Michele

Un’operazione che ha provocato un senso di solitudine
Il Signor Michele ha sessantacinque anni ed è colostomizzato da soli sette mesi.
Sarà perché la "ferita" così recente è ancora aperta, di fatto Michele considera quest’ultima operazione più invalidante delle precedenti subite al cuore per tre by-pass. E non a caso è proprio da ora che si sente invecchiato e con qualche "intoppo in più".
Il motivo per cui Michiele ritiene che la colostomia sia più invalidante è, a sua detta, attribuibile principalmente a due fattori. Il primo si riferisce al significato simbolico legato alla localizzazione della malattia e alla radicale modificazione di un’importante funzione corporea (cosa che non si è verificata con il by-pass cardiaco che ha sostituito "un pezzo guasto").
La seconda è riconducibile a quel senso di solitudine e di sconforto che ha provato sia prima di essere operato che durante la degenza in ospedale e nei mesi successivi.
Ricorda, infatti, che il primo intervento è stato seguito, in ospedale, da una serie di incontri tra pazienti prima delle dimissioni; incontri questi finalizzati alla ginnastica respiratoria e riabilitativa che gli sono risultati di grande aiuto, non solo sul piano tecnico, ma anche per gli aspetti relazionali e per l’alto contenuto umano.
La colostomia, invece, non è stata adeguatamente accompagnata, in ospedale, da quelle informazioni indispensabili per la sua gestione e ha lasciato Michele nella solitudine della non conoscenza. 
Tutto ciò ha comportato inevitabili difficoltà e resistenze, il più delle volte riconducibili al brusco e minaccioso impatto del tumore e alla scarsa dimestichezza con un problema nuovo.
Malgrado qualche tentativo per evitare la deviazione fosse stato fatto prima dell’intervento, attraverso cicli di radio e chemioterapie, il risultato atteso non fu raggiunto e, durante l’operazione, i chirurghi decisero cosa fosse meglio per lui.
Dal momento che purtroppo il tumore del retto sembrava piuttosto radicato, venne confezionata una stomia per il colon. Michele era stato preparato a questa evenienza, anche se, in cuor suo, aveva conservato fino all’ultimo, la speranza che l’intervento potesse essere meno demolitivo.
Le prime difficoltà furono superate con l’aiuto di un’enterostomista che, privatamente e a domicilio, lo seguì per il sopraggiunto problema di un ascesso perineale. E fu proprio grazie a questo ascesso che Michele ebbe l’opportunità di fare un incontro che, ancora oggi, ricorda come un evento importante. Dall’enterostomista acquisì tecniche, conoscenze, informazioni sulla stomia, sulla gestione del sacchetto e soprattutto il valore di un appoggio morale in un momento difficile della sua vita. 
Dal momento dell’operazione e per i cinque mesi successivi le sue energie fisiche e mentali furono impegnate nella cura dell’ascesso e dei sintomi ad esso correlati, al punto da dimenticarsi del vero handicap che lo avrebbe accompagnato per sempre. Solo più tardi si trovò a fare i conti con la convivenza con "questo corpo estraneo un po’ disgustoso, date le sue funzioni". 
Oggi, che la sua operazione è stata accettata, Michele ha ripreso le sue attività professionali e sportive e, complessivamente, non si sente escluso da nulla. Dopo avere individuato il sacchetto più idoneo a lui e dopo avere adottato la tecnica dell’irrigazione che gli dà maggiore fiducia sulle possibilità di controllare il suo intestino, ora Michele si sente più sicuro e sereno.
Ritiene di avere raggiunto questo obbiettivo grazie alle conoscenze acquisite attraverso l’esperienza personale, l’aiuto dell’enterostomista e l’appoggio morale offertogli dalla presenza tranquilla e rassicurante della moglie.

La nascita della nipotina
La stomia pare non avere cambiato molto della sua vita (Michele continua a lavorare prestando consulenze come ingegnere); ciò che piuttosto l’ha cambiato è stata la nascita della nipotina avvenuta mentre lui si trovava in ospedale per effettuare un ciclo di chemioterapia.
Pensiamo che questo episodio meriti di essere ricordato perché ci induce a riflettere sul significato, non sempre comprensibile, degli eventi della vita.
Può capitare, ma così non è successo a Michele, che un episodio drammatico impedisca di vedere quello che di positivo c’è intorno a noi. Al contrario, e di frequente tra i nostri intervistati, succede invece che l’aspetto negativo che in un dato momento domina la nostra vita, ci aiuti ad affrontare con maggiore serenità ed equilibrio d’animo gli ostacoli e, persino, ad intravvedere in quelli, degli strumenti per migliorare noi stessi. In questo senso, ci pare significativo e di gran valore umano che Michele abbia attribuito una giusta importanza alla nascita della nipotina in un momento in cui la sua vita era fortemente provata dalla malattia. 

Cosa direbbe ad una persona operata da poco?
"Gli direi che è possibile riprendere, entro certi limiti, la vita di prima. Certo, occorre avere molta pazienza per imparare a gestirsi nuovamente la giornata. Tuttavia, con l’aiuto di altri e rendendosi disponibili ad offrire le nostre personali esperienze a chi si trova in difficoltà, si può continuare a vivere sentendosi sereni e anche utili".
 

Questo colloquio è stato estratto dal volume: ilcorpoestraneo,wesakeditions.Per gentile concessione dell'Editore.