Vivevo e vivo da sola, è più giusto che aiutiate le donne che hanno marito e figli piuttosto che quelle come me

Si presenta all'appuntamento con un'espressione visibilmente contrariata. E' una donna magra, alta, con il viso segnato. Gli occhi sono tristi e tutto il suo corpo comunica una sensazione di disagio. Risponde a monosillabi. Dalla cartella clinica so che aveva 50 anni quando nel 1981 era stata operata di quadrantectomia e che lavorava come impiegata. I controlli medici successivi non riferiscono nessun problema di linfedema. 
"Vivo da sola e faccio molta fatica a parlare di ciò che mi è successo, sbotta dopo qualche minuto di silenzio".
Ha gli occhi pieni di lacrime ed ho l'impressione che possa iniziare a piangere da un momento all'altro. Invece deglutisce, si irrigidisce ancora di più e sta in silenzio. 
Perché ha accettato la richiesta di questo colloquio? - le chiedo - "L'ultima volta ho saltato, per problemi familiari, la visita di controllo e dovevo fissare un altro appuntamento. Ho pensato che potevo farli entrambi" - mi risponde tenendo sempre gli occhi bassi.
Le comunico che posso capire la sua difficoltà e che se non se la sente non è fondamentale che racconti che cosa era successo dopo l'intervento e in tutti questi anni. Ho l'impressione che abbia accettato anche per un senso di dovere nei confronti dell'Istituto. Nonostante l'evidente disagio e, forse, l’utilità di un colloquio non insisto. Probabilmente la necessità di un incontro sarebbe stata utile tanto tempo fa. Le comunico che possiamo salutarci.
"Vivevo e vivo da sola, è più giusto che aiutiate le donne che hanno marito e figli piuttosto che quelle come me" - mi dice fermandosi un attimo sulla porta. Se ne va camminando stancamente vicino al muro. 

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