tanto sbirciamo dalla porta: il pubblico aumenta, gli spot registrati sulla prevenzione del tumore alla mammella da alcune di noi precedentemente, passano sul grande schermo; il medico parla a lungo e il tempo passa. Ad un certo punto siamo pronte, la porta si apre e qualcuno non ricordo più chi, mi, spinge fuori. O, cielo: la sala è piena, c’è gente in piedi là in fondo e il sole bacia la nostra passerella. Vorrei tornare indietro ma ormai è troppo tardi, c’è qualcuno dietro di me che deve sfilare e preme e allora con le mani sudate e le gambe, forse un po’ magre dico tra me, che mi tremavano, vado, mi avventuro in quel corridoio sul quale tanti occhi sono puntati, con la Presidente che parla, che dice il mio nome, che descrive il costume, e io vorrei morire! Io che sono così battagliera, che sono pronta a tutto, che non ho paura di nulla, mi sono fatta prendere dal panico. Il cuore, dico, tra poco schizza fuori e scoppia. E invece come d’incanto all’improvviso scoppia l’applauso. Nessuno si è accorto che sfilo per la prima volta. Gabriella Questo racconto è stato raccolto da: Associazione Volontà di Vivere, Padova |