Il ragnetto

Sono Graziella ed ho 50 anni; 17 anni fa il cancro mi è esploso dentro sconvolgendo la mia vita, turbando la mia anima. Quegli 8 millimetri di ragnetto, così lo chiamavo io, che si annidava nel mio seno ha avuto la capacità di scombussolare la mia vita, ha avuto l’abilità anche di trasformare la mia incredulità e paura iniziale, in consapevolezza di essere io più grande di lui e avere la certezza di poterlo combattere prima e abbatterlo dopo. Le difficoltà sono state tante, i dubbi mi perseguitavano giorno e notte, non sapevo niente di quello che sarebbe successo, come e per quanto tempo.

Si, quanto tempo avevo? Ce ne avevo? Cosa fare? Chiudere gli occhi o affrontare il male e combatterlo? La seconda ipotesi mi è sembrata la più giusta per il mio carattere.

Il mio corpo di donna era stato colpito nel suo punto più bello, più significativo, direi quasi più importante, ma dovevo farmene una ragione, anzi, a quel punto ho deciso che sarebbe diventata la mia forza. Quel mostriciattolo aveva avuto la capacità di riempirmi di rabbia, di una rabbia tale da sentirmi capace di affrontare, ed essere certa di superare, quel momento pieno di angosce e di paure dandomi speranza anziché disperazione. Combattevo nella speranza di stare bene perché lo dovevo a mia figlia Francesca; io, la sua mamma, non poteva essere abbattuta da un piccolo ragnetto. Lei doveva poter godere della mia presenza e del mio amore per tanto, tantissimo tempo. Sì, non avevo più il mio bel seno, "fa niente ", mi dicevo, "ho begli occhi ", e dal mio viso doveva nascere la forza. L’espressione di rabbia ha ceduto il posto alla forza del sorriso, dell’allegria, e alla consapevolezza che l’amore, la gioia di vivere, ci aiuta a superare i momenti più bui. Anche quando dopo sette anni ho dovuto subire l’isterectomia totale. Anche allora la RABBIA mi ha aiutata. Per la seconda volta era stata minata nell’altro punto più femminile che una donna possa avere. A quel punto mi sentivo annientata e quasi vinta dal male. Ed ancora dubbi, paure. Avrei avuto ancora l’amore di mio marito? Lui, mi avrebbe accettata con quelle due grandi cicatrici? Avrei goduto ancora delle sue attenzioni? E per quanto tempo? Ed ecco lì la RABBIA intrisa di speranza che non mi faceva vedere il momento, ma guardavo lontano, pensavo al dopo, pensavo a quando potevo andare al mare per mettermi il costume da bagno.

La sera ringraziavo il Signore che anche quel giorno era trascorso ed ero certa che il giorno successivo sarebbe stato migliore. Perché mai, un dolore sarebbe stato tanto grande quanto quello datomi dal ragnetto, quel mostriciattolo che mi aveva straziato il corpo e l’anima. 

Questo racconto è stato raccolto da: Associazione Salentina per la Lotta contro il Cancro

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