Gli scherzi di Mario

Mi sono messo a scrivere su un treno che mi porterà a Torino. Per una strana coincidenza, Mario si troverà nelle vicinanze di Pancio un suo simile. Veramente nella nostra famiglia siamo in tre ad aver dovuto assumere, in un momento della nostra vita, una “paternità” obbligatoria. La terza di noi è molto piccola, è nata il 29 ottobre dello scorso anno. Pochi giorni dopo la sua nascita, Martina, ha dovuto subire “Lumignola”.  

Ho provato molta tenerezza quando, a dicembre, ho conosciuto Martina Luz che in italiano significa Luce. Mi hanno raccontato i miei parenti che alla piccola, di soli 2 chili e 7 etti, veniva messo un sacchetto da adulto che le copriva due terzi del suo minuto corpicino. Speriamo che in tempi brevi Martina possa dimenticare “Lumignola” e diventi una insignificante cicatrice.

Ma torniamo a Pancio (uno dei modi per chiamare i Franciscos nei paesi latinoamericani). Carlos Francisco, sposato con mia nipote Silvia, ha dovuto farsi carico di Pancio solo di recente, all’età di 50 anni come me.

Io non avevo mai avuto nessuna esperienza di “paternità” e mio nipote non aveva mai avuto “figli” maschi. Pancio era il suo primo “figlio” maschio che si aggiungeva alle sue tre femmine, due delle quali frequentano già l’università. Mi sembra che Pancio non si sia ancora integrato appieno nella vita familiare. La moglie e le figlie di Carlos, nel loro intimo, cercano, in modo affettuoso di fare finta di niente quando Pancio ne combina qualcuna delle sue… Credo che proporrò a questa famiglia, in qualità di “zione” con più esperienza (Mario è comparso nella mia vita nel 1999), di accogliere Pancio ed accettare i suoi scherzi ed ancora di più di festeggiarli!

Ho vissuto questa esperienza durante il mio ultimo viaggio in Sudamerica. Da quel momento, i miei familiari durante i nostri contatti telefonici mi dimostrano interesse per Mario, personaggio impertinente,  e si divertono con i suoi scherzi anche se questi possono essere terribili per me. Con me loro condividono la parte divertente.

Io non avevo nessuna esperienza di “paternità” ed ero già vicino alla vecchiaia quando è comparso il Mario. Già dai primi giorni è stato totalmente indipendente da me, motivo per il quale, in base alla definizione di persona, era una entità a sé. Dall’altro totalmente incontrollabile.

Quando ho preso coscienza delle sue caratteristiche, non del tutto piacevoli, mi sono detto: “è come un figlio adolescente pronto ad alzare la voce in ogni momento, non guardando in faccia nessuno”. Anzi, tanto più queste persone erano importanti quanto più Mario era disposto a farmi brutti scherzi.  

Ricordo il saluto fatto da Mario ad ognuno dei miei superiori di allora quando sono ritornato in ufficio; in realtà Mario si permetteva atteggiamenti che io avrei voluto avere nei loro confronti senza avere né il coraggio né la faccia di tolla di questo mio “figlio”.

Avevo parlato a mio nipote Juan delle mie perplessità e dei miei timori riguardo alla mia nuova “paternità” e lui mi aveva incoraggiato definendo Mario il mio “figlio ribelle”. Con mio nipote Juan ci siamo divertiti molto quando Mario interrompeva le nostre conversazioni ed eravamo costretti a renderlo necessariamente partecipe. Juan un giorno mi ha detto: “ dei miei trenta cugini, quello che mi è più difficile da capire è proprio Mario”. E con questa frase Juan riconosceva ufficialmente a Mario un posto nella mia grande famiglia.

Se posso descrivere qualche sua caratteristica direi che la principale è quella di essere poco affidabile. Un esempio: visto che non gli piace lavorare, se porto con me qualcosa di pesante, lui si vendica e non in quel momento preciso, ma qualche minuto dopo, è lui che lo decide.

Ricorderò quel mattino quando stavo trasportando pesanti libri verso il mio ufficio, Mario era stato a bocca chiusa per tutto il tragitto sul tram, per poi, invece, farsi sentire sull’ascensore che io condividevo soltanto con un impiegato di una banca svizzera.

Tante volta ho dovuto  pulire con santa pazienza, oppure direi con la gioia di un “padre”, le conseguenze delle sue azioni contrarie a quelle che io avrei preferito. Posso assicurare che non mi sono mai depresso e lo sforzo di pulire è sempre stato accompagnato da serenità d’animo e generosa tolleranza.

Con lui parlo per le strade della mia città ed ogni tanto gli faccio delle coccole. Abitando da solo credo che sia senz’altro bizzarro per John, mio vicino di casa, sentire i miei urli minacciosi: “Ma..riò!!”,  ogni volta che lui si fa sentire. Se sono impegnato o concentrato su altre cose allora sono più moderato e mi ritrovo a dire a voce bassa: “Mario non rompere!.”

A volte, cerco di fargli capire che la sua posizione in avanti, contraria a quella dei suoi simili, lo può stimolare a guardare il futuro con ottimismo ma, allo stesso tempo, lo invito ad essere un po' più umile ricordandogli che il fatto di stare più in alto degli altri non deve farlo sentire superiore.

Qualche volta ho pensato che “da grande” avrebbe potuto studiare Relazioni Pubbliche ed è stata precisamente quella mattina durante la quale mi ha anticipato nel saluto ad un funzionario di una Camera di Commercio. Era una bella donna e quindi il Mario forse voleva soltanto mostrarsi un vero gentleman.  

Nell’ultima estate ho avuto grossi problemi di salute e per questo ho dovuto pensare a chi lasciare il mio minuscolo appartamento sudamericano. Mi faceva sentire molto male il non poter  riconoscere Mario come il mio legittimo “erede” naturale e soprattutto, non avevo la forza per fargli capire che se morivo io, necessariamente, lui sarebbe stato il mio compagno di sventura.

E’ curioso... mi è sempre piaciuto scoprire coincidenze imprevedibili nella mia vita. Più di vent’anni fa pensavo di utilizzare uno pseudonimo  per un mio scritto ed avevo scelto Mario Tomás, abbinando il mio secondo nome al cognome di mia madre. 
E’ proprio curioso che oggi io decida di dedicare lo scritto di questo mio viaggio proprio a Mario Stoma, mio “figlio”.

Forse qualche psichiatra troverà in queste righe elementi di chiara connotazione schizofrenica, non mi preoccupa. Per il momento questo è il mio modo di apprezzare l’amicizia “permanente” con qualcuno che avrebbe potuto rovinare il resto della mia esistenza. In realtà è risultata una gradevole compagnia.

Qualche mese fa Mariella che da 25 anni è al servizio degli stomizzati, nell’abituale visita di controllo all’AISTOM (Associazione degli stomizzati) mi ha detto  “Ha notato con quanto amore  Lei parla del suo stoma?”  L’ho ringraziata per il suo complimento, così come per la sua offerta di aiutare gli altri  in situazioni simili alla mia. Mi piacerebbe eccome!! scambiare pensieri ed emozioni con altre persone e non soltanto con i giovanissimi che sono più portati all’ottimismo, ma anche con gli adulti. Comunque solo quelli in grado di  condividere il mio humor  o, con altre parole, il mio modo pazzo di guardare la vita.

Abbiamo già oltrepassato la stazione di Vercelli e non voglio pensare agli scherzi che ci potranno combinare Mario e Pancio, quando saranno insieme, al momento del mio prossimo incontro con Carlos Francisco a Torino.

Avrete notato che ogni tanto mi scappa il Mario. Penso che l’utilizzo dell’articolo sottolinei di più il suo carattere audace ed imprevedibile!!

Laura mi stimola a fare conoscere ad altri questa mia “pazzia”. Lo faccio volentieri, contento di poter essere utile e di propormi per eventuali nuove amicizie vicine o lontane con “genitori” che nella mia stessa condizione devono affrontare una nuova realtà e che magari non si sentono ancora pronti per farlo. 

Rispondo con grande piacere all’offerta di Laura ed a questo sforzo dedicherò questa luminosa mattina invernale piena di sole. Darà i suoi frutti.

Roberto Mario Armelin.
(potete scrivermi a: roarmeli@hotmail.com)

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