Mi vuole raccontare la storia della sua malattia?
 
 

La scoperta della malattia 

Avevo una vita normale, insegnavo italiano, avevo una prima elementare a tempo pieno. Ho insegnato a leggere e a scrivere a tanti bambini. Facevo fatica, lo sentivo come un po’ faticoso, pesante. Avevo anche dei disturbi che ho sempre sottovalutato: quando andavo al gabinetto a orinare dovevo sempre spingere, ma ho sempre fatto finta di niente. Non ho mai ascoltato il mio corpo e poi anche di notte mi svegliavo con dolori alla pancia, prendevo un po’ di gocce di calendula, cercavo di riaddormentarmi e facevo finta di niente. 

Ho avuto questi disturbi per diversi anni, avevo anche delle perdite e dicevo "sarà la menopausa". Io non ho mai avuto un buon rapporto con i medici, dico la verità, andavo dai medici sempre il meno possibile, anzi non ci sono mai andata, non facevo neanche gli esami del sangue, proprio mai niente, andavo per mia madre, ma mai per me. 

Quando le mie amiche mi dicevano qualcosa, rispondevo: "Se dovessi avere un cancro sarei già morta perché sono talmente tanti anni che ho questi disturbi"… però sta di fatto che ero sempre senza energie, problema che ho ancora adesso ma allora era un senza energie che riuscivo a reggere, adesso invece è un senza energie che quando mi viene mi butta proprio a terra stremata. 

Siccome quando ero giovane ho sempre avuto questo fatto che magari mi impegnavo tanto sul lavoro e poi le mie energie andavano a terra, non ci ho badato però di fatto ero sempre stanca, facevo molta fatica. 

Ad ogni modo quell’anno ho fatto una prima, non sono stata assente un giorno in tutto l’anno, facendo fatica ma dicevo "Sarà la prima, i bambini sono pesanti" infatti nel tempo pieno si lavora anche nel pomeriggio così ho fatto tutto l’anno senza fare un giorno di assenza. 

Finita la scuola, due giorni dopo, ho lasciato che finisse la scuola e mi sono gonfiata, mi sono gonfiata in casa, una domenica; non stavo bene, mi sono provata la pressione: io ho sempre una pressione bassissima, quel giorno avevo la minima a 120 e la massima a 160. Allora ho telefonato alla mia amica, glielo ho detto e lei mi dice "Senti, ti accompagno al pronto soccorso". 

Io non volevo, si figuri, dicevo "Ma no aspetto lunedì il medico", ma mi ero gonfiata non allacciavo più la gonna, poi dicevo "Ma dove mi porti non ho neanche vestiti da mettermi su per andare al pronto soccorso" invece lei è passata alla sera con suo marito in macchina e mi ha accompagnata al pronto soccorso.

Io le dicevo: "Ma perché mi porti al pronto soccorso, mi chiederanno che cosa ci sono andata a fare" … Avevo anche il problema di andare lì per niente.

Invece, come mi hanno visitato, mi hanno detto che mi avrebbero ricoverato. Io non ero assolutamente contenta perché avevo sì finito la scuola, ma dovevo ancora fare tutte le schede dei bambini. Allora ho detto: "Non posso, perché devo lavorare". Loro mi hanno risposto che dovevo fare gli esami …. "Se lei non si fa ricoverare, questi esami glieli faranno in molto più tempo".

Nel frattempo è arrivato mio fratello al pronto soccorso allora mi sono convinta e sono stata lì. Quindi sono stata ricoverata inizialmente in un reparto sbagliato perché si pensava che il problema fosse il fegato. 

La comunicazione della diagnosi

All’inizio mi hanno detto che non era niente di particolare insomma mi hanno tenuta al .... per venti giorni. 

Mi hanno fatto prima l’ecografia poi mi hanno mandato un ago lungo così nella pancia per aspirare il liquido perché avevo un versamento ascitico e cominciavo ad essere gonfia da qui sotto al seno fino a tutta la pancia. 

Lei che cosa pensava in quel momento?

Ma sa che non sapevo bene. Io però chiedevo alla dottoressa "E' un cancro?", ma, nessuno mi diceva mai niente. 

Probabilmente loro lo hanno saputo e hanno aspettato a farmi la tac.. ma non mi dicevano niente mi misuravano sempre, mi misuravano sempre l’ascite e non mi dicevano niente. Sono stata dentro venti giorni e la tac me l’hanno fatta alla fine. Secondo me hanno perso del gran tempo. A persone che erano entrate dopo di me hanno fatto la tac subito, non so perché abbiano perso tutto quel tempo.

Ad un certo punto è venuto il primario a dirmi "Abbiamo visto la tac: ha qualcosa all’utero deve essere operata, deve andare in ospedale". Siccome c’era il marito di una mia collega che lavorava nell'ospedale e veniva a trovarmi" mi hanno detto: "Deve chiedere aiuto al suo amico per farsi ricoverare". 

Mi sentivo come scaricata e ho detto "Il mio amico è in vacanza pensateci voi a mandarmi da qualche parte dove mi curino". Loro mi avrebbero mandato a casa senza dire niente. Forse avranno avvisato i miei, io non lo so, non me lo hanno mai detto.

Dopo qualche giorno è venuto un dottore portandomi una lettera da consegnare in ospedale ad un certo professore con cui mi avevano fissato un appuntamento per il lunedì successivo. Mi hanno dimesso, senza dirmi che cosa avevo; forse lo hanno detto ai miei ma a me non hanno detto niente. 

Nel frattempo sono stata visitata da un altro medico: le mie amiche infatti mi hanno portata da un oncologo. Anche a questo oncologo ho chiesto "Senta ho un cancro?" e lui non mi ha risposto, mi ha detto che non poteva sapere, che non si poteva capire, insomma io una diagnosi non l’ho avuta. 

Poi c’erano le mie amiche che si informavano se era meglio portarmi a ......., ma ho detto: "io vado in ospedale, non vado da nessuna altra parte, lunedì vado li" e infatti sono andata in ospedale.

In ospedale ho chiesto al dottore che mi seguiva: "Senta che cos’ho? Ho un cancro?" perché lo chiedevo a tutti e lui mi ha detto "Sì", è stato il primo a dirmelo. Forse è stato meglio che me lo abbia detto lui perché aveva anche i rimedi da propormi, gli altri forse hanno fatto bene a non dirmelo, non lo so… però io l’ho saputo da lui. 

Mi ha detto "Sì" e gli ho detto: "Va bene, se ho un cancro non può operarmi?" e lui mi ha risposto: "No perché l’intervento sarebbe devastante", così mi ha detto. 

A questo punto mi è venuta un po’ di paura perché io non sapevo tanto, non mi sono mai interessata della malattia del cancro quindi per me uno non operabile è uno spacciato. Io ci sono rimasta un po’ male, sono svenuta, anche perché ero in una situazione.... stavo male e continuavo a peggiorare. 

L'inizio delle cure

In breve tempo ero peggiorata moltissimo, mi sentivo sempre mancare le forze, avevo i dolori alla schiena, dolori che non mi permettevano neanche di mangiare. Mi hanno ricoverata, mi hanno messo in una cameretta da sola, per fortuna, con l’aria condizionata perché faceva molto caldo. 

Il dott. M. aveva deciso subito di farmi il raschiamento. La caposala ha detto che i raschiamenti si facevano solo di giovedì ma il dott. M. le ha detto: "Lei non si preoccupi cerco io l’anestesista e lo facciamo subito, domani". Per fortuna il dott. M si è messo subito a fare quello che doveva. 

Nel frattempo stavo male, però mi sono un attimo ripresa e ho pensato alla situazione: avevo chiesto al dottore: "Se non è possibile l’intervento che cosa si fa?" e lui mi aveva risposto che si poteva fare la chemio e che con la chemio si sarebbe tentato di ridurre la malattia. 

La consapevolezza 

In quel momento mi sono trovata di fronte alla morte. Ci ho pensato un po’ e ho detto: "Va beh, un momento, dobbiamo morire tutti, è capitato a me però la morte non è un ingiustizia perché giovani o vecchi è un momento così difficile e anche così importante che viene una volta sola e viene una volta sola per tutti … adesso però mi hanno dato la possibilità della chemioterapia … non è un’ingiustizia, devo accettarla la morte però adesso ho due possibilità: di vivere e di morire; adesso intanto comincio a pensare a vivere visto che mi danno questa possibilità, poi se va male, penserò a morire perché anche a morire bisogna pensarci, almeno per me che sono cattolica, non è che si può morire così, bisogna anche avere una certa preparazione per quanto mi riguarda. 

I consulti con altri medici 

Le mie amiche volevano portarmi da un professore di un'altra città. Io però ero ricoverata; mi avevano appena fatto il raschiamento, così ci sono andate loro. Quando sono tornate mi hanno detto che lui era d’accordo con il dottore che mi stava curando. 

Ho saputo soltanto qualche mese fa quello che in realtà aveva detto loro quel professore. Meno male che non me lo hanno riferito. Loro hanno portato la mia tac e lui si è addirittura arrabbiato quando ha l'ha vista e ha detto: "Ma cosa mi portate qua una moribonda? Questa qua ha bisogno di un prete, non ha bisogno di un medico". Le ha trattate male perché non riusciva a capacitarsi di come si potesse arrivare in una situazione così avanzata. 

Lui ha scritto una lettera al dott. M., le mie amiche non hanno letto la lettera, ma da quello che ho capito dopo, aveva scritto che sconsigliava di fare la chemioterapia; secondo lui non si doveva fare niente perché era troppo tardi. 

La presa di decisioni

Nel frattempo dovevano farmi gli esami per vedere quale chemioterapia fare. Mi ricordo che ho detto al dott. M.: "Faccia in fretta perché ho paura" e lui mi ha risposto "Sì". Hanno deciso la chemio e l’ho cominciata.

L'aggravarsi della condizione fisica

Io però stavo male, stavo male perché mi gonfiavo sempre di più e poi nel frattempo il dott. M., siccome avevo dei dolori molto forti, mi aveva messo in cura alla terapia del dolore. 

E’ venuto lì una mattina che erano tutti alzati sul letto mentre io stavo sdraiata e mi ha chiesto: "Lei perché non sta seduta sul letto?" Ho risposto: "Non posso". Avevo dolori forti e non potevo stare alzata sul letto. 

Lui allora non mi ha detto niente però è andato subito alla Terapia del dolore che mi ha messo subito un farfallino con un analgesico, una roba che mi dovevo iniettare ogni sei ore e con quello poi sono rimasta senza dolori. 

Qui dopo la chemio ti mandano a casa però avevo l’ascite che aumentava sempre di più, ad un certo punto mi si sono gonfiate anche tutte le gambe, tutti i piedi, insomma se mettevo dentro il dito nelle cosce rimaneva tutto il segno, ero tutta gonfia e questo liquido ascitico mi era andato fino dietro alla schiena. 

Effetti collaterali delle terapie

Hanno incominciato a venire a casa il dottore e l’infermiera dell’assistenza domiciliare. Ogni settimana l’infermiera mi cambiava il farfallino e poi mi alzavo anche di notte ad iniettarmi sto liquido. 

La chemio mi faceva vomitare in un modo pazzesco. Ogni mezz’ora, i primi giorni, mi alzavo a vomitare. Anche di notte, ogni mezz’ora vomitavo, stavo proprio male. 

Probabilmente, questo l’ho capito molto tempo dopo, la chemio aggiunta all'analgesico mi provocava un vomito più forte del normale per cui per tre giorni dovevo stare senza neppure bere, non potevo bere neanche un goccio di acqua perché vomitavo ancora di più. 

Dopo il terzo giorno cominciavo a bere qualcosa, poi, dopo una settimana, potevo ricominciare a mangiare. Quindi rimanevo una settimana a digiuno, tutti i muscoli erano partiti, non avevo più sedere e poi ero anche gialla, giallo l’occhio, gialla in faccia ma questo l’ho capito dopo perché in quel momento non riuscivo a capire. 

Meccanismi di difesa

Dopo, solo dopo, quando sono andata a fare la radioterapia ho avuto in mano gli esami e li ho letti, ma non ho letto tutto, cioè ho letto ma non ho capito. 

Dopo, molto tempo dopo, sarà un anno fa, ho riletto questa TAC ed li ho capito perché ero gialla, perché c’era anche sottolineato che c’erano delle nodulazioni dubbie al foglietto peritoneale, la membrana che riveste il lobo destro del fegato.

Quindi se ho ben capito, il cancro era arrivato anche ad intaccare la membrana del fegato, perché lo avevano sottolineato sul referto. Ma non l’avevo mica capito, penso che le cose si capiscono solo quando si vuole perché io non l’avevo mica visto. 

Ho capito dopo perché il Prof. V. continuava a farmi fare ecografie al fegato, pur avendo letto, non avevo focalizzato, assolutamente. Poi li c’era scritto che erano interessate, ma questo lo sapevo già, tutte le ossa. 

Inizialmente sapevo di avere le metastasi perché avevo fatto una scintigrafia, mia cognata era andata a ritirarla ma non me l’aveva fatta vedere, ho chiesto: "Ma cos’ho, delle metastasi?" lei mi ha risposto di sì, "Hai le metastasi alle ossa ma soltanto a quelle del bacino". 

Invece non era vero, le avevo al bacino e a tutte le ossa. Le avevo, a tutto il bacino, all’osso del pube, c’era scritto, numerose vertebre, numerose costole, insomma tutte le ossa erano interessate. 

Relazione medico-paziente

Tanto è vero che prima di fare la chemio, il dott. M mi ha chiamata e mi ha detto: "Guardi che facciamo la chemio", mi ha detto il tipo di chemio che mi avrebbe fatto e mi ha detto che la chemio danneggiava l’organismo. 

Ho detto "Va bene" però mi sono preoccupata subito delle mie metastasi ossee e ho detto "Va bene, facciamo la chemio per il tumore, ma per le metastasi cosa facciamo?". E lì il dott. M. è stato bravissimo perché mi ha risposto: "A quelle pensiamo dopo, si farà la radioterapia". E’ stato bravo, mi ha detto una mezza bugia perché le metastasi le avevo a tutte le costole, quindi, come fa uno a fare la radioterapia alle costole? È impossibile, tanto è vero che quando mi hanno fatto la radioterapia e avevo ancora le metastasi alle costole, non sono potuti intervenire sulle costole, c’è il polmone lì.

Però, per fortuna, il dottore mi ha tranquillizzato, è stato bravo per cui mi sono messa tranquilla. 

Alterazione dello stato di coscienza

Con la chemioterapia stavo male, adesso non ho una percezione molto precisa perché con l'analgesico e tutte quelle cose che mi davano, ero un po’ intontita. 

Una mia amica mi ha detto che lei non ha mai visto nessuno stare così male, io però non ho questa percezione, ho la percezione di essere stata male dopo, quando avevo tutti quei dolori, ma in quel momento lì, no. Ricordo che non potevo parlare però mi è sembrato un breve periodo. 

Risorse

Premetto che prima mi curava mia cognata, cioè veniva su a vedermi. Le mie amiche invece facevano i turni. Sono stata molto assistita, moltissimo, facevano i turni, non sono andate in ferie, avevo sempre lì qualcuno, sempre. Veniva anche parecchia gente a trovarmi, un po’ parlavo e un po’ non parlavo, però non mi ricordo una situazione drammatica, tranne il primo periodo, il primo momento in cui mi sono sentita persa, poi, dopo, è subentrata subito la speranza.

Che cosa significava la speranza in quel momento? 

Speranza, non lo so, di guarire, perché nel frattempo questa mia amica mi aveva fatto telefonare anche da una signora che partecipava ad un gruppo di preghiera qui a Milano. Questa mi aveva telefonato, mi aveva detto che loro avevano aiutato con la preghiera molte persone. Sono sempre stata credente; mi ha detto che dovevo unirmi a loro con la preghiera e pregare tutti i giorni. Mi ricordo che con il mio pancione, non sapevo neanche che cosa volesse dire bene pregare in questa situazione, ho cercato su dei librettini di mia madre, ho cercato delle preghiere che potevano andare bene al mio caso e allora ho incominciato anche questo percorso di preghiera quotidiano e mi sono anche sentita appoggiata. 

Adesso non ricordo bene ma avevo una grande speranza: una cosa che mi ha sempre accompagnato è stata la speranza. Non sapevo bene cosa sperare, però speravo. Speravo che mi seccassero, che mi bruciassero il tumore, non sapevo bene perché non mi avevano parlato di intervento. 

Comunque mi sono un po’ affidata a Dio, per me la religione è stata molto importante perché anche nei momenti più duri mi sono sempre affidata a Dio.

Malato/Persona?

Dopo la terza chemio è successo che mi sono parzialmente sgonfiata così una mia amica mi ha invitato a casa sua in campagna, sul lago a 650 metri, non avevo neanche la forza di muovermi, non so come ho fatto a fare il bagaglio dico la verità.

Insomma non so come, mio fratello e mia cognata mi hanno accompagnata e sono rimasta al lago il tempo che intercorre tra una chemio e l’altra: una decina di giorni. Lì ho incominciato a riprendermi, ad andare un po’ in giro, ero senza capelli ma non completamente perché con la chemio vanno via a poco a poco i capelli e a me sono andati via dopo. 

Facevo anche delle passeggiate; mi ricordo che, durante una passeggiata, ho creduto di morire. Andavo in giro con lo zainetto con dentro l'analgesico da iniettarmi. Sono andata a fare questa passeggiata che per le persone sane ci vuole un’ora e mezza. Faceva caldo, mi sembra fosse il mese di agosto, ad un certo punto non ce la facevo più, fra l’altro c’era il sole e non c’erano alberi. 

Ho trovato un albero, mi ci sono messa sotto e ho detto: "Qui verranno a prendermi con l’elicottero" la mia amica intanto è andata avanti a vedere se c’era ancora tanta strada e quando è tornata mi ha detto: "Guarda che è subito qui, siamo arrivati". Insomma, sono riuscita ad arrivare in questo posto dove si mangiava, mi sono seduta, e con un po’ d’aria mi sono ripresa. Ad un certo punto sono andata a farmi il mio analgesico, mi sono ripresa e sono riuscita a tornare. 

Dallo stato in cui ero a Milano, di prostrazione totale di impossibilità ad alzarmi da letto, lì andavo a fare delle passeggiate. Quando sono tornata, un’altra mia amica mi ha detto poi che l’assistente del dott. M. ha detto quando mi ha visto: "Ma che cos’è un miracolo?" perché mi ha trovata completamente cambiata. Mah, non ci pensavo neanche perché a dire la verità ero ancora un po’ gonfia.

Il rapporto con le amiche

Nel frattempo la mia amica mi ha accompagnato a prendere la parrucca; sono stata molto assistita dalle amiche, sono state un grandissimo aiuto perché non mi sono mai sentita sola. Non ho mai chiesto niente e loro c’erano sempre e prevenivano tutti i miei bisogni. Questo è stata una cosa grandissima per me, andavano, parlavano con i medici, facevano tutto. 

Ce n’era una che mi ha detto che aveva il terrore del dott. M. mi dice che quando lo vedeva si nascondeva dietro alle colonne. Però andavano lo stesso a scocciarlo; mi hanno fatto ricoverare una volta che hanno visto che ero tanto gonfia, non andavo più di corpo, non orinavo, si sono mosse in tutti i modi le mie amiche, erano sempre li. 

Sono stata assistita e questo mi ha anche tranquillizzato, eh si perché nel frattempo me ne sono venute di tutti i colori: mi è venuta la febbre perché il farfallino mi aveva fatto infezione, sa, quando uno è debole vengono tutte, quindi febbre alta, di tutto. 

L'inversione di tendenza

Poi che cosa è successo? Non so se è stato alla quarta chemio, ho fatto la chemio e dopo sentivo un gran bisogno di orinare, insomma, sono andata a orinare e mi sono sgonfiata completamente. Completamente sgonfiata. 

Adesso non so se subito dopo, non ho più la percezione del tempo, il dott. R. ha detto a mia cognata che gli esami erano andati talmente bene che sebbene dovessero rimandare la chemio perché avevo i globuli bianchi e rossi bassissimi, gli esami, non so quali, erano andati talmente bene che avevano deciso di non rimandarla, mi avrebbero fatto una trasfusione per poter fare al più presto la chemio. Mi hanno fatto la trasfusione e il giorno dopo mi hanno fatto la chemio. 

Io non so dopo, ricostruendo ho pensato che l’esame che è andato bene è stato il CEA ma non ho nella mia cartella questi esami, hanno perso tutti i miei CEA perché che cosa può essere andato così bene se gli esami erano andati così male? L’ho pensato, ma nessuno me lo ha mai detto. 

Poi il dott. R mi ha detto: "La visiterei io ma non posso perché il dott. M vuole essere lui a visitarla, torni il giorno dell’ambulatorio". Sono tornata insieme ad una mia amica, il dott. M. mi ha visitata e mi ricordo che mentre mi visitava diceva "Bene, bene" continuava a dire "Come si è ridotto, quattro centimetri" continuava a fare esclamazioni del genere insomma il tumore da otto centimetri di diametro che era, si era ridotto a quattro centimetri al che mi ricordo che alla fine della visita ho detto al dott. M.: "Senta ma posso sperare?" lui mi ha detto "Sì". 

Per cui anche la mia speranza adesso era sostenuta da tutti questi esiti positivi. Inizialmente non è stato così, però, non ho mai provato la disperazione. La disperazione non l’ho mai avuta, ho sempre avuto non lo so che cosa, sentivo in me una grossa forza, debole com’ero, ero debolissima, però avevo una grande forza non so che tipo di forza fosse, non mi disperavo, non lo so perché, non mi è mai venuta la disperazione.

Vissuti 

Dopo quella ripresa le altre chemio le ho sofferte tantissimo. La chemio mi ha dato una sensazione bruttissima perché mi sentivo vuota dentro, dicevo: "dentro sono vuota, mi sento il vuoto dentro". 

Adesso capisco che cosa avevo: non riuscivo più a provare sentimenti era come se non avessi più il cuore, come se mi avessero strappato via il cuore. Dicevo: "ma non sono più capace di avere sentimenti" queste mie amiche che vengono qua che fanno tutto per me e non riuscivo neanche più ad avere amore, sentimenti, ma guardi che è un effetto della chemio perché dopo mi sono tornati, ma allora non lo sapevo. 

Avevo anche problemi di relazione; relazionarmi con gli altri per me era difficilissimo. Loro mi dicono che non hanno avuto questa sensazione, mi dicono che sono sempre stata capace di relazionarmi e invece non ho questa sensazione. Loro mi dicono che sapevano che non riuscivo a parlare perché non ce la facevo e infatti venivano a trovarmi in due perché parlavano loro ed io ascoltavo, pensi a che livello di sensibilità sono arrivate queste persone. 

Però mi sentivo malissimo, mi ricordo che quando sono tornata dalla casa di questa mia amica che mi aveva invitata al lago, ho pensato che aveva avuto un bel coraggio perché ha portato là una moribonda tra l’altro era un paesino, neanche un paesino, una frazione lontana 2-3 chilometri dal paese ma sperduta nel bosco, perché questa è una casa nel bosco, lei ha avuto proprio un bel coraggio. Pensi che avevo il problema di fare il bagaglio perché non ce la facevo. 

Ho fatto fatica ad andare perché non riuscivo a fare niente lei si figuri una lì, sul letto, con una pancia così che ha il problema di spostarsi. Però sono andata e sono andata ancora altre volte dopo.

Relazioni sociali

Anche quando stavo malissimo non ho mai rifiutato la gente, non ho mai rifiutato le telefonate; rispondevo sempre e avevo la sensazione di mettere tutti a loro agio perché pensavo: "Mamma mia è pesante telefonare a una che ha il cancro" allora cercavo immediatamente di tranquillizzarli in modo che la gente potesse venire a trovarmi senza problemi. 

Avevo il problema che gli altri non se ne facessero… allora cercavo di metterli a loro agio e infatti anche le telefonate, non ho mai rifiutato nessuno. Non mi sono mai preoccupata di come stavo, ho sempre fatto il possibile. 

Dopo però mi era subentrata questa aridità interiore, questa mi ha provocato grossi problemi perché anche quando ero lì al lago con questa mia amica, con lei un po’ meno ma con suo marito di più non riuscivo a comunicare, era come se mi avessero strappato il cuore, ma sa che è brutto!. 

Perché adesso sono qua e sento qualcosa dentro di me, sento qualcosa che mi rende viva, non lo so se sono le emozioni ma sento qualcosa dentro, penso che tutte le persone abbiano qualcosa dentro, non avevo più niente e questa è stata la cosa più brutta per me. Non riuscivo a comunicare ma questo non è stato recepito dagli altri. Questo è molto strano perché avevo questo grosso problema. 

Gite

Nonostante tutto però ho fatto altre gite, sempre da questa mia amica, in macchina siamo andati a fare gite in montagna, ma gite di più giorni, sono stata fuori anche a dormire. Mi ricordo una volta che siamo andati a fare una passeggiata faticosissima, avevo con me l'analgesico e altri farmaci che mi tenevano su, degli integratori, però andavo, riuscivo ad andare. 

Poi non le dico in albergo facevo una fatica a scendere a mangiare, stavo male però andavo, finché ho potuto sono andata poi però non ce l’ho fatta più. Poi, entrando nell’inverno e accumulando le chemio tutto è diventato più pesante, non ce l’ho più fatta. 

Buone/cattive notizie

Mi ricordo che un giorno di settembre, parlando con una dottoressa che seguiva i dott. M., prima di fare la chemio (perché con il dott. M non parlavo tanto perché lui è di poche parole, non è che parli molto), le ho detto: "Ma senta, quando mi fanno l’intervento?" e lei mi ha detto "No, guardi che per lei l’intervento è escluso, abbiamo escluso l’intervento per lei" e ho domandato "Perché?" "Perché il suo tumore è ramificato, prende tutta la vescica per cui la terremo sempre sotto controllo". 

Non è stata tanto una bella notizia. Avevano escluso l’intervento. Sono andata avanti così sempre facendo la chemio. 

Ho avuto anche degli spaventi perché sa, i medici non sempre sanno dire le cose giuste perché nel frattempo rifacevo scintigrafie, rifacevo ecografie quindi quando ho rifatto l’ecografia ho chiesto: "Come va?" e questi mi hanno risposto: "Guardi, il tumore si è molto ridotto". Io, non contenta, ho chiesto ad un’altra assistente del dott. M.: "Come è andata la mia ecografia" e questa mi ha risposto: "Come quella precedente". Io ci sono rimasta malissimo perché mi avevano detto che era migliorata. 

Allora le ho detto: "Vada a controllare un po’ bene" ma mi ha fatto prendere un colpo. I medici certe volte parlano… invece un malato è attento alle virgole, ero attenta a tutto e di spaventi ne ho presi non pochi. 

Il dolore

Nel frattempo stando meglio e con l'analgesico non avevo più dolori, i medici non venivano più in casa, venivo io qui negli ambulatori. 

Allora ho pensato: "l'analgesico non lo prendo più perché i dolori non li ho più" pensavo che i dolori fossero dati dall’ascite. Allora la dott.ssa della terapia del dolore mi ha detto: "Bene, non facciamolo più" perché qui alla terapia del dolore accontentano sempre tutti, io l’ho capito dopo. Poi però mi sono ritrovata con dei dolori fortissimi perché erano le metastasi che mi davano dolore, io non sapevo, non pensavo che i miei dolori fossero dovuti alle metastasi perché avevo i dolori tutti in alto e le metastasi mia cognata mi aveva detto che erano solo in basso. 

Quindi ero spaventata, pensavo che le metastasi fossero andate avanti. E qui la dott.ssa P. è stata molto brava perché sapeva probabilmente che avevo tutte quelle metastasi e mi ha detto "Ma no - mi ha detto - i dolori girano, sarà l’artrosi" e ha fatto bene perché è bene sapere la verità ma non tutta.

Quindi va bene dire la verità ma fino ad un certo punto. Sì, avevo tutti questi dolori, non capivo, avevo il terrore che le metastasi fossero andate avanti, però, dopo, mi hanno fatto la scintigrafia e mi hanno detto che le metastasi si erano ridotte quindi già si stavano riducendo. Non so se la chemioterapia possa influire anche sulle metastasi ossee, però si erano ridotte anche se i dolori li avevo lo stesso. All'analgesico che prendevo prima non sono più voluta tornare, ne prendevo un altro, poi sono passata alla morfina, ho preso di tutto. Il primo analgesico però non lo volevo più perché era troppo pesante. 

Alla fine ho fatto l’ultima chemio il 22 dicembre del 94, stavo male e mi ricordo la fatica che facevo ad andare a mangiare: mi alzavo per mia madre, perché mia madre se mi vedeva mangiare voleva dire che stavo bene….

Pregiudizi

Non avevo detto a mia mamma della mia malattia. Inizialmente avevo detto che avevo un fibroma e che dovevo essere operata e che nel frattempo dovevo fare la chemioterapia per ridurlo. 

Poi dopo, non so come, alla fine, mia madre mi ha visto stare tanto male che non so come ha saputo che avevo un tumore però non le ho mai detto di avere un tumore alle ossa, anzi non volevo che si dicesse in giro, lo sapevano le mie amiche, ma non volevo che si dicesse in giro perché non volevo che venisse alle orecchie di mia madre. 

Non volevo che mia madre sapesse perché non volevo che pensasse che fossi grave e non volevo neanche che lo sapessero i genitori dei miei alunni perché pensavo: "Se lo dico, questi qui mi danno per spacciata" quindi sapevo di essere spacciata. Invece non volevo essere spacciata, non volevo che gli altri pensassero male, volevo tornare a lavorare perché volevo lavorare a tutti i costi. 

Far fronte alla malattia

Alla dottoressa chiedevo mese per mese i giorni di assenza; lei mi diceva: "Ma io non ho difficoltà a darle tutto l’anno" però io non volevo. Pensavo: "Appena sto bene vado a lavorare"; avevo questa grossa molla del lavoro anche se poi, il mese successivo dovevo ancora restare a casa ma non chiedevo mai più di un mese alla volta. 

Quindi non volevo che si sapesse delle metastasi alle ossa perché non volevo che la gente pensasse che ero un caso spacciato. 

Dovevo tornare a lavorare, ho sempre avuto questa speranza tanto è vero che anche alla supplente lasciavo sempre le indicazioni: la chiamavo a casa, preparavo tutto il lavoro, facevo le fotocopie, facevo tutto io perché pensavo di tornare in classe, certi lavori non volevo che li facesse la supplente perché volevo avere il gusto di farli io insomma, a me piaceva il mio lavoro ed avevo questa grossa molla di ritornare a scuola.

Invece ero ridotta male, stavo quasi tutto il giorno a letto, però mi vestivo, non stavo in pigiama. La mattina scendevo, quasi tutte le mattine andavo a messa, certe volte non ce la facevo così restavo sdraiata sul letto tutto il giorno.

Spiritualità

Una mattina, facevo colazione in cucina, mia madre è molto religiosa e sulla parete di fronte a dove mangio ha appeso l’immagine con il Sacro Volto. Quella mattina la guardavo e, non so che cosa stavo dicendo in quel momento, ho sentito proprio una voce, non so se è stata una voce interiore, che mi ha detto chiaramente "Io ti guarirò" così, non so se è stata una mia immaginazione però questa voce mi ha dato molta forza. Io l’ho sentita ma non l’ho detto a nessuno, l’ho detto solo dopo molto tempo e solo ad una mia amica perché le mie amiche sono tutte atee, tutte, non ce n’è una religiosa, sono atee che però mi procurano…., se andiamo in un posto si informano degli orari della messa perché sanno che ci tengo, una di queste è atea però capisce di più. 

Adesso però, è passato tanto tempo e non so dire se è stata una voce mia, ma ho sentito "Io ti guarirò".

Verso l'intervento

Ad ogni modo, il dott. M. ha incominciato a farmi ancora delle visite e vedevo che era molto irrequieto, che era nervoso perché doveva decidere… perché lui prima aveva escluso di fare l’intervento…. ora stava decidendo di farlo: prima mi ha fatto fare un’ecografia, poi l’ecografia non bastava e voleva farmene un’altra, poi mi ha fatto una visita fuori orario di ambulatorio, fra l’altro a me era venuta qui sul braccio una specie di pallina e avendo una paura tremenda perché pensavo che fosse il cancro. Durante la visita al dott. M., ho detto: "Senta, può essere cancro questa?" e lui mi ha risposto "Tutto può essere". Mai che mi dica una cosa per tranquillizzarmi, tranne i primi tempi quando era tutto contento, poi basta! 

Io comunque ci sono perché c’è lui che mi ha fatto la chemio, ma in quel momento percepivo la sua paura, lui aveva paura, lui non lo sa, e se glielo dico mi dice che sono matta, però io ho percepito la sua paura perché non sapeva che cosa fosse il bene per me, non sapeva la decisione migliore e me lo ha detto perché mi ha detto: "Sa che non so se farle prima l’intervento o se farle prima la radioterapia" poi mi fa la visita e mi dice "Se la apro non so quello che trovo". Allora gli dico: "Ma come va? la visita dovrebbe essere andata benissimo perché se ha deciso di fare l’intervento secondo me non ha neanche sentito più il tumore", ma questo lui non me lo ha mica detto.

La visita ancora precedente mi ricordo che ha detto al sua assistente "Continua la risposta... c’è spazio per l’intervento". Io non capivo niente e poi dopo ho chiesto all’assistente "Senta ma cosa vuol dire?" Nella mia immaginazione pensavo che fra il tumore e l’utero ci fosse uno spazietto dove lui poteva mettere i ferri, non capivo niente, ero anche agitata. 

Lui mi ha risposto "vuol dire che lei, nonostante le nostre terapie, va talmente bene che forse possiamo farle l’intervento" questo per farle capire le visite del dott. M e il tipo di persona che è. 

Mi ha comunque fatto fare un’altra ecografia e mi ha detto: "Dopo di questa decido". Ero ricoverata in ospedale e dopo doveva parlare con me. Ero con una mia amica, ci ha ricevute e gli ho chiesto "Allora che cosa mi fa? Mi toglie utero e ovaie?" e lui mi ha risposto: "Sì, perché non posso toglierle tutto l’addome" così, la mia amica c’è rimasta male al che gli ho risposto: "Si, però la chemioterapia potrebbe aver distrutto anche tutte le cellule cancerogene" mi ha detto "Ah si". 

E’ vero che il liquido ascitico era pieno di cellule cancerogene per cui queste mi erano andate fino ai piedi, però sperare è sempre meglio. 

Comunque ha poi deciso per l’intervento e infatti il 22 febbraio è stato fatto. Prima dell’intervento però avevo avuto questi messaggi. Con tutto l’affetto che ho per il dott. M. le sembrano rassicuranti? Lui per me ha fatto di tutto, mi ha fatto il raschiamento quando non era il giorno, non ha perso un minuto, posso ringraziare lui se sono viva però vede per lui è stata una decisione grossissima quella di operarmi, però i malati percepiscono le paure dei medici, almeno l’ho percepita come una sua paura o forse ero io così sensibile. 

Ad ogni modo sono arrivata all’intervento. L’intervento è andato benissimo; l’ho saputo perché c’era mia nipote, mia cognata, le mie amiche che hanno parlato con il dott. M. che ha detto che ha trovato una situazione migliore di quanto pensasse.

Rapporto con il medico

Il dott. M non è venuto dopo l’intervento a dirmi niente allora ho chiesto al dott. B che è uno molto loquace il quale mi ha detto "Il suo intervento è andato benissimo, ho visto la lettera di M." insomma ho capito che quando mi hanno aperto non hanno più visto il tumore, il tumore non c’era più, mi hanno tolto anche le ovaie ma il tumore non c’era più e non c’è neanche stato bisogno che mi togliessero i linfonodi. Prima dell’intervento avevo chiesto ad una assistente del dott. M.: "Ma nell’intervento tolgono anche i linfonodi?" e lei mi ha detto: "Si toccano, si vedono quelli gonfi e se ne tolgono un po’ da una parte e un po’ dall’altra", io invece sapevo che non mi avevano tolto neanche un linfonodo. 

Dopo, in camera con me c’era un’altra persona che era stata operata dal dott.M., si chiamava Antonia, adesso è morta, povera stella!, e questa è diventata mia amica, lei era già malata da due anni ed aveva avuto una ricaduta. Lei ha chiesto di vedere il dott. M. perché voleva parlargli, io invece non chiedo mai niente, quindi, quando è venuto il dottore e ha parlato con lei timidamente ho chiesto al dott. M. "Come sono andata?" E lui mi ha risposto: "Voi due siete uguali". Mi sono sentita morire. 

Ho pensato siamo uguali, ma lei ha già una ricaduta… Allora gli ho risposto "Quanti linfonodi mi ha tolto?" perché sapevo che non me ne aveva tolto neanche uno, "Non ce n’era bisogno" ha detto e poi è andato. 

Dopo ho capito perché mi ha risposto così: per non amareggiare quell’altra; è molto sensibile il dott.M. è uno di cuore però lo è in modo brusco. Tanto è vero che l’altra mi diceva "Noi due siamo uguali". Speravo bene anche per lei, ma probabilmente eravamo uguali perché eravamo tutte e due al quarto stadio. 

Forse aveva ragione da questo punto di vista, però anche la soddisfazione sua di dirmi che non aveva visto niente, un po’ di gusto per sé io dico. E’ anche avaro con se stesso, mi sembra. Un po’ di soddisfazione perché tutto è merito suo. 

In quel momento ci sono rimasta malissimo poi quella ragazza li era disperata, ecco, lì ho visto la disperazione, poi siamo rimaste in contatto finche è morta, era proprio disperata. Ma io non mi sentivo uguale a lei, pensavo di guarire e questa qui doveva rifare la chemio, io non dovevo rifare la chemio. 

Le paure del medico

Il dott. M. non mi ha mai dato un messaggio forte, positivo, perché lui aveva sempre paura. Quando sono andata dopo l’intervento, perché poi c’è stato l’esame istologico da cui è risultato soltanto nell’utero, in un pezzo dell’utero, delle cellule di quel tumore che avevo però pochissima roba nell’utero che era stato tolto, ad occhio nudo non c’era più e prima c’erano 8 centimetri di tumore. 

Ad ogni modo quando ho chiesto al dott. M. "Ha visto?" ha risposto "Io sapevo". Allora sono stata zitta. Se lo sapeva allora perché mi ha detto "Non le posso togliere tutto l’addome?". Allora gli ho chiesto: "Ma allora quando posso considerarmi guarita? e lui mi ha risposto "Entro due anni, o entro tre o entro cinque, sei, dieci o venti anni" questo sono le risposte che da. Da allora mi sono detta che al dott. M. non avrei chiesto mai più niente.

Io pensavo bene però poi ho avuto delle batoste perché ho avuto scintigrafie che sono peggiorate. Dopo lui mi ha fatto fare la radioterapia. Anche qui, mi dice: "Adesso non so se farle fare la radioterapia o aspettare che esca il tumore e bombardare dove esce" questa è stata la visita dopo l’intervento.

Allora si doveva consigliare con il radioterapista, ma anche questo non è tanto un bel messaggio. Aspettare dove esce e bombardare. "Lei da per certo che esce?, Lei come la capisce?". Probabilmente lui era convinto, ma io invece ero convinta del contrario, non proprio convinta però ho sempre avuto la molla della speranza tanto è vero che lui, mi ricordo una volta, durante un’altra visita mi dice "Pelvi ancora libere" e ho chiesto: "Ma perché dice ancora libere si possono occupare?" "Certo, di tumore" mi ha risposto. 

Esami e controlli e nuove terapie

Nel frattempo sono andata all’ospedale per far fare una scintigrafia perché le scintigrafie erano migliorate e il radioterapista mi aveva fatto fare un mucchio di radiografie, da queste radiografie non si capiva se c’era o non c’era il tumore quelli che mi leggevano le lastre alcuni mi dicevano di sì, altri di no, ho preso tanti spaventi. 

Io chiedevo sempre, così prendevo batoste. La scintigrafia fatta in ospedale risultava negativa, la porto al dott. V. , ero tutta contenta invece lui vedo che non da troppa importanza. Dopo rifaccio a distanza di tre mesi un’altra scintigrafia però, invece che farla a …, l’ho fatta dove mi ha detto il dott. V. Sono andata lì e mi sono presa un colpo perché risultavano ancora le metastasi alle costole.

Vede che mi sono presa tanti di quei colpi? Quindi vado dal dott. M. con questa scintigrafia e lì doveva decidere se rifare la chemio un’altra volta. Però mi ha detto: "Prima vada dal dott. V." Vado dal dott. V. che mi ha detto "No, queste metastasi c’erano già" nella scintigrafia che avevo fatto all’ospedale erano presenti le stesse metastasi, era invariata, quindi non era peggiorata però la non me le avevano lette: Vede anche lì come leggono?

Meno male che il dott. V. mi sistemava tutti gli spaventi perché altrimenti il dott. M. mi avrebbe rifatto la chemio. Sono passata attraverso tanti colpi adesso glieli riassumo ma sono stati molto intensi. 

Comunque, siccome continuavo a stare male ed avevo dei dolori fortissimi, il dott. V. ha deciso di farmi una radioterapia, oltre quella che avevo già fatto all’utero, perché avevo fatto un doppio ciclo davanti e dietro all’utero per sicurezza quella, ha deciso di farmela ad un breve tratto della colonna, non alle costole dove erano risultate le metastasi sulla scintigrafia. Quindi mi sono rifatta questa radioterapia che mi ha buttata a terra del tutto questa l’ho sentita fortissima, perché poi come ho accettato bene le chemio perché vedevo che mi davano risultati, tutte le radioterapie le ho digerite male. 

Anche quella all’utero non avrei voluto farla perché mi ha fatto stare male, soffrivo tantissimo perché ero molto debilitata, mi dava disturbi anche se diversi dalla chemio. La chemio mi ha tolto i sentimenti, la radioterapia invece mi dava una prostrazione fisica grandissima, proprio mi sentivo di svenire, mi ha ridotto malissimo. Dopo le radioterapie non mi sono più ripresa. 

Esaurimento delle risorse

Qui è incominciato il mio calvario, qui ha incominciato ad essere dura perché le forze non le avevo più. Ho continuato ad essere in cura alla Terapia del Dolore che mi faceva l’….., mi faceva varie cure, sempre con dolori, sempre prostrazione fisica, venivo dalla psicologa. 

Terapie alternative

Poi ho avuto varie vicissitudini perché tutti mi mandano da vari medici e sono capitata male. Uno, non lo sapevo, pensavo che fosse un medico omeopatico, invece era uno psicosomatista, tutte esperienze negative al massimo. Questo qua non mi ha nemmeno visitato, non ha guardato neanche una radiografia, c’ero andata per il mal di schiena perché una conoscente me l'aveva consigliato.

Mi ha tenuto lì un’ora per dirmi che il tumore mi era venuto perché ero stata io a farmelo venire perché il tumore prende le suore, prende quelle che non sono sposate tutti discorsi del genere che non so se dovevo spendere soldi per farmi dire queste cose qua per un’ora. 

Poi sono andata da un altro medico consigliata dalla mamma di una mia bambina, pensavo fosse un omeopata vero invece non lo era. Per fortuna che da questo mi ha accompagnata una mia amica. Questo medico faceva anche il radiologo fra l’altro ma non so poi che indirizzo abbia preso, me l’hanno passato per omeopata. 

Questo ha incominciato, aveva un pendolino, ha incominciato a dirmi che avevo avuto un trauma a 10 anni e che da quel trauma lì era derivato il mio tumore e poi che c’era una persona che mi voleva male, una persona che aveva il lobo sinistro del cervello più grosso del lobo destro, guardi, cose pazzesche che mi hanno messo in crisi. 

Poi questo voleva farmi delle cure per cambiarmi tutto il sangue, per fortuna che ho detto "Aspetti!" ma mi ha messo in una crisi tale perché dopo avevo tutti sensi di colpa, perché quando uno le dice una cosa del genere dopo lei sta a pensare alle persone che le vogliono male, poi una persona fragile come ero io in quel momento, se me lo dicessero adesso me ne frego ma allora, anche la mia amica mi ha detto che non ha dormito per tutta la notte successiva. Lei poi ha telefonato per dire che non ne facevo niente di quella cura però vede, quando una persona è ammalata sente a destra, sente a sinistra, vede in che mani si va a finire, però capitano tutte queste cose. 

Prepararsi alla morte

Tra l’altro avevo già la mia crisi spirituale perché in tutto questo frangente dovevo fare i conti con la mia coscienza, perché dovevo fare i conti con la morte, perché io dico che avevo tutta questa forza ma avevo anche tanta fragilità. 

Dovevo fare i conti con la mia coscienza, io sono cattolica, dovevo essere in pace, continuavo ad andare a confessarmi non ero mai confessata abbastanza, avevo da rivangare tutto. Una malata di cancro o meglio io, avevo anche tutti questi tormenti: i peccati che non avevo confessato, una diventa talmente esigente con se stessa che non è il caso ma si diventa così. 

Ho persino cambiato confessore tanto per dirle che non è stato tutto rose e fiori.

C’è stato un grosso travaglio, anche spirituale, perché io si, vivevo tutti i giorni, ho sopportato tutto, ho risposto in quel modo al dott. M., però io tutti i giorni per avere la forza di vivere, dovevo essere pronta ad accettare la morte. Tutti i giorni. Adesso non lo faccio più, però io per un lungo periodo tutti i giorni dovevo fare i conti con la morte. 

Dovevo essere pronta ad accettarla poi io non so se ero pronta ma dovevo convincermi di essere pronta ad accettare la morte. Ecco anche queste confessioni, questo dovermi sentire in pace con me stessa e con Dio per poter accettare la morte. Se accettavo la morte potevo permettermi di vivere perché se no la vita è un tormento. Almeno, per me era così. 

La morte ho dovuto affrontarla tutti i giorni e poi non lo so come, non so neanche ancora se l’ho affrontata adesso però facevo quello che potevo, a modo mio. E' vero che avevo questa grossa speranza però avevo anche la paura: ce le avevo tutte e due, non è stata una cosa così semplice. 

Fra l’altro non ho mai avuto un padre spirituale, avevo un confessore, me lo ha detto lui stesso di andare da un altro perché ero sempre tormentata, infatti poi ho cambiato confessore, e dopo mi sono tranquillizzata un po’ di più. Non è però che mi aiutassero in queste paure di morte, non dicevo queste cose ai confessori, questa lotta l’ho fatta per conto mio. 

Perché non ho mai avuto l’abitudine di un padre spirituale a cui raccontare le cose, andavo per confessarmi e basta, per cui per conto mio leggevo anche un libro che mi aveva portato una mia amica, sempre una amica atea che però mi ha portato il libro di questo Padre Tardif che era uno che faceva le guarigioni, pregavo moltissimo, mi affidavo a Dio. 

Avevo anche il problema di riuscire ad affidarmi completamente a Dio perché lei capisce che affidarsi a Dio…. se lei riesce ad affidarsi a Dio ha superato tutti i suoi problemi, però non è mica facile, è difficilissimo. Quindi avevo questo continuo percorso da fare, di riuscire ad affidarmi però uno non riesce ad affidarsi e cerca di gestirsi le sue cose, capisce? 

È tutto un equilibrio difficile e poi magari non riesco neanche a raccontare bene. Quindi per me la religione è stata un grossissimo aiuto perché quando non c’è più nessuno, c’è sempre Dio. Dio è l’amore, è la misericordia e quindi… però rimane sempre quella paura anche se mi sono sentita aiutata da Dio nei vari percorsi della mia vita e anche nelle mie paure. 

Sono stata aiutata da tante persone dalle mie amiche, sono stata aiutata da lei, ho avuto un grande aiuto, ma ho sentito anche proprio l’aiuto di Dio, anche nelle mie paure. 

Non so se sono cose sciocche quelle che le racconto ma in un certo periodo ho avuto paura del purgatorio, magari lo dico a lei che non è religiosa e le viene anche da ridere, però avevo anche questa paura qui. L’ho detta anche al prete ma non ha saputo dirmi niente, e anche qui avevo questa paura ma guardi come Dio ci conduce in tutti i passi, mi sono sentita condurre in tutti i passi della mia vita. Avevo questa paura, bene, era prima di Ferragosto, sono andata a prendere il pane lontano perché c’erano chiusi tutti i negozi, ho fatto due passi in più e sono andato nella chiesa di S. Nazaro e vedo un grosso cartellone davanti che diceva che per l’Assunta c’era l’indulgenza plenaria. 

Manco l’avessi fatto apposta: ero tormentata in quel periodo lì, l’indulgenza plenaria mi ha risolto il problema. L’indulgenza plenaria secondo la Chiesa, poi ci credo, è la misericordia divina che chiedi e ti vieni incontro. 

Sono stata e mi sono sentita guidata in varie occasioni che adesso non ricordo ma ho sempre sentito la presenza di Dio e della Madonna. Facevo sempre una preghiera alla madonna di Guadalupe, sempre quella, perché mi sembrava andasse bene per il mio caso. 

Cercavo su dei libretti perché anch’io non sapevo bene. Ho sempre sentito comunque questo appoggio. Certe volte quando sto molto male non lo sento più allora dico: "Non ce la faccio più, pensaci tu" e poi si vedrà, perché certe volte mi sembra di soccombere però dopo non so in che modo più o meno io emergo. 

Quindi ci sono state tutte queste componenti, queste grosse battaglie ma anche tutti questi grossi aiuti che ho avuto. 

Adesso le dico la mia esperienza di persona religiosa, un altro che non è religioso ha un’esperienza diversa, sono così per me è stata questa l’esperienza. 

Certe volte mi dico: "ma se come dicono i medici, il signore ha fatto il miracolo, ma non poteva farmi stare bene del tutto?" perché è vero adesso sto un po’ meglio ma di sofferenza ne ho portata tanta. 

La sofferenza e la gioia

Guardando indietro posso dire che ho sofferto tantissimo e di più dopo, dopo tutte le radioterapie, tanto, si ricorda la storia della melatonina? Si ricorda? Lì, credevo di morire lì ho guardato la morte proprio in faccia. Però sa che cosa ho sempre avuto? Ecco la disperazione mai, fino ad ora, perché domani non lo so, ma la disperazione mai, tanta pazienza e tanta accettazione queste sono cose che penso di avere avuto. Certi ne avranno anche più di me, sono stata fortunata perché dopo tutto sono stata male però non mi è più tornato fuori il male, sembrava, ma non era vero, invece ci sono persone che fanno 3 o 4 chemio, io dico che ho avuto pazienza ma sono stata anche fortunata insomma, però di sofferenza mi sembra di averne portata ma mi sembra di aver avuto, non dico serenità ma sopportazione quella sì.

Quando facevo la chemio ricordo di avere provato anche dei grossi momenti di gioia, non mi ricordo bene per che cosa ma mi dicevo: "Come è possibile avere questa gioia, in questo momento di sofferenza?"; mi è rimasta questa sensazione. Ho questa percezione di questi spazi, di questi intervalli, di questi momenti nonostante tutto di gioia.

La guarigione

Comunque, quando sono andata all’ultima scintigrafia, io chiedo sempre, ho detto alla dottoressa "Senta per cortesia, mi guardi la scintigrafia perché ho delle metastasi alle costole, guardi un attimo" e questa la guarda e dice "Non ci sono metastasi, è impossibile che lei abbia avuto metastasi, perché se ci sono non scompaiono" allora ha chiamato il medico che l’ha guardata e ha detto "No, non ci sono più metastasi" però mi ha detto: "Aspetti che faccio un esame più approfondito" poi quando sono andata a prendere il referto ho letto una cosa che non capivo, allora ho mandato a chiamare il medico perché non mi era più chiaro e lui mi ha detto: "Non riusciamo a spiegarcelo neppure noi ma non c’è più niente" questa è stata una grossa gioia, ho vissuto anche delle gioie. 

Alla fine al dott. M. ho detto: "Sarà contento anche lei, ho la scintigrafia negativa" e lui mi ha detto "Contento? Stupito, in barba a quelli che….. ma lasciamo perdere". Dopo questa frase qui sono andata a cercare e ho scoperto che il dott. M. aveva fatto dei consulti e tutti gli avevano detto di non fare la chemio perché era inutile. 

Poi quando sono andata dal radioterapista con la scintigrafia giusta, lui mi ha fatto tutta una visita, c’era anche la mia amica, quella atea, lui mi ha detto "Ha pregato qualcuno che deve diventare beato?" mi ha detto: "Guardi che il suo caso può essere usato per un processo di beatificazione". 

Non sapevo la gravità del mio male fino a questo punto, quindi quando ho sentito un Professorone che mi diceva così….. la mia amica, che è proprio atea, gli ha detto "Ma non è spiegabile scientificamente?" lui le ha detto "No, scientificamente non è spiegabile". 

Non avevo la consapevolezza di essere così grave, sapevo di essere grave ma non così tanto. Adesso quando sento che i medici mi vengono a dire cose così, resto un po’ stupita. Secondo me uno non può sapere di non potercela fare più, perché la speranza per me è stata una grossa molla. 
 

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